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Doflamingo: il grande sovrano per Hobbes che fa le veci del Leviatano

Nella saga di Dessrosa, in One Piece, si coglie a pieno la figura di Doflamingo, è lui il sovrano di Hobbes?

 

One Piece ha abituato i suoi fan ad una lettura, o visione, mai banale e piena di riferimenti storici, geografici e filosofici. Si analizzerà come la dottrina Hobbesiana troverà spazio nell’opera di Oda.

Hobbes e il sovrano assoluto

Il filosofo inglese, noto soprattutto per le sue teorie politiche, è un forte sostenitore dell’assolutismo come garante di pace e longevità di uno stato degno di questo nome. L’opera che racchiude a pieno tale concezione è il Leviatano, pubblicato la prima volta nel 1651 e, una seconda volta, nel 1658 in un’edizione latina. Hobbes definisce in modo chiaro quanto sia importante la sottomissione, da parte del popolo, in uscita dallo stato di natura dell’Homo homini lupus, al sovrano che esso stesso nomina al fine di preservare l’unica cosa che abbia davvero un valore, la vita. Va comunque fatta attenzione quando si parla dell’assolutismo di Hobbes poiché, seppur sia la Monarchia la forma ideale secondo il filosofo, lo stato è comunque una sorta di ente formato dall’unione di tutti gli individui che perdono il loro titolo di essere singolare per qualcosa di più grande se non immenso. Una sorta di Dio che si è fatto carne, da qui l’immagine copertina del libro.

Perché Doflamingo è un grande sovrano per Hobbes?

In Doflamingo si possono scorgere molti tratti del sovrano assoluto di Hobbes. Innanzitutto le origini di questo individuo, simili a quelle di una divinità, discendente di una dinastia di estrema importanza nel mondo di One Piece poiché facente parte dei cosiddetti Draghi Celesti, nobili fondatori delle più importanti istituzioni. Altro punto a favore del nobile pirata è sicuramente il modo in cui appare dinanzi al popolo di Dessrosa, come un salvatore, l’unico in grado di garantire la pace in un momento di estrema difficoltà. I cittadini quindi non hanno altro da fare se non chiedere aiuto all’unico in grado di salvarli per poi sottomettersi totalmente alla sua volontà. Doflamingo, vestendo gli abiti dell’eroe, prende il potere del regno imponendo una forte autorità in grado, inoltre, di avere il massimo rispetto e amore dai suoi sudditi. Si nota allora quanto sia vicina tale figura a quella del Leviatano, sia per la parvenza divina del sovrano sia per la forte autorità che esso trasmette allo stato.

La caduta del Monarca assoluto: Morto un Re se ne fa un altro

Nelle fasi finali della saga, la forza dello stato viene meno a causa di un fattore molto importante: non è più assicurata la pace. Di fatti, nelle ultime battute, quando vengono rivelati gli orrori che si celano dietro la falsa felicità del regno di Dessrosa, Doflamingo perde l’appoggio del popolo e ciò è la causa della sua caduta. Hobbes vedeva nella caduta del sovrano principalmente due cause: Indebolimento dato dal non centralismo del potere, nel caso di uno stato composto da un’assemblea, oppure, perdita da parte del monarca del titolo di unico in grado di salvaguardare la vita del popolo.

Dopo la caduta del sovrano vi è per Hobbes un’unica via percorribile, il ritorno allo stato di natura. Il popolo, liberato dagli obblighi che ha verso il sovrano, torna allo stato di natura fino a quando non si troverà nella condizione di formare nuovi patti e di scegliere un nuovo sovrano. In One piece questo tratto della filosofia politica dell’Inglese è rappresentato da una tattica che fa, di Doflamingo, un grande stratega, quella di mettere nelle mani del popolo la possibilità di salvarsi eliminando coloro che hanno comportato il declino del Reame. Volendo analizzare le azioni degli abitanti del regno, si nota come questi però siano semplicemente terrorizzati da un sovrano che li mette gli uni contro gli altri, creando così, quasi come se fosse un ossimoro, artificialmente quello che è lo stato di natura. Come è ovvio che sia, questo terrore è così grande da spingere i cittadini a rivolgersi a nuovi salvatori al fine di togliere di mezzo un sovrano che ha rivelato il suo volto criminale e di preservare la propria esistenza. In fin dei conti, ciò che porta a pensare la saga di Dessrosa, è come sia comunque nelle mani del popolo la scelta di aggrapparsi alla forza di un solo individuo, valutando la monarchia non come se potesse essere nient’altro se non una forma di Tirannide, ma come l’unione del desiderio di più individui a preservare la presenza sulla terra di se stessi e dei propri cari, così come la intendeva Thomas Hobbes.

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