Un eroe resta tale anche se si mostra vulnerabile? Rispondono Hercules e L’Ercole Farnese

L’imponente statua dell’Ercole Farnese e il film Hercules ci raccontano il mito greco di Ercole in una chiave di lettura molto particolare.

Il mito di Ercole è uno dei più famosi e amati di sempre. Dal mito sono stati tratti film, serie tv, libri e opere d’arte. Ma cosa rende questo personaggio mitologico letteralmente immortale?

Eracle

Il motivo ricorrente dell’eroe che deve compiere delle imprese per affermare la propria eroicità è antichissimo e non manca neanche in questo caso. Ercole è figlio di Zeus e Alcmena, una mortale, ne deduciamo che Ercole è un semidio e figlio di un tradimento. Era, moglie di Zeus, non ha mai tollerato e accettato questo bambino perciò nel corso della sua vita lo ha sempre sottoposto a prove e ostacoli. La più crudele vendetta di Era è sicuramente quella di rendere Ercole folle, tanto da fargli uccidere la moglie e i figli. Quando ritrova il senno e si accorge di cosa ha fatto, in preda allo sconforto decide di ritirarsi in solitudine. Va in suo aiuto il cugino Teseo che gli consiglia di consultare l’oracolo di Delfi per vedere cosa gli riserva il futuro. Lì scopre di doversi recare a Tirinto per espiare le sue colpe e vivere in pace con se stesso. A Tirinto, Ercole apprende che Euristeo gli ha affidato 12 fatiche da compiere e se riuscirà a vincere le prove conquisterà l’immortalità:

  1. Uccidere l’invulnerabile leone di Nemea e portare la sua pelle come trofeo;
  2. Uccidere l’immortale Idra di Lerna;
  3. Catturare la cerva di Cerinea;
  4. Catturare il cinghiale di Erimanto;
  5. Ripulire in un giorno le stalle di Augia;
  6. Disperdere gli uccelli del lago Stinfalo;
  7. Catturare il toro di Creta;
  8. Rubare le cavalle di Diomede;
  9. Impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni;
  10. Rubare i buoi di Gerione;
  11. Rubare i pomi d’oro del giardino delle Esperidi senza sapere dove andare;
  12. Portare vivo Cerbero, il cane a tre teste guardiano degli Inferi, a Micene.

Ma questo basta a rendere Ercole un vero eroe?

Hercules

Il film Disney Hercules  illustra il personaggio mitologico in modo molto divertente. Tutti abbiamo amato questo cartone animato e i capelli di Ade, ma naturalmente essendo un film per bambini non si poteva parlare di tradimenti, follia ed uccisioni, inoltre doveva essere presente la morale in chiave Disney. Le 12 fatiche di Ercole sono sottoposte da Ade, che vuole neutralizzarlo per diventare il padrone dell’Olimpo e del mondo. Ercole riesce egregiamente a superare le bizzarre prove del dio della morte e crede, in questo modo, di essere diventato un vero eroe. Ma imparerà che non è dalla forza fisica che si misura il valore di un eroe. Lo imparerà quando Ade scaglierà il suo asso nella manica: la bella mortale Meg. Ercole si innamorerà a tal punto della giovane da essere disposto a sacrificare anche la propria vita e immortalità per lei, infatti è proprio da questo tipo di coraggio che si vede il valore di un vero eroe: quando è disposto a sacrificarsi avendo tutto da perdere e nulla da guadagnare. Un vero eroe mette la vita degli altri prima della sua e l’amore è la sua più grande forza.

Ercole Farnese

L’opera è stata realizzata da Lisippo nel 200 a.C. e apparteneva alla collezione di Alessandro Farnese, oggi si può ammirare al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Una statua alta più di tre metri, in marmo, che raffigura un uomo possente, muscoloso, con la barba, nudo. Sembra una magia che da un unico blocco di marmo possano venire fuori quelle vene realizzate in maniera perfetta, realistica, quelle onde di muscoli contratti, quei riccioli di barba e capelli che sembrano disegnati. E quei glutei… non ne vedrete di più belli. La bellezza degli eroi greci è risaputa e riecheggerà ancora nei secoli futuri. Quindi dov’è la rivoluzione di Lisippo? Ci sono centinaia di raffigurazioni di eroi: dipinti, sculture, mosaici, affreschi, dove gli eroi sono sempre stati “fotografati” nel loro massimo atto di grandiosità, ad esempio un attimo prima della battaglia, un gesto importante durante uno scontro, il grido di vittoria dopo una guerra, un comportamento di particolare altruismo che segna la propria eroicità. Di sicuro nessuno si sognerebbe di raffigurare uno dei più importanti eroi della storia stanco e debole. Ma Lisippo lo fa. Lo scultore ha scelto di prendere il semidio più famoso del mondo e farne un impiegato che torna a casa stravolto dopo un’intera giornata di ufficio. In questo momento Ercole ha appena compiuto l’undicesima fatica: prendere le tre mele d’oro delle Esperidi. E si appoggia (appunto affaticato), ad una trave, dove è appoggiata a sua volta la pelle del leone Nemeo scuoiato durante la sua prima fatica, un leone che lui soffocò con la sola forza delle braccia. Lo vediamo stanco Ercole, che non ce la fa più, che tiene quelle mele in mano come se gli potessero cadere da un momento all’altro. L’eroe non è semplicemente in riposo, l’eroe ha abbassato la guardia, inerme, distrutto. Perché Lisippo ha scelto di rendere uno degli eroi più famosi di tutti i tempi una normalissima persona stanca? Perché questo cambiamento?

Non dobbiamo perdere di vista che Ercole, prima di diventare l’eroe che tutti conosciamo è stato un essere umano. E in quanto tale ha i suoi punti di forza e le sue debolezze. E’ una caratteristica umana la stanchezza, non divina. Quello di Lisippo è un monito. L’Ercole Farnese ci insegna che anche gli eroi possono essere deboli, o meglio, che anche noi possiamo essere eroi. Lo vediamo debole, col volto che sembra supplicare un aiuto e ci chiediamo “Se ce l’ha fatta lui perché io no?”. L’Ercole Farnese soprattutto ci insegna che essendo lui un essere umano identico a noi sta lottando con le sue forze per raggiungere i suoi scopi, che magari anche noi abbiamo avuto la sua identica faccia stanca a volte, ma lui non si è arreso. Sta li fermo, immobile, a un passo dal suo obiettivo, sapendo che godrà di una fama leggendaria, e il suo volto è il ritratto dell’affanno, non dell’euforia. Ma non lo si può abbattere. È una statua che ti fa venire voglia di essere una persona migliore. È una statua che ti sussurra: “Sii l’eroe di te stesso”.

Anche i più forti possono cadere, è per questo che ci vorrebbero più Achille che piangono, più David impauriti, più Superman che chiedono aiuto. Perchè loro avevano coraggio, passione, volontà, in una sola parola: cuore. Qualcosa che noi tutti potremmo avere, perché non c’è niente di umano nell’essere invincibili. Forse solo una forza al mondo è arrivata a quel grado di invincibilità, ma non voglio essere troppo sdolcinata.

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