A chi va il merito della scoperta dell’Antartide? Una questione ancora irrisolta

Chi fu il primo a scoprire l’ultimo continente sulla Terra non è dato esserne certi, vediamo i tre casi dibattuti.

Hodges William, Le isole di ghiaccio, viste da James Cook il 9 gennaio 1773.

Partite da nazioni diverse, tre spedizioni in particolare meritano d’essere ricordate. Esse rappresentano i primi tentativi di scoperta dell’Antartide, sebbene solo una ci abbia effettivamente messo piede.

La Terra Australis

L’idea della presenza di un continente nell’emisfero australe proviene dall’eredità greco-romana, secondo la quale dovesse esistere un controbilanciamento alle terre boreali già conosciute. Nulla a che vedere con esplorazioni o supposizioni empiriche, quanto piuttosto a credenze notevolmente attecchite nell’ideale comune. Il Rinascimento poi non ha di certo aiutato a far cambiare idea a quell’Europa in forte fermento culturale, i quali intellettuali, influenzati dalla riscoperta dell’antico, presero quanto si pensava per verità assoluta. Sebbene sia oggi perduta, proprio del tardo Rinascimento (1523) fa parte la prima rappresentazione dell’Antartide. Ne siamo a conoscenza grazie alla carta del 1531 di Oronzio Fineo, il quale riprendendola come fonte, afferma che la Terra Australis è stata:

«scoperta di recente ma non ancora completamente esplorata»

Col senno di poi possiamo essere alquanto sicuri della scarsa attendibilità di quanto detto. D’altronde non era raro all’epoca seguire le credenze popolari e riproporle in forme di isole o continenti immaginari. Quel che si faceva era di seguire quella “cartografia dei desideri” che voleva la presenza di nuove terre da esplorare (depredare), in modo da spingere sempre più verso la conquista dell’ignoto. 

Jacques de Vaux, Polo antartico, BNF Manuscrits, Fr. 150 fol. 27v.

Il secondo viaggio di James Cook

Il mito di una sconosciuta e inesplorata Terra Australis continuò per tutta l’età moderna, tanto che James Cook, uno dei più grandi navigatori europei, venne incaricato di cercarla. Compiuto tra 1772-1775, fu questo il suo secondo viaggio intorno al globo, portato a termine grazie alle conoscenze acquisite durante la spedizione precedente. Infatti aveva già tracciato le coste di Australia e Nuova Zelanda, arrivando alla conclusione che se dovesse davvero esistere un continente al Polo, questo dovesse essere molto più a Sud di quanto allora ci si fosse spinti. 

Cook fu il primo a spingersi oltre il circolo polare antartico il 17 gennaio 1773, iniziando a perlustrare i mari del Sud al di sotto della Nuova Zelanda. Il clima impervio rese difficoltosa la spedizione, tanto che le navi furono costrette a dividersi prima di entrare nel vivo dell’esplorazione. A continuare il viaggio fu solo la nave del capitano, che in data 30 gennaio raggiunse latitudine 71° 10′ sud e longitudine 106° 54′ ovest. Magari questi numeri non possono dirci niente a primo impatto, ma rappresenta il punto più a sud mai raggiunto dall’uomo fino a quel momento. La difficoltà di navigazione di quei mari impossibilitò la continuazione del viaggio, i ghiacci bloccarono così la potenziale scoperta di un nuovo continente. La spedizione inglese, infatti, arrivò a soli 128 Km dalla costa antartica, lo stesso Cook dirà poi:

«E’ talmente grave il pericolo che si corre nel riconoscere una costa in questi mari gelati e sconosciuti, che io oso asserire che nessuno potrà mai penetrare più in là di quanto mi venne concesso e le terre che possono trovarsi al sud non saranno mai toccate da piede umano»

Ebbene, il continente australe rimase ignoto, ma Cook dimostrò la difficoltà di navigazione di quei mari glaciali, togliendo così dalla mente degli europei la possibilità che esista una terra fertile al Polo Sud.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Secondo_viaggio_di_James_Cook#/media/File:Cook_2.gif

La scoperta dell’Antartide

L’interesse per l’Antartide riprese mezzo secolo dopo, quando esploratori e cacciatori si spinsero oltre il circolo polare antartico per la maggiore possibilità di procacciarsi pelli di foca.

La spedizione di Fabian Gottlieb von Bellingshausen, approvata dallo Zar di Russia Alessandro I nel 1819, ebbe lo scopo di esplorare i mari del Sud. Nel settembre 1819 incontrò a Londra il presidente della Royal Society – il quale navigò insieme a Cook – che gli fornì libri e carte utili per affrontare quell’impervio viaggio glaciale. Per la prima volta dopo il 1773, il capitano russo si spinse oltre il circolo polare antartico il 26 gennaio 1820, avvicinandosi incredibilmente alla terra. Dai diari di bordo risulta che si trovasse a circa 20 miglia, una distanza che permise di vedere all’orizzonte una massa di ghiaccio. Quasi sicuramente si trattava delle propaggini del vasto continente meridionale, ma von Bellingshausen le scambiò per semplici iceberg.

La spedizione dell’inglese Edward Bransfield ebbe origine nel 1819, in seguito alla scoperta fortuita dell’arcipelago delle isole Shetland Meridionali. Raggiunte nel gennaio dell’anno seguente e prese in possesso nel nome della corona inglese, queste si trovavano a soli 120 Km dalla costa antartica. Il 30 dello stesso mese Bransfield avvistò in lontananza delle alte montagne innevate, di cui una di queste ne prende il nome. Questa volta il capitano della spedizione riconobbe di avere di fronte a sé una nuova terra, si trattava della penisola Trinity, unica propaggine dell’Antartide.

Diversa fu invece la spedizione di John Davis. Il cacciatore americano infatti, dopo aver braccato degli esemplari di otaria nelle Shetland Meridionali, si spinse ancora più a sud in cerca di nuove prede. La nave si fermò in una grande baia circondata da coste innevate, quella che poi venne chiamata in suo onore baia di Davis. Per avvicinarsi alla spiaggia, il capitano inviò in avanscoperta una lancia con un piccolo equipaggio di pochi uomini, con lo scopo di procacciarsi altre pelli di foca sulla terra ferma. Questa rappresenta la prima volta in cui l’uomo riuscì a mettere piede in quella che per secoli venne conosciuta come Terra Australis. 

Verde: la costa della principessa Martha avvistata da von Bellingshausen. Giallo: la penisola Trinity avvistata da Bransfield. Rosso: il punto di approdo di Davis, da allora conosciuta come baia di Davis.

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