Dante Alighieri, il sommo poeta della letteratura italiana, nella sua “Divina Commedia” ha realizzato una summa di tutta la cultura medievale precedente e a lui contemporanea.

Nei vari canti del poema ricorrono incessanti riferimenti alla letteratura cortese, francoprovenzale e occitanica. La cultura smisurata del poeta fiorentino si era infatti avidamente nutrita delle letture dei romanzi del ciclo arturiano, delle chansons de geste e dei versi dei trovatori.
1. Il corno di Orlando nel canto XXXI
“ma io senti’ sonare un alto corno,
(…)Dopo la dolorosa rotta, quando
Carlo Magno perdé la santa gesta,
non sonò sì terribilmente Orlando”
Nel canto XXXI dell’Inferno Dante in un’atmosfera solenne, in netto contrasto con il tono comico e basso del canto precedente, descrive il pozzo dei giganti. Questi si stagliano monumentali simili a imponenti torri di una cinta muraria. Esempi emblematici della superbia che sfida la divinità, in essi si concentrano richiami tanto dalla tradizione classica, incarnati nelle figure di Efialte, Briareo e Anteo, quanto da quella biblica che trova massimo riscontro in Nembrot. Quest’ultimo è infatti il celebre ideatore della torre di Babele, supremo atto di sfida contro Dio e origine della confusione linguistica. È proprio lui che fa risuonare nelle tenebre un “alto corno” che cattura l’attenzione del poeta. Emette un suono talmente forte da superare quello emanato da Orlando quando, in punto di morte, soffiò nel suo olifante nel disperato tentativo di chiamare i rinforzi nella rotta di Roncisvalle. L’episodio qui citato è presente nella “Chanson de Roland”, un poema epico in antico francese dell’XI secolo, in cui sono cantate le gesta eroiche di Carlo Magno e dei suoi paladini. Di particolare rilievo è proprio la riportata sconfitta del 778 della retroguardia cristiana, tradita da Gano, che viene massacrata dall’esercito pagano.

2. Il canto XXXII ci parla di Mordred
“non quelli a cui fu rotto il petto e l’ombra
con esso un colpo per la man d’Artù”
È di Mordred che si parla in questi versi (61-62), tratti dal canto XXXII dell’Inferno, personaggio presente nella letteratura del ciclo arturiano. Viene collocato nella Caina, ospitante i traditori dei parenti, immersi nel ghiaccio del lago di Cocito con solo la testa libera ma rivolta verso il basso. Viene nominato da Camicione de’ Pazzi il quale parlando dei conti di Mangona afferma che nessuno più di loro ha meritato quella pena, nemmeno Mordred appunto. Di lui raccontano diverse opere dalla “Historia Regum Britanniae” di Goffredo di Monmouth alla “Mort Artu”. Nei versi danteschi si fa riferimento allo scontro che avviene tra re Artù e Mordred nella battaglia di Camlann, nel quale si sarebbero uccisi a vicenda secondo le varie fonti. Sono diverse le versioni riguardo il grado di parentela intercorrente fra i due, per alcuni testi sarebbero infatti zio e nipote, per altri addirittura padre e figlio. In ogni caso Artù avventandosi contro Mordred lo avrebbe trafitto con la propria lancia, creando una spaccatura nell’armatura e una ferita ampia a tal punto che un raggio l’avrebbe trapassata creando così l’effetto di un’ombra non uniforme sul terreno.
3. Il trovatore Arnaut Daniel nel canto XXVI del Purgatorio
“«O frate», disse, «questi ch’io ti cerno
col dito», e additò un spirto innanzi,
«fu miglior fabbro del parlar materno(…)El cominciò liberamente a dire:
«Tan m’abellis vostre cortes deman,
qu’ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan”
Nel canto XXVI del Purgatorio Dante rende omaggio ad Arnaut Daniel definendolo “miglior fabbro del parlar materno” che in “Versi d’amore e prose di romanzi soverchiò tutti“. Il canto è ambientato nella VII cornice, quella dei lussuriosi che si trovano avvolti dalle fiamme. Qui è Guido Guinizzelli, padre del Dolce Stil Novo, ad indicare al poeta della Commedia il rinomato Arnaut, trovatore francese di lingua occitanica. Qui Dante sembra ricredersi rispetto a quanto aveva affermato nel “De Vulgari Eloquentia” dove addita Giraut de Bornelh quale massimo esempio del comporre trobadorico. Tuttavia è necessario constatare che quando Arnaut prende parola si esprime con i versi di un altro trovatore ovvero Folchetto di Marsiglia. Quest’ultimo, dapprima poeta provenzale, si era fatto monaco cistercense divenendo infine vescovo di Tolosa. Tramite questo ingegnoso gioco di corrispondenze Dante trova il modo di comunicare quale sia la sua vera preferenza e quale sia la figura nella quale si identifica. Arnaut è definito “migliore” da Guinizzelli ma Dante, citando Folchetto, rende evidente che a suo avviso questo sia il vero esempio di eccellenza. Infatti come Dante ha saputo redimersi dalla tendenza al cantare dell’amore in modo troppo terreno superando così il suo predecessore Guinizzelli, non a caso collocato fra i lussuriosi, così Folchetto, immagine speculare, ha sopravanzato Arnaut in virtù della sua conversione e scelta di vita religiosa.