RIVALITÀ TRA COLLEGHI: LA STORIA CI RACCONTA TUTTE LE INESATTEZZE DEL FILM “AMADEUS”

Seduti davanti al televisore, la visione del film “Amadeus” doveva essere solo una semplice versione della vita del famoso compositore. Come mai, invece, sembra la versione di corte del film “Civil War”?

Mozart (Tom Hulce) in una scena del film

Film sul personalità storiche famose non sono rari nel mondo di Hollywood. Altri titoli come “Io e Beethoven” o “Chopin amore mio” raccontano straordinarie versioni della vita di questi geni. “Amadeus” non fa eccezione, proponendo al pubblico i retroscena, a tratti non così edificanti, della formazione personale e lavorativa di uno dei più grandi musicisti della storia.

WOLFGANG AMADEUS MOZART

Wolfgang Amadeus Mozart nacque a Salisburgo il 27 gennaio 1756. Si occupò della sua istruzione musicale il padre Leopold, che insegnò a lui e alla sorella Maria Anna a suonare il clavicembalo. Per il padre fu immediatamente chiaro il suo incommensurabile talento, spingendo l’uomo a portare il piccolo Amadeus in giro per l’Austria, così da dargli un nome e una fama. Le ambizioni del padre erano giustificatissime. Mozart si dimostrò in grado, a soli quattro anni, di suonare il clavicembalo, a cinque di comporne brevi pezzi. Aveva una memoria straordinaria, in grado di riprodurre intere composizioni  dopo un solo ascolto e inoltre possedeva un orecchio assoluto (riusciva quindi a riconoscere le frequenze dei suoni). Fu durante uno dei suoi viaggi che riuscì a suonare per gli imperatori a Monaco. Era il 1762, aveva a malapena sei anni. Dopo quest’esperienza Mozart ebbe modo di girare nuovamente l’Europa, fino a trasferirsi a Londra, dove arricchì ulteriormente le sue abilità. Il suo itinerario, che toccò luoghi come l’Olanda, il Belgio, la Francia e la Baviera si concluse in Italia, dove Mozart arrivò nel 1768, lasciandola tre anni dopo. Tornò a Salisburgo, dove dovette iniziare a fare i conti con i gusti della corte di quell’epoca, frivola e inutilmente galante. Dopo alcune sfortunate esperienze a Parigi e la morte della madre, Mozart si trasferì a Vienna dove sposò Costanza Weber, sorella di una vecchia fiamma. Iniziò così, alla corte di Giuseppe II, il suo massimo periodo di splendore. Compose nel 1786 “Le Nozze di Figaro”, un immenso successo, poi mise in scena per la prima volta l’anno dopo il “Don Giovanni”. Nonostante le offerte da altre corti europee preferì rimanere con Giuseppe II, che gli commissionò l’opera “Così fan tutte”. Visto che il nuovo imperatore Leopoldo II non aveva alcun interesse per il lavoro di Mozart, il compositore si dedicò al lavoro privato, componendo, nel 1791, le sue ultime opere. Il “Requiem” rimase incompleto, in quanto Mozart morì quello stesso anno, in circostanze ancora non chiare, venendo poi seppellito in una fossa comune.

Il piccolo Wolfgang

“AMADEUS”

