Digital Tax – Che effetti avranno le nuove tasse sui colossi multinazionali?

La nuova commissione Europea si è insediata solo da una manciata di giorni, ma ha già tra le mani una decisione molto delicata.

Ursula von der Leyen, la nuova Presidente della Commissione Europea

La questione che sta riempiendo le prime pagine dei quotidiani negli ultimi giorni è la ‘Digital Tax’, ovvero una tassa sui servizi digitali, tipicamente erogati da aziende senza alcun alcuna presenza fisica nel territorio. Questa proposta non è in realtà una novità: durante la precedente commissione, guidata da Jean-Claude Juncker, un’iniziativa simile era stata bloccata dai rappresentanti di Irlanda, Svezia e Danimarca. Assumendo che questa volta una qualche forma di tassazione sia approvata, vale la pena analizzare l’impatto che avrebbe sullo scenario globale e quali potrebbero essere le contromosse degli USA, in quanto la maggioranza delle aziende che verrebbero colpite vestono la bandiera a stelle e strisce.

Cos’è la digital tax e perchè è così importante?

Il sistema di tassazione di un paese è molto complesso e riassumerlo in poche righe è una speranza vana. Ciò che è importante sapere è che nella maggior parte dei casi la legislazione tratta nello stesso modo le aziende che producono e vendono beni, e che quindi possiedono degli ‘asset’ nel paese, e le multinazionali che, grazie al web, possono offrire servizi in tutto il mondo con il minimo sforzo. Ciò comporta che sia molto facile per quest’ultime evitare di pagare le tasse che normalmente spetterebbero loro. Il metodo utilizzato varia tra paese e paese, ma in generale si basa su questa giustificazione: la sezione della compagnia legata ad un particolare stato (per esempio Netflix Italia) non dichiara le entrate generate nel paese come proprie, ma si considera come una attività di servizio per l’azienda madre che ha spesso sede in nazioni dove la tassazione è più favorevole. Un esempio su tutti: secondo l’Agenzia delle Entrate le imposte versate da Twitter nel 2018 ammontano ad un tondo zero, nonostante in quell’anno abbia fatturato in totale 3 miliardi di dollari. Con l’introduzione della Digital Tax, l’importo dovuto allo stato sarà calcolato solo in base ai ricavi (non i guadagni) di un azienda all’interno dello stato stesso, a prescindere di dove la sua sede sia. In questo modo si spera di contenere lo strapotere delle multinazionali che finora a consentito loro di avere una marcia in più rispetto ai loro competitor.

L’impatto a livello globale

Una scelta di questo tipo porterebbe ad un cambiamento non trascurabile nella quotidianità delle persone. Uno dei motivi principali dell’affermazione delle multinazionali di questo tipo è la loro convenienza, che in parte deriva dalla loro capacità di gestire grossi volumi di vendita e in parte è dovuta alla leggerissima tassazione a cui sono sottoposte. Se questo tassello cadrà, le aziende dovranno trovare il modo di rientrare delle spese, e con tutta la probabilità lo faranno alzando i prezzi di ciò che offrono. Ciò avrà due conseguenze: per prima cosa si dovrà dire addio ai prezzi stracciati a cui ci si è abituati in questi ultimi anni, ma dall’altro lato la competizione potrà tirare un sospiro di sollievo. Sono ormai anni infatti che i negozi fisici devono rincorrere, spesso senza successo, i ritmi che Amazon impone, e finalmente potranno avere un aiuto in una lotta che è sempre stata impari. In Italia tutto ciò potrebbe avvenire già da gennaio, in quanto l’Italia è tra i paesi europei che hanno già legiferato sull’argomento, confermando un’imposta del 3% su tutte le transazioni online. La Francia, la Turchia e il Regno Unito sono anche dello stesso avviso, tuttavia manca ancora una risposta unita dell’Unione Europea. L’ex primo ministro Gentiloni, che ora occupa la carica di commissario dell’economia dell’EU, ha dichiarato che è attesa a breve una risoluzione dell’OECD, un organo inter-statale che si occupa di regolamentazione e del coordinamento delle politiche economiche, e ha aggiunto che se questa non dovesse essere soddisfacente l’Europa sarà pronta a creare un piano comune per affrontare il problema.

Trump e Macron durante il summit della NATO della scorsa settimana

Gli effetti collaterali

A difesa delle multinazionali si è schierato il presidente statunitense, che ha minacciato nuove tariffe per i prodotti importati dagli stati che confermeranno questa tassa. Ciò non dovrebbe stupire, sia perché Trump ha abituato il mondo alla sua impulsività, sia perché questa decisione dei paesi europei andrebbe a colpire molte aziende statunitensi. In cosa consistono però queste tariffe? Molto semplicemente sono delle tasse applicate a prodotti selezionati importati da un altro paese, che hanno lo scopo di far aumentare il loro prezzo sul mercato americano e di avvantaggiare le compagnie locali. Queste hanno però anche un paio di effetti indesiderati: il prezzo medio dei prodotti si alza di molto per il consumatore, in quanto il mercato è meno competitivo, e soprattutto espongono gli USA a contro-tariffe europee, che avranno le stesse conseguenze sull’economia europea. In generale, questa potrebbe essere la soluzione ad un problema che ha caratterizzato gli ultimi anni, ma potrebbe essere finalmente un punto d’incontro per l’Unione Europea, che ha l’occasione di creare un piano d’azione comune e di mostrarsi, per una volta, veramente unita al mondo.

 

 

 

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