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Dove porta l’amore esclusivo verso se stessi? Rispondono Dorian Gray e Narciso

Amare significa concentrare tutte le proprie energie, attenzioni e scelte verso l’oggetto del desiderio, significa dedicarsi completamente ad un altro e alla sua felicità. Ma cosa succede se la persona amata coincide con l’amante stesso? 

“Eco e Narciso” di John William Waterhouse

È questo il caso dei famosissimi personaggi letterari Dorian Gray e Narciso, giovani che s’innamorano ardentemente della propria immagine. Il primo è il protagonista del romanzo ottocentesco “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde, mentre il secondo è una delle figure presenti all’interno del poema epico “Metamorfosi”, scritto, in età augustea, dal poeta latino Ovidio.

“Narciso” di Caravaggio

Dorian: lo sguardo verso la propria bellezza

Dorian Gray è un giovane uomo inglese, caratterizzato da una bellezza straordinaria, pura e innocente, specchio della sua interiorità. All’apertura del romanzo di Wilde lo troviamo intento a posare per il suo amico pittore Basil Hallward, segretamente innamorato di lui, che sta realizzando un ritratto del ragazzo. Proprio in virtù della propria venerazione verso l’aspetto di Dorian, l’artista riesce a immortalare nel quadro l’essenza del fascino del soggetto.

Dorian non rispose, ma passò con noncuranza davanti al ritratto e si voltò verso l’altro se stesso. quando lo vide indietreggiò e le sue guance per un attimo arrossirono di piacere. Un lampo di gioia gli attraversò gli occhi, come se per la prima volta riconoscesse se stesso. (…) La percezione della sua bellezza gli giungeva come una rivelazione.

Come se non si fosse mai visto davvero prima, così lo scrittore descrive l’impressione che il protagonista prova nell’ammirare la propria immagine. Sono i discorsi stravaganti uditi poco prima dal carismatico Lord Henry Wotton che hanno destato in Dorian un nuovo modo di percepire la realtà. Ora il giovane si contempla, estasiato dalla sua stessa fisionomia, s’invaghisce di quella perfezione estetica e, ormai irrimediabilmente deviato da Wotton, considera la giovinezza come l’unica cosa che possa dare senso alla vita. È uno sguardo che gli accende il cuore d’amore per se stesso, per la sua avvenenza. È proprio quello sguardo che lo porta a desiderare un’eterna giovinezza, anche a costo di vendere l’anima.

Narciso: la conoscenza fatale di sé

Forse è la rivelazione del conoscersi davvero che fa scattare la scintilla della passione, da questo destino infatti è segnato anche Narciso. L’indovino tebano Tiresia, interrogato riguardo la longevità del fanciullo, risponde che essa sarà possibile solo:

Si se non noverit

Se non si conoscerà

Narciso è, come Dorian, un ragazzo estremamente grazioso e di piacevole aspetto e per questo corteggiato da innumerevoli pretendenti, tutti rifiutati. Un giorno, sfinito dal caldo e dalle fatiche della caccia nei boschi, si ferma presso una chiara sorgente per dissetarsi e riposarsi all’ombra. Mentre beve scorge un riflesso stupendo di cui s’innamora perdutamente. Ammira estasiato ogni singolo dettaglio di quella meravigliosa figura che gli appartiene. Il suo sguardo è incatenato a quell’inganno, non comprende di essere lui stesso il giovane riflesso e ama una parvenza illusoria.

 Se cupit imprudens et qui probat ipse probatur,

dumque petit petitur, pariterque accendit et ardet.

illudendosi desidera se stesso e lui stesso è attratto e attrae;

e mentre si cerca è cercato, e insieme accende e arde.

Ciò che prova lo ossessiona, si strugge per l’impossibilità di congiungersi all’oggetto del desiderio. Soffre a causa di quel sottile confine d’acqua che lo separa irrimediabilmente dal “puer unice“. Fino a quando giunge il momento epifanico in cui si rende conto di essere lui stesso l’irraggiungibile amato.

La fine inevitabile a cui conduce il culto di sè: il suicidio

Innamorarsi di sè porta alla follia, al sacrificare tutto sull’altare del proprio egocentrismo. Dorian Gray per amore della giovinezza scolpita sul suo volto, abbandona qualunque freno, dà in pasto alla propria incontenibile brama di piacere qualunque nobile intenzione. Si dedica completamente ai sensi, per inebriare e appagare quell’ideale esteta di cui si è infiammato e che vuole impersonare. Le persone sono da lui usate senza scrupoli per il raggiungimento dell’apoteosi della voluttà. Tutto ciò non può avvenire senza conseguenze, è il ritratto infatti a portare il peso di questa immoralità. È il ritratto che, oltre ai segni del tempo, manifesta la depravazione, l’abiezione e l’imbruttimento a cui porta la devozione assoluta ed esclusiva verso se stessi a scapito degli altri.

Lo avevano rovinato la bellezza e la giovinezza che aveva invocate. Senza di esse la sua vita poteva essere scevra di macchie.

È proprio questo amore a cui sceglie di dedicarsi che lo logora interiormente, nella coscienza (rappresentata dal dipinto) e non può portarlo altrove se non verso il suicidio, verso l’annientamento di sè. Allo stesso modo Narciso impazzisce a causa di questa passione. Paradossalmente per entrambi è l’avere ciò che desiderano che li distrugge. Dorian ha la bellezza imperitura ma non può recuperare l’autenticità e la bontà originaria della stessa, Narciso possiede già colui a cui anela ma non può fisicamente dare compimento al suo ardente affetto.

inopem me copia fecit.

Utinam a nostro secedere corpore possem!

È la stessa ricchezza a rendermi misero.

Se solo potessi staccarmi dal mio corpo!

Ovidio ci racconta del crescente furor autodistruttivo che anima il giovane. Quest’ultimo esprime un desiderio simile a quello di Dorian, ovvero che l’amato possa sopravvivere al tempo e alla morte. Ritorna lo sguardo, ora malato, che non riesce a staccarsi da ciò che brama, da esso si scatena l’amore, da esso la morte. Dorian fissa intensamente il ritratto prima di colpirlo, così Narciso non desiste dal guardare nella fonte fino a consumarsi.

 

 

 

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