Manca un piccolo particolare nella biografia di Mozart. Parliamo di Antonio Salieri, che invece nel film “Amadeus” del 1984 è protagonista tanto quanto il compositore. Nella pellicola, diretta da Miloš Forman, Antonio Salieri, musicista italiano, viene interpretato da F. Murray Abraham, performance, questa, che gli valse un Oscar. Il film in verità di Oscar ne vinse addirittura otto, alla regia, come miglior film, alla scenografia, alla sceneggiatura, al trucco, ai costumi e al sonoro. La pellicola è ambientata nel 1823, quando un vecchio vaneggiante Salieri tenta il suicidio, invocando il perdono di Mozart. Ricoverato in manicomio, riceve la visita di un sacerdote, che si prende l’onere di confessarlo. Salieri inizia così il racconto della sua esperienza al palazzo di Giuseppe II.  La sua vita sembrava andare benissimo a quel tempo, facendosi largo tra le fila della corte, quando arrivò il giovane Amadeus a rompergli le uova nel paniere. Mozart è volgare, frivolo, sciocco, svampito e non ha peli sulla lingua, eppure attira sempre più l’attenzione della corte e produce opere di grande bellezza. Per Salieri è impossibile che un uomo dalla risata così oscena (celebre nella versione di Tom Hulce) possa metterlo in ombra. Il film continua a descrivere una libera versione della vita di Mozart, mentre Salieri si sforza inutilmente di eguagliarlo. È durante la messa in scena del Don Giovanni che a Salieri viene in mente il piano perfetto per sbarazzarsi del problema. Vuole, infatti, commissionargli una messa da Requiem ( di cui poi avrebbe preso il merito) per poi ucciderlo. Mozart, depresso per la morte del padre (a cui aveva dedicato il Don Giovanni, accostando il personaggio con la figura ingombrante di Leopold), accetta. Nel frattempo la salute del compositore peggiora a causa del lavoro, finché non ha un mancamento in teatro, venendo portato a casa da Salieri, a cui Mozart chiede aiuto per finire il Requiem. Mentre Salieri fa lo scribacchino, Mozart detta a memoria l’intera opera, sentendola nella sua testa e replicandola davanti allo sbigottimento del compositore italiano, il quale non può far altro che riconoscere la sua evidente inferiorità. Salieri ritiene questa una punizione del signore, che portando via un tale genio, ha oscurato definitivamente la sua figura. Tornato al presente, il film si chiude con Salieri che si autoproclama santo patrono dei mediocri.

LE INCONGRUENZE DEL FILM

La pellicola non è originale ed è tratta a sua volta dall’omonima opera teatrale “Amadeus” del 1979, di P. Shaffer. Qui e nel film la figura di Mozart viene rivista in maniera quasi drastica, ridimensionata e universalmente accettata anche adesso. Pare che però Mozart fosse tutt’altro che il frivolo pazzerello interpretato da Tom Hulce. Anzi, Mozart aveva un grande intelletto, era calmo, gentile e di animo buono. Non è neanche vero che il compositore fosse stato eliminato da Salieri col veleno. Mozart era sempre stato di salute cagionevole, e molto probabilmente morì per un forma gravissima di febbre. Soffriva di anemia, di depressione e pare che sul finire della sua carriera, quando la sua fama cominciò a scemare, avesse un serio problema di alcolismo. In “Amadeus” questo viene descritto benissimo, in quanto sono poche le scene nel secondo atto in cui Mozart non sta bevendo o non è ubriaco. Questo particolare scandisce perfettamente i due lati del genio, che all’inizio del film, famoso e ubriaco, è solo più interessante al pubblico, mentre alla fine, povero, dimenticato e sbronzo, risulta solo la sgradevole ombra di un uomo.  L’incongruenza più grande di questo film, però, è un’altra. La trama poggia sulla una delle più grandi bugie mai raccontate. Tra Salieri e Mozart non vi era inimicizia, né invidia. Innanzitutto nel film tra i due colleghi corrono almeno quindici anni di differenza, mentre Salieri aveva appena sei anni in più del compositore. La diceria secondo cui Salieri, mascherato, fa visita a Mozart per commissionargli la messa da Requiem è una fandonia, messa in giro dal drammaturgo Aleksandr Sergeevič Puškin, che ci scrisse sopra un’opera. Effettivamente Mozart ricevette davvero una visita di un uomo misterioso che gli commissionò il Requiem, e che effettivamente voleva ucciderlo per prendersene il merito, ma non era Salieri. Anzi, come descritto nel film, Salieri se la passava benissimo a Vienna e l’arrivo di Mozart non arrecò alcun cambiamento significativo alla sua vita. Che fosse un espediente facile, quello dell’inimicizia fra colleghi, per dare una spiegazione alla morte prematura di un genio?

 

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