Il film “Rocco e i suoi fratelli” ha sconvolto l’intera Italia per la sua cruda umanità. Gli stessi temi li racconta Anastasio ne Il fattaccio del Vicolo del Moro.

La canzone di Anastasio, tratta da un monologo recitato da Gigi Proietti, racconta le vicende di due ragazzi che vivono assieme alla madre a Roma. Rocco, allo stesso modo, si trasferisce a Milano con sua madre e i quattro fratelli. Tra questi c’è Simone, che in poco tempo comincerà a frequentare un brutto giro…
Ma poi Gigi, mio fratello, cambiò di colpo
In questo modo comincia la decadenza della storia cantata da Anastasio. Così come Gigi, anche Simone viene attratto dalle affascinanti occasioni di divertirsi a Milano degli anni ’60 (molto diversa dal piccolo paesino della Lucania da cui proveniva). Dopo aver cominciato a rubare per potersi permettere di passare le notti con la prostituta di cui si è innamorato, Nadia (ma che proprio per questo lo rifiuta), inizia a farsi coinvolgere in bische clandestine arrivando persino a prostituirsi per denaro, vendendosi a uomini più vecchi e ricchi di lui. La cosa non passa inosservata a Rocco; al contrario del protagonista della canzone, egli si sacrifica per salvare il fratello, donando tutti i soldi guadagnati dal lavoro per ripagare i debiti e tirarlo ogni volta fuori dai guai. Tuttavia non riesce a fare a meno di innamorarsi a sua volta di Nadia, il quale lo ricambia, tanto da abbandonare la professione e tentare di cambiare vita per lui. Simone, però, viene presto a scoprirlo…

Di mio fratello non mi importa un fico secco, se vuole assaggià il coltello son qua che lo aspetto
Simone è infuriato. La donna che lui ritiene di possedere, la donna che lui ama, la vede adesso tra le braccia del fratello. Ma non solo; sono persino appartati, di notte, in un parco isolato. Sono felici, si baciano, niente sembra in grado di turbare la loro felicità. Questo non è accettabile; Rocco non è altro che un traditore, e lei… Lei deve pagare. Questi sono i pensieri che lo tormentano mentre ordina ai suoi compagni di immobilizzare il fratello. In un istante spinge Nadia sotto di sé e la violenta con disprezzo, dinnanzi agli occhi pieni di dolore del fratello.
Rocco è impietrito, crede di essere il responsabile di tutto. Per salvare la felicità del fratello decide di farsi da parte e sacrificare così la sua; chiede a Nadia di ritornare con Simone, spezzandole il cuore. Ricomincia così a prostituirsi nuovamente, lasciando Simone dopo qualche tempo.
Alza il coltello carica il colpo e sferra
Simone oramai, simile a Gigi, è perduto. Ha smarrito la via, la ragione, ogni suoi vecchio principio. Geloso, segue Nadia sino all’Idroscalo, dove ha raggiunto un cliente. Dopo averlo messo in fuga la afferra e la accoltella, lasciandola senza vita.
Anche la canzone si conclude con un’uccisione, così come il film di Visconti: Gigi in un moto d’ira rivolto al fratello uccide accidentalmente la madre, messasi fra i due figli nel tentativo di spegnere sul nascere la lite. Nadia muore accoltellata, così come la madre di Gigi e del protagonista della canzone… Che reagirà in maniera diversa da Rocco. Questi è disperato, troppo ingenuamente buono per arrabbiarsi con Simone. Sino all’ultimo tenta di salvarlo dalla prigione, implorando il fratello di Ciro di non chiamare, inutilmente, la polizia. Il fratello di Gigi, invece, sceglierà la via della violenza: uccide così il fratello delinquente, finendo infine lui in galera.
Sebbene in maniera differente, i due artisti (separati da più di cinquant’anni di distanza) riescono a narrare una storia di umana disperazione. Nel caso di Visconti la violenza viene fermata, sebbene il dolore straziante delle azioni di Simone sembra non avere fine per tutto il film. Al contrario, la canzone, mostra come sia impossibile per il fratello perdonare l’uccisione della madre. Così facendo si condanna a una pena di gran lunga peggiore di quella di Rocco: all’ingenua ignavia si contrappone l’omicidio.