Il Superuovo

Disobbedienza giovanile e disillusione storica, Jacopo Ortis nella cultura letteraria coeva

Disobbedienza giovanile e disillusione storica, Jacopo Ortis nella cultura letteraria coeva

Nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis Foscolo raccontava la ribellione di un giovane intellettuale, intollerante nei riguardi di un ordine antico e colmo di vagheggiamenti e miraggi, fomentati da un’età di radicali mutamenti, e come il suo eroe, sperimentata una scottante delusione storica, attraversasse fasi di avvilimento, di ripiegamento, di angoscia, sino a pervenire al nichilismo e all’autodistruzione. Si tratta di elementi che si sono mostrati altre volte nel corso della storia, sia pur, come è ovvio, in condizioni socio-storiche mutate. L’accostamento che ci fa sentire più direttamente vicino il personaggio di Jacopo Ortis è con la ribellione giovanile degli anni 1968-1977, la quale, con la sua tensione astratta e con i suoi contraccolpi di delusione e frustrazione, ha dato luogo a ripiegamenti nell’irrazionale o a soluzioni autodistruttive. Sono tematiche che la letteratura degli anni ’80 del Novecento ha trattato, in particolare nelle opere di giovani autori che avevano vissuto quelle esperienze o comunque si erano formati in quei contesti.

Ugo Foscolo, biografieonline

Andrea De Carlo e la rivolta studentesca come fugace liberazione

Nel suo Due di due, Andrea De Carlo raffigura l’intero processo che va dall’illusione rivoluzionaria alla disillusione, con l’obiettivo di tracciare un degno affresco generazionale. Al centro del racconto vi sono due giovani scolari del ginnasio, anno scolastico 1968, i quali provano un’intolleranza totale nei confronti della scuola, avvertita come manifestazione della città industriale caotica, squallida e invivibile, e più in generale di un’Italia radicalmente trasfigurata dall’industrializzazione. La rivolta studentesca si presenta loro come un’inattesa liberazione di energie vitali represse, che permette di instaurare nuove relazioni umane e di vagheggiare modi di vita alternativi.

Ma l’iniziale fervore, col suo slancio ottimistico e utopico, va rapidamente verso la più cocente delusione, dinnanzi alla degenerazione del movimento spontaneo degli studenti, che si involve in una serie di “partitini” a loro volta autoritari, dogmatici e settari. A questo punto i destini dei due amici si dividono. Guido, il più inquieto e geniale dei due, attraversa una serie di fughe in paesi lontani, di esperienze vitali disordinate, sempre corroso da un’insoddisfazione e da un’inquietudine che non trovano mai requie. L’altro, voce narrante della storia, a seguito di un iniziale sbandamento con la droga trova la sua strada rifiutando la civiltà industriale e rifugiandosi in campagna, dove si dedica all’agricoltura biologica e riesce a comporsi un equilibrio esistenziale nella famiglia da lui costituita.

Le vie dei due amici si incrociano nuovamente, ma l’inquieto Guido non riesce a trovare la pace a contatto con la campagna e va incontro a una sorte tragica, in un incidente automobilistico. Guido, con la sua rivolta, le suoi angosce e la sua soluzione autodistruttiva, si presenta dunque come una sorta di Jacopo Ortis gettato nella seconda metà del Novecento: i caratteri fondamentali dell’eroe romantico in lui compaiono tutti, sebbene assumano una fisionomia propria, definita dal diverso contesto storico.

Il romanzo di Andrea De Carlo, ilfascinodegliintellettuali.it

Pier Vittorio Tondelli e la fuga verso un altrove mitico e utopico

Se De Carlo concentra la sua analisi sulla ribellione e la delusione giovanile con il freddo distacco del resoconto storiografico e sociologico (il personaggio che racconta ripercorre la sua esperienza a distanza di anni, quando ormai è approdato ad un’equilibrata maturità), Pier Vittorio Tondelli in Altri libertini riversa bensì nelle sue pagine tutta la visceralità fulminea del vissuto, con un linguaggio magmatico che risente non solo dello slang giovanile ma anche del lessico della musica rock. Il libro consta di una serie di ritratti di giovani di diverse condizioni sociali, uniti dall’irrequietudine, sradicamento, rifiuto totale della società perbenistica,  che induce a provare esperienze estreme e trasgressive sul piano del sesso e della droga. Il presupposto di suddetti atteggiamenti è un’altra “delusione storica”, il riflesso psicologico seguito all’ultimo focolare della rivolta giovanile del 1977.

