Come vorremmo che fosse l’amore? Jane The Virgin e il Romanzo Greco ce ne parlano

Una panoramica sul lieto fine nelle moderne telenovelas e nei romanzi greci antichi.

L’amore, si sa, non è sempre rose e fiori, ma “Jane The Virgin” e “Leucippe e Clitofonte” ci insegnano che nonostante lo scoraggiamento e le difficoltà il lieto fine è raggiungibile.

JANE THE VIRGIN, LA TELENOVELA

In quanto telenovela, non è difficile immaginarlo, è opera non semplice delineare in poche righe la trama di questo sceneggiato lungo cinque stagioni e pieno di colpi di scena, ma dovendo fare opportuni tagli alla trama vediamo profilarsi una storia di questo tipo: nata e cresciuta in una famiglia estremamente cattolica, Jane Gloriana Villanueva è stata educata da sua nonna sin da ragazzina a non andare a letto con qualcuno prima del matrimonio, pena l’inferno. La ragazza, ubbidiente ma anche molto spaventata, ascolta il consiglio della nonna e non arriva mai a fare sesso col suo fidanzato, Michael, giovane investigatore. Per una buffa casualità che di fatto è l’innesco della trama, Jane viene inseminata artificialmente e dunque rimane incinta da vergine; il seme appartiene a Raphael Solano, figlio di un ricco proprietario di hotel a Miami, il quale voleva avere un bambino con sua moglie Petra – la relazione stava andando alla deriva dopo una malattia che aveva distrutto Raphael, così i due pensavano che un bambino avrebbe potuto dare una scintilla in più al rapporto – che invece viene a sapere che Jane aspetta un figlio da lui. La situazione è paradossale: Petra e Michael sono sconvolti perché i rispettivi partner si trovano a dover attraversare una condizione intima, come è la gravidanza, di cui loro non fanno parte, mentre Jane e Raphael si avvicinano sempre di più fino ad arrivare a provare sentimenti che vanno oltre l’amicizia. Dunque, dopo aver lasciato i loro partner, iniziano una frequentazione sperando di poter fare insieme da genitori al bambino, fallendo: ben presto sorgono delle diffidenze tra i due, sicché Jane, Raphael, Michael e Petra si ritrovano single. C’è un’altra sottotrama, che procede parallelamente a quella romantica, ossia la sottotrama criminale-poliziesca: si viene a sapere nel corso della serie che Rose, la matrigna di Raphael, è una criminale e signora della droga che, dopo aver ucciso il marito, scompare rimanendo però come una costante minaccia ai personaggi principali, che si trovano puntualmente invischiati nei suoi affari. Dopo numerosissimi episodi minori Jane, che si è riconciliata con Raphael da amici, dà alla luce un bambino, Mateo, che ella crescerà insieme al padre. Il tempo passa, Mateo cresce, fa i primi passi e dice le prime parole quando Jane e Michael, riavvicinatisi, prima si fidanzano e dunque si sposano. Ma la notte del matrimonio, quando Jane ormai sposata spera di fare l’amore con suo marito, Michael – che in quei giorni stava dando la caccia a Rose – viene colpito da un colpo di pistola sparato dalla criminale e si salva per miracolo. Dopo una riabilitazione dagli ottimi risultati, marito e moglie fanno l’amore per la prima volta, pensano anche di fare un altro bambino e pianificano tutta una vita insieme, quando Michael muore per una complicazione al cuore dovuta allo sparo di Rose. Dopo anni Jane riesce a superare l’improvvisa morte del compagno e, rimessasi con Raphael che le è stato vicino per tutto il tempo, è pronta a rifarsi una nuova vita quando viene a sapere che Michael in realtà non è morto: era stato un inganno di Rose la quale ne aveva indotto lo stato comatoso e aveva obbligato un medico a dire che era deceduto. La situazione si complica: Michael non ricorda niente della sua vita di prima e sebbene abbia stretto un buon rapporto con Jane – sconvolta e neanche così sicura di voler sposare Raphael – le dice che ormai è una persona diversa da quella che Jane conosceva e che ha un’altra moglie addirittura incinta, per cui non può esserci niente se non una buona amicizia; Jane, che la pensa come Michael, riesce dunque ad pubblicare i suoi romanzi rosa, riscuotendo un solido successo, vede la sconfitta di Rose e infine si sposa con Raphael, coronando il suo sogno di amore e ottenendo un vero lieto fine.

Osservando dunque la trama di “Jane The Virgin“, che vuole anche porsi come un continuo richiamo alle soap operas ispaniche, possiamo notare alcuni ingredienti essenziali nell’intreccio: una coppia felice incontra degli ostacoli (che perlopiù riguardano la fedeltà di un membro della coppia) che mettono in difficoltà o fanno crollare il rapporto, una competizione amorosa in cui un personaggio esterno cerca di approfittare del momento di debolezza della coppia per i suoi interessi, morte apparente di un personaggio e conseguente sconvolgimento della situazione, gemelli nemici, protagonisti totalmente buoni e antagonisti malvagi, e più in generale personaggi con una psicologia elementare. Ecco, tutte queste caratteristiche le possiamo ritrovare anche nel romanzo greco antico.

