I ricordi dolorosi possono aiutarci a sopravvivere? Rispondono Herbert, Bergson e Bordieu

Adattabile, intelligente, spietato. L’uomo è la macchina evolutiva definitiva, capace di abbattere l’impossibile pur di sopravvivere.

Attraverso l’esposizione dei primi due racconti presenti in Esperimenti e Catastrofi, libro edito da Mondadori e scritto da Frank Herbert, scopriremo la sconvolgente adattabilità umana. In quest’ardua missione, saremo guidati da due grandi del novecento: Bordieu e Bergson.

La società del silenzio

Il mondo è grande, immenso, e imprevedibile. Forniti delle armi della logica e della ragione, l’uomo ha preteso di apprenderne le regole. Ma l’unica regola della natura, è l’ imprevedibilità. Cosa fareste, se scopriste un mondo parallelo al nostro, nascosto dalla grandi potenze, ma ugualmente pericoloso per tutti noi?
Una grande capacità adattiva dell’uomo è l’imitazione. I bambini imitano i genitori, in un ciclo continuo che come un libro aperto sulla sopravvivenza fornisce ai nuovi arrivati le nozioni base per vivere. Tuttavia, l’uomo può imitare anche gli altri animali. E se imitasse gli insetti? È questo che si chiede Frank Herbert nello scrivere l’Alveare di Hellstrom. Rifiutando l’individualità e il capitalismo che la nostra società impongono, alcuni individui crearono una società parallela alla nostra. Una società fatta di silenzi, sacrifici e imparzialità, dove l’uguaglianza regna con spietatezza sugli uomini.

Un essere di spietata logica

Come può l’uomo essere in grado di erigere una società basata sull’uguaglianza? E se la risposta fosse quella di eliminare tutto ciò che ci rende individuali?

Nell’alveare non c’è posto per sentimenti, desideri, o ambizioni. L’uomo ha divorato tutto ciò che lo rende tale, fagocitando un nuovo essere fatto di logica e calcolo. Una mente fredda e collettiva, governa ogni singolo individuo, inserito a suo volta in un’infrastruttura fortemente meccanizzata e apatica. Gli operai provvedono al mantenimento dell’alveare, i riproduttori all’espansione, i guerrieri alla difesa. Le emozioni sono state soppresse, liberando l’uomo da istinti individuali. Solo la memoria, sopravvive. Ma quale tipo di essa?

Secondo Bergson, la memoria umana si divide principalmente in due tipi: la memoria-immagine e la memoria-abitudine. Mentre la prima permette un’autonomia, la seconda racchiude in sé il seme del controllo. La memoria-immagine serve all’uomo per fronteggiare momenti inaspettati, dove gli viene richiesta una forte inventiva che gli permetta di gestirli al meglio. É la ricerca da parte del nostro io presente, di qualcosa avvenuto nel passato che sia in grado favorire le nostre azioni. Inoltre, è grazie ad essa che l’uomo riesce a pensare in modo libero, senza vincoli. Al contrario, la memoria abitudine, essendo istintiva e quasi inconscia, non richiede sforzi intellettivi peculiari. La sua grande forza, ma anche la sua più grande debolezza, è la sua istintiva efficacia.
In una società meccanizzata, apatica, priva di libertà, la memoria-abitudine diventa la catena in grado di imprigionare gli individui in spirali sempre più contorte di automatismi e alienazione.

 

 

Mi adatto, dunque sono

Una della pie grandi capacità umane, è di certo l’adattamento. É in esso che passato, presente e futuro convergono, in un connubio che ci permette di adattarci. Per comprendere meglio questo passaggio, è bene analizzare l’esempio del cono di Bergson.

La punta del cono rimanda al nostro io presente, che come una lancia affilata e precisa irrompe sul piano della realtà. Questo io, attraverso la percezione, diviene in grado di agire sul mondo che lo circonda, manipolandolo a suo piacimento. Tuttavia, non si può manipolare ciò che non si conosce. La base del cono rappresenta la totalità dei nostri ricordi, il nostro io passato, che è in grado di influenzare la punta del cono, il nostro io presente. Selezionando un ricordo che ci può tornare utile nel nostro continuo interagire con la realtà, lo faremo attraversare tutta la lunghezza del cono, fino a raggiungere la punta, in modo che da semplice ricordo diventi memoria-immagine: un’arma per plasmare il presente a nostro vantaggio!

In un mondo di dolore

“Maturità dell’uomo significa avere ritrovato la serietà che si metteva nel gioco da bambini”
Friedrich Nietzsche

Come sopravvivere su un pianeta invivibile? Semplice. Giocando!

Scarsità di viveri, sovrappopolazione, guerre etniche, e l’impossibilità di andarsene; sono solo alcune delle cose che rendono la vita su Dosadi invivibile. Qui, l’uomo per sopravvivere ha istituito un governo fortemente militarizzato, dove tradimenti, genocidi e carestie sono all’ordine del giorno. Ogni vita è effimera, sospesa sull’abisso della morte. Ogni giorno è dolore, ogni momento una caccia disperata alle risorse essenziali per vivere. In un pianeta dove persino lo spazio per muoversi è limitato, l’unico modo per sopravvivere è accettare la fatalità della situazione. Al contrario della società dell’alveare, collettivizzata in modo atroce, la società dosadi stabilisce da sola le proprie priorità, favorendo l’individualitá e la legge del più forte. Qui la memoria-abitudine non basta. In questa lotta continua, sono necessarie altre capacità.
Capacità che Bordieu indentifica con il concetto di gioco. Esattamente come in una partita, l’uomo deve accettarne le regole e le potenzialità, ricorrendo ad un illusio, ad un autoaccettazione del gioco stesso. D’altronde, solo ciò che si conosce e accetta come vero, si può manipolare a proprio piacimento.

Una volta compreso il gioco, sono due le abilità essenziali per la vittoria. Mentre una si dirige verso il passato, l’altra punta inesorabile verso il futuro: la presentificazione e l’anticipazione. La prima é la ricerca nel passato di dati essenziali in grado di aiutarci nella partita mortale. Dati che verranno presentificati, ovvero riportati nel presente con utilità pratica. L’anticipazione invece, è un salto nel futuro, volto ad acquistare idee preziose, poi riportate al presente, e utilizzate per anticipare gli avversari.

Cosí, se la sopravvivenza è una dura lotta, lo è ancor di più il riuscire ad accettarne la spietatezza. Tuttavia, utilizzando la nostra memoria e il nostro intelletto come armi versatili e letali, riusciremo a sconfiggere l’illogica fatalitá del mondo che ci circonda, accettandolo come una parte di noi stessi. Come dice Sun Tzu, comprendi il tuo nemico!

 

 

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