Se potessimo resuscitare torneremmo in vita immutati? JK Rowling e Virgilio dicono di no

È possibile far tornare la donna amata dal regno dei morti? Cadmus Peverell e Orfeo ci provano in modi differenti: entrambi, però, sono destinati a fallire.

 

Tiziano rappresenta due momenti del mito: il morso del serpente e l’istante in cui Orfeo si volta

 

 

Cadmus Peverell e la pietra della resurrezione

“C’erano una volta tre fratelli che viaggiavano lungo una strada tortuosa e solitaria al calar del sole.” Inizia così la Storia dei tre fratelli, un breve racconto che J.K. Rowling inserisce nel settimo e ultimo libro della saga di Harry Potter per spiegare la provenienza dei Doni della Morte. I tre fratelli Peverell erano stati in grado, grazie alle loro arti magiche, di superare un pericoloso fiume, scampando così – per il momento- alla morte. Essa, fingendo di congratularsi, promette loro un premio: il primo fratello pretende una bacchetta “che faccia vincere al suo possessore ogni duello”, mentre il terzo chiede qualcosa “che gli permettesse di andarsene senza essere seguito da lei”, guadagnando così un mantello dell’invisibilità.

Tra questi due si colloca il desiderio del secondo fratello, che per umiliarla chiede il potere di richiamare in vita i defunti. La Morte gli consegna allora un sasso raccolto dal greto del fiume: la pietra della resurrezione. Con essa Cadmus Peverell riesce a richiamare dal mondo dei defunti la ragazza che aveva desiderato di sposare, prima che lei morisse. Ma il momento felice dura poco: la ragazza è “triste e fredda, separata da lui come da un velo”, poiché essendo ormai morta non può più ritornare come prima, viva nel mondo dei vivi. L’unico modo per raggiungerla davvero è morire come lei, ed è per questo che il secondo fratello si ucciderà.

Quando in seguito Harry Potter userà la pietra, anche a lui appariranno le figure importanti della sua vita: ma ancora una volta sono eteree e inconsistenti. Non persone in carne e ossa, ma ectoplasmi fatti di ombra e fumo. Il confine tra vita e morte è troppo netto per poter essere attraversato.

 

Orfeo ed Euridice: risorgere grazie alla musica

Nel IV libro delle Georgiche, il poeta latino Virgilio inserisce il racconto del mito di Orfeo ed Euridice. Orfeo era un cantore, coì bravo che con il suo canto riusciva ad ammansire le fiere e a farsi ascoltare dagli alberi. Si innamorò della ninfa Euridice e cercò di sposarla, ma il giorno delle nozze la giovane fu morsa da un serpente e morì. Per cercare di recuperare la sua vita con lei, Orfeo, armato solo del suo canto, scese negli Inferi fino ad arrivare al cospetto di Proserpina. La regina dell’Ade gli concesse la possibilità di riportare in vita Euridice, a patto che Orfeo non si voltasse a guardarla finché non fossero usciti alla luce. Orfeo resiste per quasi tutto il tragitto ma “proprio sulla soglia della luce” – scrive Virgilio – “si volse a guardare la sua diletta Euridice”. Lei allora si dissolve, svanisce “come tenue fumo misto ai venti”. Allo sfortunato Orfeo non resta che piangere il suo errore, in attesa della morte che gli permetterà, come era accaduto a Cadmus, di ricongiungersi alla sua amata. Eppure c’è chi, analizzando questo mito, ha ipotizzato che Orfeo si sia voltato di proposito.

 

E se Orfeo avesse compreso l’illusione della resurrezione?

Euridice sarebbe risorta, è vero, ma poi? Poi sarebbe morta di nuovo. Nel dialogo L’inconsolabile, Cesare Pavese spiega così il gesto di Orfeo. Non un momento di debolezza l’avrebbe portato a voltarsi, ma la consapevolezza della vanità della sua azione. Dal momento che aveva conosciuto la morte, Euridice non avrebbe più potuto essere la stessa di prima, quella di cui Orfeo si era innamorato. Qualcosa in lei doveva essere morto, si portava il gelo nelle ossa e nel sangue. Ciò che è appartenuto al regno dei morti, non può ritornare come se nulla fosse nel mondo dei vivi. Orfeo lo capisce e si volta, scegliendo di amare il ricordo che aveva di lei piuttosto che trascorrere la vita con un’anima eterea. L’illusione di poterla riavere svanisce: non gli rimane altro che guardare la sua Euridice dissolversi nel vento.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: