Dove vanno a morire gli elefanti del Botswana? Laghi e giungla ne custodiscono i cimiteri

Oltre al mistero che avvolge il luogo del loro eterno riposo, in Botswana non si riesce a capire perché questi animali stiano morendo.

“…sono come inebetiti, muoiono cadendo faccia a terra...”

Il delta dell’Okawango ha tutti i requisiti per essere onorato del titolo di paradiso terrestre. Quindicimila chilometri quadrati – all’incirca le dimensioni della Calabria – di acquitrino creano un habitat lacustre unico nel suo genere. Centinaia di specie di uccelli e di pesci, coccodrilli e rane toro convivono accanto ai grandi mammiferi erbivori e a leoni e altri carnivori. Il delta è abitato inoltre da cinque gruppi etnici: gli Hambukushu, i Dceriku, i Wayeyi, i Bugakhwe e i Gxanekwe, noti anche come boscimani dei fiumi. La pace di questo nuovo Eden è stata però negli ultimi tempi turbata da un evento inspiegabile: in meno di un mese, sono morti centinaia di elefanti.

 

Cosa sta succedendo in Botswana?

Le prime morti misteriose risalgono a inizio maggio. Che un elefante muoia, per quanto triste, non è contro natura: le cause più comuni sono il bracconaggio e la siccità, ma nulla riesce a spiegare cosa sia successo in questo caso. O meglio, in questi 350 e oltre casi.

Davide Bomben, intervistato da Repubblica, ha avanzato due ipotesi: l’uso di cianuro da parte dei bracconieri o una malattia sconosciuta. Premettendo che il bracconaggio sia da condannare, questa volta non è “colpa” sua. In primo luogo, in Botswana la caccia agli elefanti è legale. Mokgweetsi Masisi, l’attuale presidente, ha infatti legalizzato l’uccisione dei pachidermi, giudicandoli nocivi per l’agricoltura delle zone rurali. In secondo luogo, la maggior parte della carcasse quando è stata ritrovata aveva ancora le zanne, quindi non sono stati tutti massacrati per essere privati dell’avorio.

Altra ipotesi è che il veleno sia arrivato portato da corso del fiume: sarebbe entrato in circolo a causa dell’uso di diserbanti o delle miniere d’oro situate nell’alto corso del fiume. Ma in questo caso, sarebbero morti anche gli altri animali: rispondere che ha fatto effetto solo sugli elefanti perché fisicamente bevono più acqua non è una tesi accettata.

La spiegazione deve essere qualcosa di nuovo: riferisce Nial McCann, direttore del parco, che gli animali sono morti cadendo faccia a terra, camminando in cerchio, incapaci di cambiare direzione. Tutti questi indizi fanno pensare a problemi di tipo neurologico, causati da un nuovo virus. Questa possibilità spalanca per McCann una potenziale crisi sanitaria: chi ci assicura che questo eventuale nuovo virus non possa, dopo aver sterminato gli elefanti del Botswana, attaccare anche gli uomini?

Il Delta dell’Okawango, in Botswana

Dove vanno a morire gli elefanti?

Chi di noi non ha visto il Re Leone? Una delle tappe cruciali della crescita del piccolo Simba, in cui il leoncino impara che essere re equivale ad avere grosse responsabilità, si svolge proprio in un Cimitero di elefanti. Accompagnato dall’amica Nala e da Zazu, arriva in un luogo infernale, dove geyser fumanti si alternano a fragili carcasse, creando un luogo misterioso e inquietante in cui a regnare sono le iene, e non i leoni.

Questo luogo tuttavia non è un’invenzione disneyana: fin dall’Ottocento, si ha notizia di esploratori partiti per cercare i cimiteri degli elefanti, attirati ovviamente dall’avorio. In questo luogo misterioso, situato lontano dai centri abitati e difficilmente accessibile, gli elefanti anziani si ritirerebbero per morire in pace. Si raccontano leggende di esploratori che inseguirono elefanti per giorni e giorni, per poi rendersi conto che l’animale li aveva fatti girare in tondo, o di temibili guerrieri indigeni che custodivano grotte piene di oro e avorio. La leggenda di questo Eldorado africano affonda non solo nei misteriosi racconti delle tribù indigene, ma anche da ritrovamenti di mucchi di ossa in luoghi particolari.

Ad esempio, nei pressi di fonti d’acqua è comune trovare scheletri di questi animali. I molari degli elefanti infatti, a causa dell’usura, vengono cambiati dalle quattro alle sei volte nel corso della vita. Quando finisce l’ultimo ciclo tuttavia, i molari non vengono più sostituiti: gli elefanti non riescono più a masticare e devono cercare erbe più tenere, come quelle che appunto crescono intorno a fonti d’acqua.

Quelli che vengono scambiati per cimiteri potrebbero poi essere luoghi in cui i bracconieri hanno depositato bocconi avvelenati, uccidendo l’intero branco. Se invece vogliamo un’interpretazione antropologica, l’elefante che abbandona il branco per non essere d’intralcio rispecchia rituali ancora oggi presenti nelle tribù boscimane (che abitano anche nel Delta dell’Okawango): gli anziani, quando sentono di stare per morire, si dirigono verso la giungla, per non togliere cibo alla comunità e unirsi agli spiriti degli antenati. Il comportamento umano viene usato per analizzare quello degli elefanti.

Esistono davvero i cimiteri degli elefanti?

La risposta a questa domanda è innegabilmente personale. È vero, ci sono dei luoghi in cui si trovano più carcasse rispetto ad altri, ma ciò è legato a fattori fisici più che a comportamenti dell’animale in questione. Per quanto mi riguarda, trovo estremamente suggestiva la teoria riportata da Ryszard Kapuściński in Ebano. Dialogando con il medico che l’ha curato dalla malaria cerebrale, il dottor Patel, Kapuściński chiede dove giacciano gli elefanti.

“La morte degli elefanti era un segreto che gli africani nascosero a lungo ai bianchi. L’elefante è un animale sacro, e sacra è la sua morte”.

Questo perché nessun animale era in grado di ucciderlo, e quindi essa arrivava solo per cause naturali.

“Di solito succedeva al crepuscolo, quando i branchi andavano ad abbeverarsi. Si fermavano sulla riva di un lago o di un fiume, affondavano la proboscide e bevevano. Ma arrivava il momento in cui l’elefante vecchio e stanco non riusciva più a sollevare la proboscide, e per bere era costretto a inoltrarsi nel lago. Le sue zampe sprofondavano sempre di più nel fango. Il lago lo risucchiava nel suo abisso. Per un po’ il pachiderma resisteva, si dibatteva, tentava di liberarsi dal fango e di retrocedere verso la riva. Ma la sua massa era talmente pesante e la forza d’attrazione del fondo così paralizzante che, alla fine, l’animale perdeva l’equilibrio, cadeva e spariva per sempre sott’acqua. Ed è lì, sul fondo dei nostri laghi, che si trovano da secoli i cimiteri degli elefanti.

Un branco di elefanti attraversa l’Ewaso Ng’iro, in Kenya

 

 

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