Il Superuovo

Donna clitoridea e donna vaginale: Carla Lonzi ci parla di sessualità e oppressione

Donna clitoridea e donna vaginale: Carla Lonzi ci parla di sessualità e oppressione

Che rapporto intercorre fra sessualità e oppressione? Quale quello fra donna “vaginale” e donna “clitoridea”? Leggiamo Carla Lonzi, una delle pensatrici più dirompenti del XX secolo.

Fonte: Il Manifesto

Dell’esplosività del pensiero della Lonzi sono esempio diretto i titoli dei suoi scritti, come “Sputiamo su Hegel” e “La donna clitoridea e la donna vaginale”. Due testi dal forte carico critico; l’obiettivo? Distruggere la cultura maschilista e spostare l’attenzione sull’oppressione fra sessi. Si parla di femminismo attraverso un’attentissima osservazione del mondo delle relazioni fra gli uomini e le donne, protagonista nella storia del femminismo italiano.

CARLA LONZI E LE DONNE DI RIVOLTA FEMMINILE

Il punto di partenza di questo squarcio sul femminismo italiano potrebbe essere la figura stessa di Carla Lonzi. Brillante critica d’arte, nel 1970 lascia la carriera per dedicarsi al femminismo. Nella prefazione:

“Questi scritti, […] segnano le tappe della mia presa di coscienza dalla primavera del ’70 ai primi del ’72, stimolata dalla scoperta del femminismo nel mondo e dai rapporti con le donne di Rivolta Femminile.”

Il suo impegno, come anche lei si occupa di specificare, è tutt’altro che teorico: sarà, infatti, fondatrice del gruppo Rivolta Femminile e di una casa editrice, “Scritti di Rivolta Femminile”.

Un esempio dell’impegno culturale del gruppo fondato dalla Lonzi, è il Manifesto. Ecco che, nel caldo torrido di un’estate romana, spuntano, sui muri della capitale, le copie del manifesto redatto da Carla Lonzi, Carla Accadi, Elvira Banotti ed il resto del gruppo. In apertura, una citazione dell’attivista francese Olympe de Gouges ed a seguire la lista di precetti femministi, alla base della loro lotta. Gli argomenti spaziano dalla sessualità della donna all’oppressione femminile, spacciata per “naturale”. Si criticano i “migliori” della storia, si distruggono le autorità di Marx, Lenin e Freud, si distrugge la cultura patriarcale. Quello che il femminismo di Rivolta Femminile rivendicava era l’eco delle lotte del ’68, una ben poco timida impronta rivoluzionaria nell’Italia del Dopoguerra, ma, attenzione, che prese le distanze anche dalla lotta operaia.

LA QUESTIONE DELL’ABORTO E L’OPPRESSIONE DELL’ATTO SESSUALE

La riflessione della critica partiva proprio dall’osservazione dei movimenti di lotta operaia del periodo.

“La quasi totalità delle femministe italiane dava più credito alla lotta di classe che alla loro stessa oppressione.”

Mossa dallo spirito di promuovere maggiore attenzione al problema dell’inferiorizzazione femminile, Lonzi si spinse oltre le semplici spiegazioni religiose, filosofiche, artistiche (di suo particolare interesse), trovando la risposta nella sfera sessuale. A partire da una riflessione sulla questione dell’aborto, esplicata nel testo “Sessualità femminile e aborto”, la filosofa si domandò quale fosse il prezzo della soddisfazione sessuale maschile a discapito del volere della donna. Ciò che intuì fu che, forse, la motivazione dell’ “oppressione naturale” risiedeva nei ruoli di genere durante l’atto procreativo e che la chiave dell’emancipazione femminile potesse essere ritrovata in un’analisi prettamente fisica.

Nello scritto “La donna clitoridea e la donna vaginale”, Carla Lonzi identifica due categorie, basate sulla conformazione fisica dell’apparato riproduttivo femminile: una legata alla clitoride, sede del piacere, ed una legata alla vagina, punto di partenza della fecondazione.
Mentre nell’uomo, piacere e riproduzione confluiscono nello stesso organo, nella donna i due momenti sono comunicanti ma non direttamente connessi.

“Avere imposto alla donna una coincidenza che non esisteva come dato di fatto nella sua fisiologia è stato un gesto di violenza culturale.”

IL MODELLO SESSUALE E L’EMANCIPAZIONE DELLA DONNA CLITORIDEA

È stato, quindi, imposto un “modello sessuale” prettamente fallocentrico, che ha tradito la donna e le ha imposto una cultura di complementarietà all’uomo, di subordinazione.
Importantissimo per comprendere il pensiero della scrittrice è il contesto nella quale scrive: siamo nel vivo della rivoluzione sessuale.

Infatti, quale fu la risposta di Lonzi? La rivalutazione della differenziazione fra piacere e riproduzione, la distinzione che vive nel corpo femminile: riprendere il piacere clitorideo, farlo protagonista, non più secondario e transitorio. Il discredito del piacere clitorideo deriva dalla non-funzionalità al modello genitale maschile: quella proposta è un’emancipazione tramite l’atto sessuale.

Quella descritta è una violenza culturale, una forzatura, un’imposizione, che ha portato alla svalutazione del piacere femminile – e frasi davvero superficiali del tipo “le donne non raggiungono mai l’orgasmo!” – o ad identificare la donna clitoridea come “frigida”, parola di Freud stesso. Insensibile, infantile, bambinesca, frigida, appunto, colei che sarebbe la rovina del matrimonio e del rapporto eterosessuale monogamico, colei che deve essere lapidata pubblicamente ed additata con i termini con i quali tutti hanno dimestichezza.

La riflessione femminista espressa in questo scritto ha un respiro ampissimo, difficilmente sintetizzabile, ma sicuramente di grande spirito e che può, naturalmente in conformità con gli ultimi sviluppi culturali, ancora fungere da monito nella lotta alla subordinazione femminile. L’auspicio è forte e chiaro: emanciparsi dai ruoli oppressivi e retrogradi che hanno permesso la costruzione del mondo che adesso viviamo.

 

 

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