Rilevante in tale direzione è specialmente l’ultimo testo, Autobahn, che funge da epilogo del libro e insieme da dichiarazione poetica. Il soggetto monologante, un giovane intellettuale “alternativo”, a quanto si può intuire dal testo, ha partecipato al movimento del ‘77 e adesso, negli anni del cosiddetto “riflusso”, in cui lo slancio che aveva contraddistinto un decennio di lotte giovanili si è dissipato, patisce un senso di soffocamento, di depressione mista a insofferenza rabbiosa. Sono infatti anni contrassegnati dal conformismo perbenistico, dal consumismo smodato, dal carrierismo, dalla ricerca ostinata del successo e della ricchezza con ogni mezzo. Il rifiuto del giovane si mostra in un moto di fuga verso un “altrove” mitico e utopico, attraverso una folle corsa in auto nella notte, in cerca di libertà, autenticità, pienezza vitale. Ma in tale corsa risulta facile intuire anche un inconfessato impulso autodistruttivo: con il quale le componenti della sindrome romantica ribellione-delusione-morte, “alla Jacopo Ortis”, vanno a braccetto.

Il romanzo di Tondelli, amazon.it

Aldo Busi e la trasgressione sessuale come liberazione

Una fuga dalla società è anche quella del protagonista del Seminario della gioventù di Aldo Busi, che negli anni Sessanta-Settanta vagabonda per l’Europa conducendo una vita irregolare e precaria, sopravvivendo attraverso i lavori più disparati. Il rifiuto del sistema sociale si manifesta soprattutto attraverso la trasgressione sessuale. L’omosessualità del giovane è un modo per far emergere tutta l’ipocrisia che si nasconde dietro la pretesa rispettabilità del mondo borghese, tutta la bestialità celata dietro le apparenze del perbenismo. Il protagonista, rovesciando i modelli della vita corrente, rifiuta di farsi immobilizzare in un’immagine definita e in un ruolo, vuole mantenersi infinitamente disponibile nella propria mutevolezza, che è garanzia vera di libertà.

Il libro di Busi, adelphi.it

Le propensioni autodistruttive

Come si può notare, in questi eroi giovanili, dietro alle diverse manifestazioni di rifiuto e di ribellione, dietro agli atteggiamenti aggressivi rivolti contro il mondo esterno, si rivela costantemente una forte componente autodistruttiva: il protagonista di De Carlo si schianta con la sua auto contro un palo, una fine in un certo modo voluta e cercata, una forma di suicidio mascherato; quello di Tondelli, oltre ad esprimere la sua ricerca di libertà con la corsa a velocità folle nella notte, si abbandona alla droga e all’alcool; quello di Busi, che si analizza con elegante lucidità, definisce la sua vita errabonda come «un disperatamente frivolo cupio dissolvi [desiderio di dissolvimento]». L’autoannientamento, come nell’eroe foscoliano dell’età post-rivoluzionaria, è lo sbocco fatale della delusione storica.

Un gruppo di punk negli anni ’70, altruista.org

Enrico Brizzi e la fine del “titanismo” della disobbedienza giovanile

Un atteggiamento diverso si riscontra in un eroe giovanile di un’altra generazione, il protagonista di Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi. Sono passati parecchi anni dalle esperienze delle rivolte giovanili, quindi la situazione rappresentata è di gran lunga di versa. La ribellione del giovanissimo protagonista ricalca bensì gli schemi del passato, manifestandosi come rifiuto delle basilari istituzioni della società: la scuola, vista come modello di conformismo e passività, che soffoca ogni autonomia di giudizio con insegnamenti aridi; la famiglia, ipnotizzata dalla televisione e ridotta a un insieme di larve depersonalizzate; la Chiesa, dominata dall’ipocrisia; i partiti politici, i cui esponenti vengono presentati come borghesi ipocriti e bugiardi. Ma il rifiuto del protagonista, Alex, non diviene mai ribellione aperta, non si traduce in gesti di radicale rottura; anzi, a quel mondo pur estraneo il ragazzo si adatta in tutto e per tutto, esteriormente, per ricavarsi una nicchia di libertà personale, che si invera nei rapporti sentimentali e nella musica.

Il conflitto con il contesto sociale si risolve in forme ludiche, giocose e lievi. Il protagonista è ben lungi dal mettere in questione la propria esistenza abituale: la sua è piuttosto un’estraneità irridente, ed insieme rinchiudersi appagato nel bozzolo protettivo dell’adolescenza, con i suoi dischi, libri, capi d’abbigliamento d’obbligo (il consumismo è praticato senza alcun senso di colpa) e con i propri rituali giovanili. Del tutto superato è anche il sesso come mezzo di contestazione dei tabù sociali e come rivendicazione di libertà: la storia d’amore di Alex è curiosamente tradizionale, del tutto platonica e sublimata.

Libro, autore e film di un capolavoro che ha segnato una generazione, ciaksilegge.liberiamo.it

La ribellione giovanile perde così quella connotazione romanticamente titanica e tragica al tempo stesso che possedeva negli anni della contestazione e che poteva far sentire i protagonisti di De Carlo, Tondelli e Busi ancora sostanzialmente vicini, al di là della loro limitazione fenomenica, a Jacopo Ortis. È il rifiuto come si può manifestare nell’età del postmoderno.

 

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