Rovine di Efeso, luogo del ricongiungimento tra leucippe e clitofonte nell’opera di achille tazio

ROMANZO, UN GENERE SCREDITATO

Nel corso di centinaia di anni gli autori greci hanno prodotto opere in prosa e poesia dall’elevato pregio artistico, loro stessi lo riconoscevano e ne andavano fieri, ma in un momento più tardo della cultura greca comparve un genere che i Greci più dotti evidentemente non apprezzavano molto, il cosiddetto romanzo antico. Perché cosiddetto? Ebbene, noi moderni abbiamo affibbiato questo titolo al genere poiché tematicamente e strutturalmente affine al romanzo moderno, ma in realtà per quanto ne sappiamo i Greci non consideravano questo genere come letterario – e quindi degno di avere un nome preciso – bensì come paraletterario, in quanto non era pensato per dare alcun insegnamento, il suo scopo era di puro intrattenimento. Ma quali sono le caratteristiche generali di questi romanzi? In generale si può dire che il romanzo greco antico è la storia d’amore tra una ragazza e un ragazzo che, per vie traverse – per l’arrivo dei pirati, di tempeste, per la finta morte della ragazza ecc. – vengono separati svolgendo due percorsi diversi sull’asse cronologico e spaziale di un viaggio per ritrovarsi alla fine e coronare così il loro sogno d’amore. Alla luce dei punti essenziali dell’intreccio del romanzo greco antico, alcuni studiosi hanno constatato l’innegabile somiglianza tra questo genere piuttosto tardo e altri precedenti e letterariamente affermati: alcuni hanno individuato nel romanzo un genere ibrido tra il racconto di viaggio e l’elegia amorosa alessandrina, altri tra opere storico-etnografiche come le Storie di Erodoto e tra le commedie di Menandro o in generale della commedia nuova, altri ancora hanno proposto l’Odissea come modello del romanzo, in quanto parla di uomo che fa un viaggio di ritorno alla propria patria anche per rivedere sua moglie – Penelope -. Un’interessante interpretazione, che prescinde da quelle strettamente letterarie anzi citate, è stata proposta dallo storico delle religioni Karl Kerenyi, il quale ipotizzò che la trama romanzesca in cui una donna cerca il compagno dopo essere stata separata da lui contro la loro volontà potrebbe riflettere le vicende del mito di Iside ed Osiride, in cui il faraone – ingannato e assassinato da suo fratello Seth – sarebbe stato cercato affannosamente da sua moglie la quale, dopo aver raccolto e rimesso insieme i pezzi in cui il marito era stato diviso, avrebbe ripristinato il loro rapporto per stare insieme per sempre; una separazione che in buona sostanza fa capire agli amanti il valore della loro unione in vista di una relazione fortificata – il rispetto reciproco tra gli amanti del romanzo lo si vede dalla fedeltà che i ragazzi si mostrano a vicenda nelle varie storie, con l’unica eccezione di Leucippe e Clitofonte di Achille Tazio, di cui parleremo tra pochissimo -.

LEUCIPPE E CLITOFONTE

Scritta da Achille Tazio in piena età imperiale, l’opera si propone come una testimonianza che il narratore raccoglie da uno sconosciuto nella città fenicia di Sidone: questo sconosciuto altri non è se non Clitofonte di Tiro, protagonista dell’opera, che chiede al narratore di tramandare le vicende che ha vissuto anni prima perché non vengano dimenticate. Racconta dunque che suo padre faceva grande pressione sul giovane figlio affinché si sposasse con la bella sorellastra Calligone, ben sapendo tuttavia che il ragazzo non era affatto interessato a prenderla in moglie; il suo interesse si spostò ben presto su sua cugina Leucippe che, scappata col padre da Bisanzio a causa di una guerra, si innamorò del giovane. La frequentazione fra i due fu addirittura facilitata quando un bizantino di nome Callistene rapì Calligone scambiandola per Leucippe; i due decisero di scappare e presero una nave diretta in Egitto. Ma prima di scappare la nave si imbatté in una tempesta che precipitò i passeggeri in mare e li fece naufragare: i due amanti vennero rapiti dai banditi egiziani e, mentre Clitofonte riuscì a salvarsi, Leucippe scomparve e giunse al ragazzo la notizia che la sua amata era morta. Sul punto di suicidarsi, però, Clitofonte venne a sapere che la ragazza stava bene, ma nonostante ciò non si sapeva dove fosse sicché, distrutto, si recò ad Alessandria dove incontrò la vedova Melite di Efeso, la quale convinse il giovane a sposarla una volta giunti ad Efeso. Dopo essere sbarcati in Ionia, Clitofonte scoprì che Leucippe era una delle serve di Melite e, dopo una serie di disavventure che coinvolgevano anche il marito di Melite – che dunque non era morto -, i due amanti si ricongiunsero per ritornare a Tiro, dove si sposarono.

 

 

 

 

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