Dal Platone lottatore di pancrazio a de Coubertin, lo sport è un processo formativo

Con l’anniversario della morte di Pierre de Coubertin, andiamo a ripercorrere le idee di fondo che hanno accomunato il francese e l’antico filosofo greco.

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I greci antichi hanno avuto sempre l’obiettivo di curare l’educazione degli uomini a 365 gradi, dall’aspetto fisico fino alla mente. De Coubertin, storico di professione e amante del mondo greco, ha avuto il pregio di rimettere al centro lo sport secondo la cultura greca antica.

Il barone de Coubertin

Charles Pierre de Frédy, barone di Coubertin è conosciuto per avere fondato i giochi olimpici moderni, incominciati ad Atene nel 1896. Il barone de Coubertin riconosceva nello sport un valore alto a livello educativo grazie alla sua esperienza fatta alla Rugby School e alcuni college anglo-americani. Il barone de Coubertin fece un’attività di ricerca su campo pedagogico ponendo il focus sul valore dello sport per la formazione dei giovani e cittadini per la società . Venne influenzato dal pensiero del teologo e pedagogo inglese Thomas Arnold, quest’ultimo non era un grande appassionato ma ne riconosceva il suo potenziale educativo. Lo sport era fondamentale nel processo formativo del ragazzo perché insegnava ad avere forza di volontà, ad essere fiducioso in se stessi e nel totale rispetto degli avversari (fair-play). Ma risulta molto probabile che l’importanza dello sport venisse dal romanzo Tom Brown’s School Days di Thomas Hughes, letto da de Coubertin nel 1872, più che dal pensiero del pedagogo inglese. De Coubertin era convinto che la forza d’animo, la fiducia in se stessi e lo spirito di fair play, raggiungibili con maggiore semplicità attraverso lo sport, ​potessero essere uno strumento per educare e preparare i giovani alle sfide del futuro. De Coubertin riconosceva come lo sport era afflitto da un pregiudizio relativo alla sua minore importanza rispetto alla componente intellettiva dell’uomo, sebbene un elemento fondamentale nella crescita personale della gioventù, grazie al quale veniva agevolato lo sviluppo di valori sociali e culturali con cui superare le difficoltà e gli avversari, incidendo così attivamente sul carattere degli individui. Grazie agli incontri sportivi gli atleti riuscivano ad accettare il risultato qualunque esso sia  perché per il fondatore delle Olimpiadi moderne, la competizione stessa e la lotta per superare il proprio avversario erano più importante della vittoria. La celebre frase del barone: 

“L’importante nella vita non è il trionfo ma la lotta. L’essenziale non è aver vinto, ma aver lottato bene”

De Coubertin sostenne poi che anche per gli adulti lo sport rivestisse un notevole valore, in quanto lo considerava un mezzo con cui ottenere un “intenso piacere fisico” e riteneva che il pregio più grande dell’esercizio atletico fosse il suo essere un efficace “calmante” per coloro più inclini alla collera, i quali sviluppavano contemporaneamente sia il tono muscolare sia un maggiore autocontrollo attraverso la disciplina e le regole sportive. Benché appartenesse da generazioni al ceto nobile della popolazione, Pierre de Coubertin considerava lo sport come un importante strumento sociale che avrebbe favorito i valori della democrazia, con competizioni e prestazioni che superavano i confini di classe senza tuttavia provocarne commistioni, guardate con avversione dal pedagogo francese.

Pierre de Coubertin: un barone, una storia per lo sport | Time Magazine

Platone il pancrazista

Già nel pensiero greco il valore sportivo veniva riconosciuto importante nel processo educativo. I grandi filosofi del passato (di provenienza aristocratica o ricca) si allenavano alla cura nel corpo riconoscendo l’unità dell’organismo umano. Tra questi pensatori non si può non pensare ad Aristocle, conosciuto con il soprannome di Platone, cioè “colui che ha le spalle larghe”. Platone era un lottatore di pancrazio (un’ antenato delle odierne MMA), che lo introdusse all’interno della sua Accademia riconoscendo il suo valore formativo. Tra lo studio della matematica e filosofia, si faceva anche lotta. Sia nei dialoghi La Repubblica che ne Le Leggi, Platone valuta l’importanza dell’attività fisica come vettore per l’educazione.

Dopo la musica e la poesia, è attraverso la ginnastica che i giovani devono essere addestrati. (…) È quindi necessario che fin dall’infanzia, e per tutta la loro vita, siano rigorosamente addestrati in quest’arte.

L’obbiettivo principale di Platone, di come tutta la filosofia greca, è raggiungere la kalokagathìa, cioè il raggiungimento della perfezione massima tra le virtù morali e la bellezza fisica. Simone Regazzon che ha scritto un libro a riguardo La palestra di Platone dice:

” la filosofia con Platone nasce in palestra, ossia in un ginnasio dove c’era una assoluta continuità tra esercizi fisici e dialogo, non a caso Platone era un famoso lottatore, il cui nome, Platone, è un soprannome dato dal suo maestro di lotta, che significa “colui che ha le spalle larghe” […] questo è molto attuale perché le neuroscienze ci dicono che la mente è incarnata e pensa con il corpo e la filosofia deve misurarsi con queste scoperte scientifiche e non può restare ferma alla dicotomia cartesiana tra mente e corpo: noi siamo una mente incarnata e la filosofia deve cominciare a pensare attraverso il corpo” 

 

La più antica arte di compatimento: il Pancrazio – Mondomarziale – Spia il  Mondo

Mens sana in corpore sano

In fin dei conti Pierre de Coubertain non ha inventato nulla di nuovo ma ha permesso di riscoprire un mondo che si era perso da tante stratificazioni storiche.  Se si pensa al dualismo cartesiano, lo si può considerare come la ciliegina sulla torta di una concezione che ha accompagnato l’Europa da molto prima di Cartesio, la divisione tra anima e corpo. Oramai è constato dalla stessa ricerca scientifica l’influenza dell’attività fisica sulle stesse funzioni cognitive, si pensi come gli atleti professionisti hanno grandi capacità come concentrazione, velocità di risposta ecc.. mostrando come sulla base di certi esercizi,  il cervello si modifica e ringrazia per i benefici che apportano.

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