É possibile un mondo più pacifico e con meno confini? Kant e i Beatles ci spiegano come

Cosmopolitismo e ripudio della guerra: Kant e i Beatles ci raccontano un mondo con meno conflitti e meno confini 

Il filosofo Immanuel Kant

Nel 1795 il filosofo Immanuel Kant pubblicò “Per la pace perpetua”, desideroso di portare avanti idee che potessero servire a una pace lunga e duratura. Gli stessi ideali, negli anni Sessanta, portarono una canzone per bambini a diventare l’inno contro la guerra in Vietnam. 

La band The Beatles

Cittadini del mondo 

Nel suo Per la pace perpetua, Kant parla dell’ospitalità definendola come il diritto di uno straniero a non essere trattato ostilmente quando arriva sul suolo altrui. È questo un diritto di visita, spettante a tutti gli uomini e giustificato dal possesso comune della superficie terrestre, non infinita e sulla quale perciò gli uomini devono imparare a “sopportarsi a vicenda”. Insomma, un po’ come il celebre “sottomarino giallo” dei Beatles. Nata come canzone per bambini, Yellow Submarine ha sin da subito colpito l’immaginario collettivo e i fan si sono sbizzarriti alla ricerca dei più diversi significati nascosti dietro a un testo solo apparentemente banale. Da chi ci ha visto un elogio all’LSD, a chi lo ha decodificato come una richiesta di aiuto da parte dei quattro, soffocati nel mare della popolarità, le letture sono state tante. Ma è il significato politico quello che ha avuto il maggior successo: nonostante le differenze culturali, religiose e ideologiche, noi tutti viviamo in quel grande sottomarino che è la Terra, in cui dovremmo imparare a convivere in armonia. Come Kant, anche i Beatles rivendicano il rispetto verso lo straniero e confini meno rigidi fra gli Stati.

Garanzie sulla pace 

Nella visione di Kant, per costruire una pace perpetua è innanzitutto necessario che la costituzione degli Stati sia repubblicana (intendendo con ciò la separazione del potere legislativo da quello esecutivo) e non dispotica, che scavalca questi limiti. In secondo luogo, postula la formazione di una confederazione di Stati per garantire pace e libertà, senza che nessuno debba sottomettersi a uno Stato più grande e più potente. Infine, elemento indispensabile è quel diritto cosmopolitico (di cui si è parlato in precedenza) in virtù della comunanza della Terra da parte di tutti gli esseri umani. La pace è assicurata dalla natura o provvidenza, che viene usata da Kant come garanzia di guida dell’uomo al progresso della sua specie. Non può essere dimostrata sul piano teorico, ma si può tuttavia pensare che esista e agire coerentemente sul piano pratico: che le guerre spariscano non è dunque qualcosa che si può dimostrare, ma si può certamente pensare e già solo questo sarà un motivo e dovere per ogni uomo di lottare per realizzarlo. Per i Beatles, invece, è la musica a svolgere il ruolo di “aiutante” degli uomini per costruire un mondo più pacifico: “Yellow submarine” fu anche un film, nel quale la città di Pepperland, colorata e immersa nel mare, viene minacciata dall’arrivo di umanoidi chiamati Biechi Blu capaci di pietrificare gli abitanti. I Beatles, dopo diverse avventure bizzarre, riescono a liberare la città attraverso la musica. La natura in Kant e la musica nei Fab Four sono strumenti che agiscono a favorire l’interazione fra le persone, portandole con il tempo a stabilire legami affettivi e pacifici. La prima agisce in maniera inconsapevole agli esseri umani, la seconda è frutto dell’umanità stessa, ma entrambe condividono la caratteristica dell’universalità, la capacità di coinvolgere chiunque nel proprio messaggio. In nome di questi valori, nel 1968 moltissimi giovani in America, Asia ed Europa protestarono contro la guerra in Vietnam proprio al grido di We all live in a yellow submarine, “Viviamo tutti in un sottomarino giallo”, accusando gli USA di essere un Paese di Biechi Blu persecutori.

Kant e i Beatles oggi

Nonostante la comune visione pacifista, restano profonde differenze fra Kant e il gruppo di Liverpool. Il primo fu filomonarchico, anche se entrò in contrasto con il re prussiano Federico Guglielmo II dopo che non gli permise più di tenere lezioni di teologia. Kant successivamente scrisse numerose pagine a favore di una maggiore libertà d’espressione su questioni teoriche, ma obbedì comunque al sovrano fino alla morte di quest’ultimo. I Beatles, invece, erano una band contro ogni forma di oppressione che diventò il faro per ogni movimento pacifista dei giovani rivoluzionari del ’68. Nonostante le differenze storiche, i loro messaggi sono ancora oggi un megafono contro ogni forma di violenza e discriminazione. In un’epoca in cui il migrante viene strumentalizzato per ragioni elettorali, l’omosessuale denigrato e il diverso emarginato, il diritto di visita kantiano e Yellow Submarine ci ricordano il valore dell’ospitalità e dell’apertura verso l’altro. Nell’era del Covid avremmo dovuto capire che i confini fra gli Stati esistono solamente sulle cartine geografiche e nelle nostre teste, e che politiche che si rinchiudono nella loro piccola porzione di terra non possono trovare spazio nel 2020. Kant e i Beatles lo hanno scritto e cantato da tempo, ma facciamo ancora fatica a comprenderlo. Basterebbe ricordarsi che anche il profondo autore della Filosofia Trascendentale, che non abbandonò mai la sua città natale, probabilmente sarebbe salpato in quel grande sottomarino giallo. 

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