Dimmi come parli e ti dirò chi sei: Tarde e tha Supreme nella teoria del linguaggio

tha Supreme è la nuova promessa della musica italiana. Producer nato nel 2001, ha iniziato da poco la sua carriera artistica. Il suo stile si identifica in una basilare composizione ritmica, unita ad un’originale e sinuosa linea vocale. Ciò che ci interessa è però il liricismo dei suoi testi, molto semplici e poco ricercati. Scopriamo perché.

tha Supreme, pseudonimo di Davide Mattei, nato a Roma nel 2001, è un produttore musicale italiano che da qualche tempo ha iniziato anche la carriera come autore. Può vantare di aver collaborato con Salmo, Dani Faiv, Tedua, Nayt e Nitro, oltre che della sua apparizione, molto apprezzata dal pubblico, nell’ultimo lavoro di Salmo, il Machete Mixtape 4. Gabriele Tarde nacque nel 1843, decisamente prima di tha Supreme, e non era né un produttore né un rapper. Faceva un lavoro più noioso sì, ma di grande valore sociale. Era infatti criminologo, sociologo e filosofo e nei suoi studi spicca ‘L’opinione e la folla’, pubblicato nel 1901. Questo testo in qualche modo è legato a quelli di tha Supreme e sarà interessante capire come.

La conversazione è lo specchio della società e degli uomini che la compongono

Già nel titolo della sua opera, Tarde individua una correlazione tra l’opinione e la comunità. Per il filosofo francese l’opinione è l’anima di un popolo, la quale si origina dalla tradizione e dalla ragione. L’azione che inconsciamente svolge il passato unito all’analisi razionale del mondo presente producono opinione. L’opinione deve però, per esistere, passare attraverso la parola. Se l’opinione è l’anima di un popolo, la sua espressione, cioè l’uso delle parole, permettono di capire come un popolo vive in un dato momento. Su questo Tarde è così convinto da dedicare buona parte dello studio in questione all’analisi del dialogo. La conversazione è essenzialmente comunicazione, così come lo è l’arte: comunicazione di cosa c’è dentro, emozioni e pensieri dati dall’influenza del mondo esterno. Il modo di comunicare, e quindi di fare musica, è specchio ed espressione dell’interiorità del popolo. Il motivo per cui una canzone ha successo, non è perché dice qualcosa riguardo al mondo, ma perché dice qualcosa riguardo al mondo che la maggior parte condivide ma che non ha la scintilla per esprimere. Questo punto è importante: Tarde spiega che le opinioni sono condivise per la maggior parte dai membri di una comunità, ma per esplicitarsi c’è bisogno di un individuo che faccia partire la scintilla. Immaginiamo un teatro: tutto il pubblico vorrebbe applaudire, ma finché l’iniziativa non scaturisce da un singolo, l’applauso non parte. L’artista è colui che fa partire l’applauso, colui che esplicita l’idea comune e che la fa diventare pop.

L’espressione dei tempi secondo tha Supreme

Che tha Supreme non abbia uno stile complesso è fattuale. Nei suoi testi si leggono poche citazioni e molto gergo giovanile. Le strofe sono condite molto frequentemente da termini in inglese. L’artista romano ha sempre cercato di sacrificare la comprensibilità dei testi in favore di una musicalità estrema, utilizzando la voce come uno strumento musicale. L’effetto all’ascolto è piacevole, quello ottenuto alla lettura lo è meno. Il livello di complessità dei testi però non è propriamente indice di qualità. Sicuramente è espressione dei tempi però. Il pubblico che si interessa di musica, soprattutto volgendo lo sguardo alla nuova cultura rap e trap, parla esattamente in quel modo. Vive in maniera speculare a quel modo di esprimersi. Nell’era dei social ciò che regna sono velocità e globalizzazione. A questo aspetto seguono frasi brevi, facili da capire e ricche di parole straniere. Per esprimere un concetto difficilmente traducibile in italiano, ormai si usano molte parole inglesi italianizzate, ad esempio: taggare, linkare, zippare, postare, pushare ecc… Nelle canzoni di tha Supreme possiamo infatti ascoltare cose come “swisho una palma” o  “prega bless le mie in CD” o ancora “ha purple meches sa di lean“. Per questo motivo la nuova ondata di artisti ha successo. Non è qualcosa di scandaloso o di inspiegabile, ma è perfettamente in linea con i tempi che corrono, che possa piacere o meno.

Davide Mattei, in arte tha Supreme

L’espressione musicale tra ieri e oggi: lo stereotipo della qualità

Una delle argomentazioni più diffuse contro la nuova generazione musicale è quella che riguarda i testi: non ci sarebbero cioè testi della stesa caratura di quelli degli artisti del passato, quali De André, Dalla, o Guccini. Ma è davvero così? Se i vari tha Supreme, Tedua, Madman e Salmo fossero grandi tanto quanto i sopra citati? De André esprimeva i tempi che viveva così come fa tha Supreme, la differenza sta solo nei modi. Il fatto che ci sia un cambiamento nei modi di raccontare è ovvio. Gli uomini raccontavano attraverso le pitture rupestri nel neolitico e da allora non hanno mai smesso di cambiare. Eppure c’è sempre diffidenza nei confronti del nuovo, in ciò che è diverso da un canone. tha Supreme diverrà sicuramente un canone tra 50 anni, e chi sarà cresciuto con lui diffiderà da chi verrà dopo. Il processo è inevitabile, così come lo è il cambiamento. De André non è meglio di tha Supreme, è semplicemente diverso. Il migliore e il peggiore sono concetti che in arte non sono applicabili. Sono meglio gli impressionisti o i romantici? Gli stilnovisti o gli ermetici? Nessuno può dirlo, se non ricorrendo al gusto personale, poiché i contesti in cui le correnti artistiche si sviluppano sono differenti. Non sono così deliranti, alla luce di questa riflessione, le parole di Dori Ghezzi: “Se Fabrizio fosse vissuto oggi, sarebbe un trapper“.

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