Il Superuovo

Donne e lotta per i diritti: Da Ipazia al movimento #EachforEqual

Donne e lotta per i diritti: Da Ipazia al movimento #EachforEqual

L’otto marzo del 1911 in Austria si celebrava la prima festa della donna, tradizione che ormai va avanti da ben 109 anni

La Giornata internazionale dei diritti della donna, o festa della donna, ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo. Questa celebrazione si tiene negli Stati Uniti d’America a partire dal 1909. In alcuni paesi europei dal 1911 e in Italia dal 1922. Questa lotta per i diritti e a favore delle donne ha radici molto più profonde nel tempo e qui non possiamo non ricordare la prima donna uccisa per saper pensare: Ipazia d’Alessandria.

Giornata Internazionale della Donna: #EachforEqual

È passato più di un secolo dalla celebrazione della prima Giornata Internazionale della Donna. I semi di questa ricorrenza erano già stati gettati a New York nel 1908, quando quindicimila operaie tessili avevano invaso le strade per chiedere giorni lavorativi più brevi, un salario migliore e il diritto di voto. L’anno seguente, il Partito Socialista americano dichiarò l’ultima domenica di febbraio la giornata dedicata alle manifestazioni in favore del suffragio femminile. Nel 1910, l’idea di fare di questa celebrazione una ricorrenza internazionale fu rilanciata dalla socialista tedesca Clara Zetkin nel corso della Conferenza Internazionale delle donne lavoratrici a Copenhagen, e nel 1911 – 109 anni fa – si celebrò la prima Giornata Internazionale della Donna in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera. La scelta dell’8 marzo come data si sarebbe affermata con il tempo. Il tema della Giornata Internazionale della Donna 2020 è #EachforEqual: il compito di demolire stereotipi di genere e pregiudizi inconsapevoli, di allargare lo sguardo alle varie condizioni femminili, di valorizzare il lavoro delle donne e migliorarne l’esercizio dei diritti non spetta alle donne soltanto, ma a tutti. Ma siamo sicuri che il messaggio sia chiaro a tutti? Perché nel 2020 noi donne ci ritroviamo a lottare per una cosa così semplice? Il perché è ancora così lontano da una risposta concreta.

Ipazia d’Alessandria:la matematica greca che morì per amore del sapere

Ipazia (in greco antico: Ὑπατία, Hypatía, in latino: Hypatia; Alessandria d’Egitto, 350/370 – Alessandria d’Egitto, 8 marzo 415) è stata una matematica, astronoma e filosofa greca antica. Rappresentante della filosofia neo-platonica, la sua uccisione da parte di una folla di cristiani in tumulto, per alcuni autori composta di monaci detti parabolani, l’ha resa secondo il teosofo Augusto Agabiti una «martire della libertà di pensiero». Della sua famiglia si sa poco nulla, sicura è l’esistenza di un fratello, Epifanio, ma nulla più. Matematica, astronoma e filosofa, come aveva già attestato il padre, Ipazia aveva tutti i titoli per succedere al padre nell’insegnamento di queste discipline nella comunità alessandrina, nella tradizione del glorioso Museo fondato quasi 700 anni prima da Tolomeo I Soter. Anche se il vecchio Museo non esisteva più da quando era andato distrutto al tempo della guerra condotta da Aureliano, la tradizione dell’insegnamento delle scienze mediche e della matematica era però continuata ad Alessandria, mantenendo intatto l’antico prestigio, come conferma anche Ammiano Marcellino e Ipazia, già almeno dal 393, era a capo della scuola alessandrina, come ricorda Sinesio, giunto ad Alessandria da Cirene per seguirvi i suoi corsi. Ipazia «era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo, a succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino e a spiegare a chi lo desiderava tutte le scienze filosofiche. Per questo motivo accorrevano da lei da ogni parte tutti coloro che desideravano pensare in modo filosofico». Donna che pensa fa paura e come si sa, in qualche modo avrebbe dovuto tacere. Il contesto in cui avviene l’omicidio di Ipazia è dunque quello di un conflitto fra Oreste e Cirillo. Secondo alcuni storici cristiani, Ipazia sarebbe stata diffamata, e accusata con calunnia di essere una delle cause di questo conflitto. Riferisce infatti lo storico della Chiesa Socrate Scolastico che [Ipazia] «s’incontrava alquanto di frequente con Oreste, l’invidia mise in giro una calunnia su di lei presso il popolo della chiesa, e cioè che fosse lei a non permettere che Oreste si riconciliasse con il vescovo». Tracce di queste voci che screditavano la reputazione di Ipazia sono visibili nella Cronaca di Giovanni di Nikiu, un vescovo cristiano copto attivo ad Alessandria nel VII secolo, secondo cui Ipazia era una strega. L’omicidio di Ipazia serviva a dare una lezione e un avvertimento ai pagani che ancora occupavano alcuni posti chiave nell’amministrazione della città e che tentavano di mantenere in vita la cultura ellenica. Che sia colpa della chiesa o sia colpa dell’ignoranza del popolo è giusto morire solo perché una donna sa pensare?

#EachforEqual: che cos’è e perché nasce

“Each for Equal” è infatti una sfida collettiva: abbattere gli stereotipi di genere e i pregiudizi anche inconsapevoli, consentire un sempre miglior esercizio dei diritti delle donne, valorizzare il loro lavoro ed i loro talenti è un dovere non solo delle donne ma di tutti. Ognuno di noi, con le proprie azioni, con la costante attenzione nei comportamenti, nel modo di ragionare e, quindi, di parlare può avere un impatto positivo sulla società e aiutare a costruire un mondo basato sull’equità di genere. In questi giorni difficili, in cui coraggio, impegno e responsabilità sono più che mai parole importanti non tiriamoci indietro: siamo ancora molto lontani dal poterci fermare. Ciascuno con le proprie azioni individuali, con un continuo esercizio nelle conversazioni, nei comportamenti e nel modo di ragionare può avere un impatto positivo sulla società e aiutare a costruire un mondo basato sull’equità di genere. Siamo ancora molto lontani dal poterci fermare, come vi mostriamo nelle  prossime immagini. l’obiettivo è una mobilitazione globale per porre fine alla violenza di genere e chiedere a gran voce giustizia economica e rispetto dei diritti, l’autonomia nelle scelte sessuali e riproduttive e la giustizia climatica. E noi donne siamo pronte ad urlare al mondo “Me ne frego” degli stereotipi come ci invita a fare Achille Lauro?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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