Il Superuovo

Divina sì, ma anche bizzarra: scopriamo una nuova Commedia alla luce del nonsense

Divina sì, ma anche bizzarra: scopriamo una nuova Commedia alla luce del nonsense

Ci sono fatti nella Divina Commedia che non hanno proprio senso, ma quali sono i casi più eclatanti?

 

 

Si sente molto parlare di Dante Alighieri in questi giorni, della grandezza e della genialità del poeta fiorentino, tanto che riesce a rinnovare lo stupore ad ogni nuova lettura della sua opera, ma anche Dante non era esente agli abbagli. È molti importante infatti inserire gli autori nel loro contesto storico perché se ne capiscano meglio gli errori, spesso banali per noi, ma che risultavano coerenti nella loro epoca. Ed anche comprendere il loro non-senso odierno. 

Questi sbagli possono persino sembrare ridicoli ed in fondo rendono anche più comprensibile la dimensione umana e fallace del “sommo poeta” ed in fondo, non levano niente alla sua figura, anzi ne accrescono la sua umanità, e ce lo fanno apprezzare ancora di più. 

1. I castori sono carnivori

Sembra impossibile, anche solo guardando gli incisivi dei castori, pensare che potessero essere definiti come carnivori eppure per Dante e la simbologia medievale era proprio così: si credeva che, immergendo la loro coda nell’acqua, secernessero un grasso che attirava i pesci e per poi catturarli. È presente in Inf. XVII, v. 22.

Per comprendere meglio il perché di questa credenza è importante sottolineare che molti animali  possedevano dei significati simbolici, si parla infatti non di zoologia in quanto tale bensì di zoologia “morale”. Esempio celebre ne è il Physiologus, scritto tra il II e il III sec. d. C., che ancora dettava legge in quanto alla conoscenza degli animali. Al suo interno scopriamo anche, ad esempio, che i leoni resuscitavano i loro cuccioli con il respiro e che le donnole partorivano dalle orecchie. Bizzarro ma vero.

 

 

2. Ulisse non è mai tornato ad Itaca 

Dante non aveva mai letto Omero, e quindi non aveva nemmeno mai letto l’Iliade e l’Odissea, poteva soltanto fidarsi degli altri. Non poteva pertanto sapere cosa fosse successo ad Ulisse se non tramite delle fonti latine. Il punto è che per il mondo classico degli “auctores”, cioè degli autori degni non solo di fama ma anche di fede, citati da Dante proprio nel IV canto dell’Inferno, il ritorno di Ulisse ad Itaca era così scontato da non parlarne nemmeno. Dante si trova quindi in una situazione scomoda e decide di “inventare” la storia del “folle volo” dell’eroe greco, che appunto parte dal Circeo e non da Itaca. Del resto la traduzione dal greco era stata poi commissionata a Leonzio Pilato da Petrarca e Boccaccio. Non è colpa di Dante alla fine, ma del suo tempo.

 

3. In paradiso ci sono delle cortigiane

Francesca è punita per l’eternità nel girone dei lussuriosi per aver baciato ed essersi innamorata di Paolo Malatesta, fratello del marito di lei, Gianciotto, il cui nome è un programma. Poi, tra l’altro, viene anche uccisa in maniera brutale. Una dona che era stata promessa in sposa ma il cui marito aveva la facoltà di tradirla senza subire alcuna punizione. Ora a noi contemporanei la cosa appare eccessiva soprattutto se si viene a scoprire che nel IX canto del Paradiso è inserita sia la figura della meretrice di Gerico Raab, sia Cunizza da Romano, il cui passato da cortigiana non viene affatto celato, anzi quasi mostrato. Però lo dice anche lei, questa cosa è un po’ strana: “che parria forse forte al vostro vulgo”. A distanza di settecento anni al volgo questa cosa appare ancora come bizzarra, ma le scelte di Dio, e di Dante, spesso rimangono insondabili. 

4. Anche in Dante c’è il fuso orario 

Dante parte per il suo viaggio il 25 Marzo del 1300, circa al tramonto, e termina a mezzogiorno del 30 Marzo. All’inferno ci rimane fino alla sera successiva e per risalire fino all’Eden impiega ventuno ore, ma guadagna dodici ore per via del differente fuso orario tra un emisfero e l’altro, quindi arriva all’Eden alle 7:30 del 26 Marzo, ora locale, che sarebbero le 19:30 dello stesso giorno a Gerusalemme. E non dimentichiamoci poi che soffre anche per la mancanza di sonno.  Sul Purgatorio, la notte, che non è rischiarata dalla luce divina e quindi non permette il cammino, dorme anche, regalandoci stupendi sogni. Attraversa poi i cieli fisici in 19 ore e la visione dell’Empireo dura un tempo mistico incalcolabile, ma che gli permette comunque di essere a casa a mezzogiorno del 30 Marzo, giusto in tempo per il pranzo della domenica.

 

 

 

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