Il Superuovo

Disuguaglianze di genere e “glass ceiling”: ce ne parla il documentario di Sophie Bissonnette

Disuguaglianze di genere e “glass ceiling”: ce ne parla il documentario di Sophie Bissonnette

Al giorno d’oggi le disuguaglianze di genere continuano ad essere presenti e particolarmente pesanti, configurando una realtà dove la donna appare ostacolata sia a livello personale che lavorativo.

Salari diversi per le stesse occupazioni professionali, ostacoli nel percorso occupazionale, lavoro familiare. Queste sono solo alcune delle fisionomie in cui si declina la disuguaglianza di genere, un fenomeno che perdura ancora oggi e con cui ogni donna si trova a dover fare i conti.

Disuguaglianza di genere sul posto di lavoro

La sfera lavorativa è sicuramente uno degli ambienti in cui si manifesta con più forza il problema della disuguaglianza di genere. Secondo alcune ricerche, la media europea dei salari percepiti dagli uomini supera del 16% quella delle donne, generando una disparità non trascurabile. Si parla in questo caso di gender pay gap, che corrisponde alla differenza che si verifica, a parità di mansione, tra lo stipendio di un uomo e quello di una donna.  Occorre distinguere il gender pay gap grezzo, ovvero il divario che si basa sulla retribuzione lorda oraria, ed il gender pay gap complessivo, che oltre a valutare la retribuzione vuole prendere in analisi anche il tasso di occupazione, il livello di istruzione, i ruoli occupati ed il settore d’impiego interessato. Se analizziamo la situazione italiana prendendo in considerazione il primo indicatore possiamo constatare che lo scarto retributivo tra i lavoratori e le lavoratrici italiane ammonta al 5%, ma se ci addentriamo nella riflessione su questo tema facendo uso del secondo indicatore, veniamo a conoscenza che la differenza di salario tra uomini e donne ammonta al 44%, che se paragonato alla media europea del 39% denota una situazione ben lontana dall’essere positiva. Sebbene siano stati fatti dei passi in avanti poi, anche il divario occupazionale di genere è tutt’altro che sparito e l’Italia è tra i paesi appartenenti all’Unione Europea in cui tale disparità si mostra più prepotentemente, registrando 19,6 punti di differenza tra occupati uomini e donne. Ancora prima di ottenere il posto di lavoro, le donne si scontrano con realtà discriminatorie, basti pensare alla classica domanda che viene posta durante i colloqui di lavoro “Lei signora vorrebbe avere figli? Ha intenzione di sposarsi?“.

I congedi parentali

Un aspetto che influisce sulle disuguaglianze di genere è anche quello relativo al congedo parentale, che spesso appare sbilanciato nei confronti della donna rispetto che all’uomo, creando dei problemi relativi al reinserimento nell’ambito lavorativo. Se diamo uno sguardo all’attuale situazione europea, notiamo che se alcuni paesi hanno regolamentato in modo più efficiente questa delicata materia, altri sono rimasti molto indietro. Da questo punto di vista, la Spagna dimostra di aver adottato misure molto positive, con giorni di congedo equivalenti per entrambi i genitori. In totale, lo Stato riconosce ad entrambi i genitori il diritto a 16 settimane di congedo, di cui le prime 6 obbligatorie e le restanti 10 favoltative. Nei paesi scandinavi poi, si tende generalmente a garantire quasi un anno di congedo suddividendo le settimane tra i genitori, così come in Germania il congedo parentale ammonta a 12 mesi, che diventano 14 quando il padre ne beneficia per almeno due mesi. In Italia il congedo di paternità è stato introdotto solo nel 2013, ed attualmente i padri hanno 10 giorni di congedo obbligatorio retribuito ed a livello di congedo parentale si parla di 10 mesi da distribuire tra i due genitori entro il compimento del primo anno del/della figlio/a.

 

Il glass ceiling

L’espressione glass ceiling, in italiano “soffitto di cristallo”, è definita da Treccani come “L’insieme di barriere sociali, culturali e psicologiche che si frappone come un ostacolo insormontabile, ma all’apparenza invisibile, al conseguimento della parità dei diritti e alla concreta possibilità di fare carriera nel campo del lavoro per categorie storicamente soggette a discriminazioni” e ad oggi ben si presta alla riflessione in riferimento alle discriminazioni di genere, poiché generalmente le lavoratrici si vedono indirizzati comportamenti e riconoscimenti differenti rispetto ai lavoratori, dovendo affrontare un percorso più tortuoso e ricco di ostacoli qualora decidano di ambire a posizioni occupazionali di vertice. Si parla infatti di sottorappresentazione femminile ai vertici delle strutture gerarchiche. L’espressione “glass ceiling” è stata adottata per la prima volta nel 1978, ma divenne famosa nel 1984 quando Gay Bryant, fondatrice della rivista Working Women, l’ha utilizzata durante un’intervista, affermando che “Le donne hanno raggiunto un certo punto – io lo chiamo il soffitto di cristallo. Sono nella parte superiore del management intermedio, si sono fermate e rimangono bloccate. Non c’è abbastanza spazio per tutte quelle donne ai vertici“. In un documentario del 1992 intitolato “The Glass Ceiling”, Sophie Bissonnette dà voce a questo tema, e sebbene siano passati ben ventinove anni dall’uscita di tale pellicola, ciò che viene rivelato si manifesta ancora oggi. Nelle varie scene vengono rappresentate cinque donne, con impieghi occupazionali, culture e visioni differenti, ma accomunate dalla critica rispetto allo status quo del mercato del lavoro, il quale si delinea eccessivamente sproporzionato a favore degli uomini. Oltre alla questione della disparità salariale, si fa strada anche la riflessione sulla concezione comune di “lavoro maschile” e “lavoro femminile” come due categorie nettamente separate, dove l’uomo può ambire a ricoprire certe posizioni di rilievo, mentre la donna si vede prospettata una gamma di possibilità molto ridotte. Per certi versi, affermare di voler raggiungere un’equità di genere potrebbe risultare del tutto fuori dal tempo, in quanto in virtù passare degli anni, delle evoluzioni e delle innovazioni, questo è un traguardo che dovrebbe essere stato già raggiunto e che ad oggi si dovrebbe mostrare come un fattore ovvio e non come un obiettivo ancora da perseguire. Purtroppo però, le sfide su questo fronte continuano ad essere molte.

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