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E se l’Orient Express di Agatha Christie avesse detto “Ci scusiamo per il disagio”?

Le cinque del mattino sono un’ora scomoda per salire su un treno” affermava il detective Poirot nel celebre giallo di Agatha Christie. Quasi un avvertimento profetico, che gli studenti pendolari sono costretti a non ascoltare.

Secondo l’ultima indagine Eurostat, in Italia quasi uno studente su due è costretto alla condizione di pendolare. La diffusione di questo fenomeno può essere attribuita a vari fattori, tra cui: la diffusione di sedi universitarie e scuole sul territorio, l’incremento del numero degli studenti lavoratori, ma anche l’aumento del costo della vita studentesca tra tasse universitarie, vitto e alloggio.

Ciò che non viene detto sul pendolarismo

Quello di cui le statistiche ufficiali non parlano sono però i disagi, con cui gli studenti pendolari hanno a che fare quotidianamente, dovuti a ritardi, cancellazioni, sovraffollamenti e guasti dei treni, in particolare quelli regionali, su cui viaggiano, ma non solo. È vero che il fenomeno del pendolarismo è possibile grazie a una rete di trasporti sviluppata, la quale, tuttavia, spesso non è efficiente e non garantisce a chi ne usufruisce un servizio all’altezza delle necessità. Per questo motivo molti studenti sono costretti a vere e proprie odissee per seguire le attività didattiche. È risaputo, infatti, che negli incubi più sinistri di ogni studente pendolare è presente il ritardo di un treno che non gli permetterà di arrivare alla lezione in cui il professore controlla le presenze o, peggio, la cancellazione di un treno il giorno dell’esame.

La giornata tipo dello studente pendolare

La giornata del pendolare inizia presto, molto prima di quella di chiunque altro. Per rendere l’idea: neanche con il passaggio all’ora solare il pendolare si sveglia con la luce, ma la sua giornata inizia già buia (e non si rasserena molto). Se il treno partirà alle 7.15, la sveglia suonerà alle 6, o alle 6.30 nel migliore dei casi. Il corpo si trascinerà per inerzia fuori dal tepore dell’adorato letto e si appresterà malvolentieri ad iniziare un’altra lunga giornata. Dopo aver messo qualcosa sotto i denti per evitare il calo di zuccheri mattutino, breve sosta alla toilette, evitando accuratamente di specchiarsi, e poi il primo ostacolo della giornata. La scelta dei vestiti. Coloro che li preparano la sera prima devono essere dotati di un superpotere speciale. Per tutti i comuni mortali invece la scelta sarà fortuita e, in molti casi, si farà ricorso alla sottile arte del pescaggio casuale dall’armadio. Facendo attenzione a non inciamparsi nelle proprie occhiaie, il pendolare si avvierà alla tanto cara stazione, chiedendosi che sorpresa gli riserverà il destino. Una volta al binario, eccolo lì, il fatidico annuncio: “Il treno 666 arriverà con un ritardo di 35 minuti, ci scusiamo per il disagio”. A questo punto entrerà in gioco la tecnica del “potrebbe andare peggio”, che consiste nell’immaginare altri innumerabili scenari che farebbero rimpiangere amaramente quei 35 minuti di ritardo. Il povero pendolare arriverà dunque a lezione iniziata, stremato dall’attesa del treno e dal viaggio, passato in piedi per i troppi viaggiatori in sole tre carrozze. E la sua giornata è appena iniziata. Infatti, al termine di 8 estenuanti ore di lezione, uscendo prima dall’ultima lezione per arrivare in tempo, il pendolare si avvierà a prendere il treno che, finalmente, lo porterà a casa. Questo partirà puntuale, ma dopo pochi minuti si fermerà in mezzo al nulla. Le cause di questa sosta potranno essere molteplici: il ritardo di un treno precedente, il maltempo o, perfino, l’abbattimento di un passaggio a livello della tratta (chi è che abbatte un passaggio a livello?!). Ogni giorno ci sarà una misteriosa forza oscura che impedirà allo studente di tornare a casa in orario. Arrivato finalmente a destinazione con un’ora o due di ritardo, ormai rassegnato e privo di forze, andrà a dormire poiché, in fondo, domani è un altro giorno.

Cosa ha fatto Agatha Christie con un treno in ritardo

È naturale pensare che gli studenti pendolari, tormentati dalla loro sciagurata condizione, cerchino qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa per gli infiniti ritardi ferroviari e le conseguenze che essi comportano. Alcuni se la prendono con entità astratte, quali l’azienda dei trasporti o il “sistema” nel suo complesso, altri riversano la loro frustrazione su capitreno e capistazione. Non bisogna dimenticare, inoltre, che la mente furiosa di uno studente pendolare potrebbe competere nell’escogitare piani, per vendicarsi delle ingiustizie subite, perfino a una delle menti più brillanti, nonché regina del crimine, Agatha Christie. La scrittrice britannica aveva intuito che il treno fosse un mezzo dal carattere controverso: un efficace mezzo di trasporto da un lato, e un ottimo luogo nel quale gli istinti omicidi delle persone avrebbero potuto trovare espressione. In uno dei romanzi più celebri di Agatha Christie, ossia “Assassinio sull’Orient Express”, il treno diventa lo scenario perfetto per un giallo ad alta intensità. Protagonista del racconto è il detective belga Hercule Poirot, che si trova ad indagare sul misterioso omicidio di un ricco signore americano di nome Ratchett. Il treno su cui viaggiano, il Simplon Orient Express, è bloccato in territorio jugoslavo a causa di un’abbondante nevicata e, per questo motivo, Poirot si vedrà costretto a ipotizzare che l’assassino sia uno dei passeggeri dello stesso scompartimento della vittima. Anche in uno dei romanzi più celebri della tradizione giallistica mondiale, il disservizio di un treno è concausa di un omicidio. Si può infatti solo provare ad immaginare cosa sarebbe accaduto a bordo dell’Orient Express se questo avesse proseguito la sua corsa senza fermarsi. Probabilmente l’investigatore Poirot non sarebbe stato in grado di arrivare alla soluzione del caso, pensando che l’omicida non si trovasse sul treno, oppure il delitto non sarebbe mai stato compiuto. In ogni caso l’Orient Express si sarebbe potuto scusare per il disagio.

 

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