Dimmi il tuo nome e ti dirò chi sei: 8 nomi rivelatori in letteratura

Quante volte abbiamo cercato il significato del nostro nome su qualche libro o sito internet? Questa curiosità deriva dal fatto che da sempre si pensa che il nome possa svelare qualcosa riguardo la persona che lo porta.

(www.thoughtco.com)

Soprattutto in letteratura il nome è molto importante, in quanto molto spesso è indicatore di caratteristiche del personaggio che lo possiede ed è chiave di lettura delle idee dell’autore. Da Cecco Angiolieri a Dante, da Petrarca a Galileo Galilei e infine a Montale vediamo i significati che si nascondono nei nomi dei protagonisti dei loro componimenti.

(www.wired.it)

Beatrice e Pietra

Beatrice è la celebre donna amata da Dante ed esaltata tra le righe della “Vita Nuova” e della “Divina Commedia”. Certamente anche la donna in carne e ossa si chiamava Beatrice Portinari ma nelle opere del grande poeta fiorentino questo nome si carica di significati profondi. Esso deriva infatti dal latino beatricem che significa appunto “colei che porta beatitudine“. La donna angelo dantesca, descritta come figura dalla bellezza perfetta e pura, è portatrice di una gioia vera e autentica in quanto deriva da Dio. Beatrice, rappresentante il tramite fra Dio e il poeta, non è l’unica immagine femminile che appare nei versi di Dante, infatti c’è anche una certa madonna Pietra. A lei è dedicato il gruppo delle “Rime petrose”, caratterizzate da uno stile difficile, dai suoni aspri, dai tecnicismi esasperati e dalla forte carica erotica e sensuale. Il nome della donna evoca, attraverso l’allusione alle caratteristiche delle pietre, la sua insensibilità, la sua durezza e il suo distacco nonché appunto è un richiamo al tipo di poetare arduo, completamente opposto a quello dolce dello Stilnovo.

“Così nel mio parlar voglio esser aspro

com’è ne li atti questa bella petra”

Becchina

Becchina è la donna di cui scrive Cecco Angiolieri, nei suoi sonetti, ed è una sorta di anti-Beatrice. Già il nome richiama la dimensione della morte, dell’oscurità, diametralmente opposta alla luce e beatitudine emanate dalla donna angelo dantesca. Becchina infatti, il cui vero nome era Domenica, è una donna popolana, rozza e volgare, ben lontana dall’essere stimolo per l’elevazione interiore dell’innamorato. Il rapporto fra i due è di tipo carnale e sensuale, caratterizzato da numerosi e pesanti litigi e tradimenti che nella lirica di Cecco hanno la funzione di parodiare i canoni stilnovisti.

Laura

Laura è il nome-senhal (ovvero usato per definire la donna amata) utilizzato da Petrarca nel suo “Canzoniere”. Non si tratta di un appellativo casuale, infatti su di esso si costruisce un gioco di simboli. Laura rimanda al lauro, ovvero all’alloro con cui s’intrecciavano le corone poetiche, simbolo di gloria. In alloro infatti si era trasformata, nel mito ovidiano, la ninfa Dafne per sfuggire all’amore di Apollo, dio della poesia e della musica, il quale scelse proprio questa pianta come sua prediletta. All’interno della raccolta poetica di Petrarca l’amore verso Laura non si configura unicamente come una passione ardente verso una creatura terrena ma anche come il desiderio di conseguire la gloria poetica.

Simplicio

Nell’opera di Galileo Galilei, “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, compare un personaggio fittizio dal nome particolare, Simplicio. Egli nella disputa riguardo le due dottrine, copernicana e aristotelica, è portavoce del punto di vista opposto a quello dello scienziato pisano, ovvero quello della Chiesa, tolemaico-aristotelico. Grazie alla struttura dialogica Galilei riesce a presentare le proprie teorie senza contraddire apertamente quelle accettate dall’Inquisizione ma allo stesso tempo a farle emergere come più ragionevoli. Infatti Simplicio non costruisce mai argomentazioni solide e inconfutabili, rimane timorosamente avvinghiato alle proprie convinzioni rifiutandosi di guardare all’evidenza e controbattendo con citazioni dagli scritti aristotelici. Anche il nome stesso del personaggio è un espediente per suggerire l’incongruenza delle sue tesi: Simplicio è il nome di un antico commentatore di Aristotele e allo stesso tempo allude all’inconsistenza dei ragionamenti, in quanto appunto ‘sempliciotti’, non ben costruiti, ma ingenui.

Clizia, Volpe e Mosca

La presenza femminile segna intimamente la poetica di Montale, sono infatti numerose le donne che popolano i suoi splendidi versi. Tra le più importanti se ne possono ricordare tre, ognuna citata dal poeta con un particolare pseudonimo. Clizia entra in scena nelle raccolte de “Le occasioni” e “La bufera e altro” e corrisponde nella realtà ad Irma Brandeis, giovane americana studiosa di letteratura italiana e caratterizzata da forti valori spirituali. Il nome che il poeta le assegna è quello della donna che, nella mitologia greca, fu trasformata in girasole da Apollo, dio del sole e della poesia , di cui era innamorata e per questo il fiore si volge sempre verso la luce dell’astro. Clizia dunque incarna il valore della cultura e della religione, la sua forza salvifica e la capacità che conferisce di dominare intellettualmente il magmatico reale. A Clizia ne “La bufera e altro” subentra Volpe, soprannome della poetessa Maria Luisa Spaziani. Il nome scelto ci rivela un legame stretto con la realtà terrena, istintuale ed erotica. Sono cambiate le concezioni del poeta, il quale con Volpe designa la rivalutazione dell’eros e delle componenti meno ideali e sublimate dell’esistenza. L’ultima è Mosca, protagonista della raccolta “Satura”, ed è la moglie Drusilla Tanzi, così chiamata per l’accentuato difetto visivo che la costringeva ad indossare occhiali dalle spesse lenti. Essendo la mosca un animale piccolo e quotidiano fornisce il nome ad una musa prosaica del poeta, una donna portatrice di una saggezza umile, non metafisica come quella di Clizia, ma adatta ad affrontare le circostanze banali ed insensate del vivere.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: