Dibattito sull’uso del taser: educazione e Thymos platonico

L’utilizzzo del Taser da parte degli agenti di polizia negli Stati Uniti è sempre più diffuso. La Taser International, azienda produttrice dell’arma, ha raggiunto l’apice della popolarità grazie ad una strategia di marketing precisa: la sponsorizzazione del fatto che la pistola elettrica è un innocuo strumento di neutralizzazione e immobilizzazione, ovviamente preferibile rispetto ad armi da fuoco o scontri diretti. E’ realmente così? Un’inchiesta della Reuters fa luce sulla vicenda e mette in discussione l’utilizzo di questo strumento che è potenzialmente letale per persone sotto effetto di alcol o droga, in gravidanza o affette da disturbi mentali.

Le storie emblematiche di Tom Shrock e McAdam Lee Mason.

L’inchiesta di Peter Eisler, Jason Szep, Tim Reid e Grant Smith racconta due tra le tante storie di vite e famiglie interrotte dall’erroneo uso del taser da parte degli agenti di polizia. Tom Shrock soffriva da tempo da dipendenza da droghe e depressione, con frequenti  e violente crisi che si erano intensificate dopo la morte del figlio per overdose, avvenuta pochi anni prima. La moglie, durante una uno di esiti episodi, decide di chiamare la polizia, affinchè gli agenti possano prelevare e trasportare il marito in ospedale dove qualcuno avrebbe potuto gestire il problema nel modo adeguato come era già successo in passato. Al momento dell’arrivo dei poliziotti l’uomo era in stato confusionale e l’agente Santiago Mota gli ha inferto ben due scariche ti Taser,la seconda del tutto immotivata visto che l’uomo aveva indietreggiato ed era stato reso innocuo con la prima. La famiglia ha fatto causa alla Taser International ed ha ottenuto un ingente risarcimento monetario.

Nancy Shrock mostra una foto del marito Thomas
Fonte: Routers

McAdam Lee Mason, artista di 39 anni che soffriva di disturbi mentali e crisi convulsive a causa di un incidente d’auto avvenuto ai tempi del liceo. La polizia irrompe nella sua abitazione dopo una chiamata del diretto interessato in cui denuncia il suo stato di alterazione dicendo di essere infuriato e di voler uccidere se stesso o qualcun altro. All’arrivo delle forze dell’ordine si trova in stato confusionale, disarmato e innocuo. L’agente Sheffield riferisce di avergli intimato di stendersi a terra, Mason si è seduto ma, quando gli è stato detto di sdraiarsi a faccia in giù, si è alzato ed ha chiesto al poliziotto di sparargli. Detto fatto: un colpo di taser, un attacco cardiaco, morte.

Il dibattito sull’utilizzo del Taser.

Dal 5 Settembre il taser è in fase di sperimentazione in ben dodici città italiane: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Genova, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia e Brindisi. Dovrebbe destare qualche preoccupazione? Assolutamente sì. Il taser non è utilizzato come alternativa meno pericolosa rispetto alla pistola, ma bensì come sostituzione di altri strumenti coercitivi come manette e manganello. Va da sè che in situazioni di estremo e reale pericolo i poliziotti ricorreranno all’utilizzo dell’arma da fuco e non al taser.

Fonte: linkiesta.it

Non ci sono statistiche e numeri precisi riguardano alla mortalità di questo strumento. La Taser International sostiene che la morte conseguente all’utilizzo della pistola elettrica non deve essere necessariamente causata da quest’ultima ed effettivamente è così: una sola scossa di standard della durata di cinque secondi e sulle aree del corpo approvate non può avere effetti indesiderati a lungo termine e nuocere ad una persona in buone condizioni psico fisiche. Ma il punto è proprio questo: la Stanford University ha dimostrato che l’arma è sicura solo se utilizzata su individui in salute che non sono sotto l’effetto di droga o alcol, non ssono in stato di gravidanza e non soffrono di disturbi mentali.

Dalla minaccia del taser all’educazione.

In situazioni di estremo pericolo è più che legittimo che gli agenti di polizia ricorrano a tutti gli strumenti a loro disposizione per difendersi e difendere i cittadini, in fin dei conti è proprio questo il loro compito e, in una sitazione di mors tua vita mea, l’istinto di sopravvivenza prende il sopravvento. Non stiamo però parlando di questi casi limite: il problema dell’uso della forza e della violenza si tramuta quindi in un discorso legato all’educazione e alla sensibilizzazione delle forze di polizia.

Il dramma dei disturbi mentali dipinto daVan Gogh
Fonte: it zen it.com

Incidenti come quelli sopracitati hanno portato molte questure ad introdurre il Crisis intervention training (CIT): gli agenti devono seguire un corso di otto ore sulla gestione di persone con disturbi mentali. E’ abbastanza? Non è dato saperlo, ma è indubbiamente un enorme passo avanti. Non si tratta di esportare il poliziotto dal suo campo d’azione, nè di renderlo uno psichiatra o un sostituto del TSO. Le forze dell’ordine esistono per servire e proteggere le persone ed il miglior modo per farlo è conoscerle a fondo, per poter intervenire in modo adeguato, efficace e calibrato in ogni situazione.

Platone e l’abuso di potere: la lezione della Repubblica.

Per difendere i cittadini da sè stessi è necessario che gli agenti siano in una è posizione di potere privilegiata rispetto agli altri; questo causa troppo spesso l’abuso del potere di cui sono investiti dagli stessi cittadini che relegano la propria vita nelle mani di chi, purtropppo, in molti casi, non sa gestire in modo civile e morale manco la propria. Come sempre gli Antichi vengono in nostro soccorso e chi meglio di Platone può indicarci la retta via? Nella Repubblica egli teorizza l’esistenza di tre classi sociali, la cui suddivisione deriva dalle disposizioni dell’animo di ognuno. Una delle classi è quella degli difensori, un corpo di soldati con il compito di difendere la città dai pericoli interni ed esterni. La loro predisposizione è difficile da individuare perciò Platone li paragona agli animali: come tra i cuccioli di cane, così tra i cuccioli l’uomo, è possibile riconoscere chi è dotato di coraggio, di Thymos.

Fonte: artspecialday.com

La prestanza fisica deve quindi essere accompagnata da una certa predisposizione morale, la collera,  legata al desiderio dell’onore e di affermare se stessi, tipico della cultura eroica e agonale greca. Il problema di questi individui, viste le loro caratteristiche, è l’aggressività: il guardiano deve essere capace di mitezza con gli amici e collera con i nemici e una natura in grado di distinguere gli uni e gli altri non è facile da trovare. Ritorna la metafora canina: il cane è capace di proteggere il gregge e al contempo difenderlo dagli attacchi esterni, il cane è filosofo, capace di distinguere il bene ed il male e in grado di approcciarsi ad ogni situazione nel modo più intelligente.

Il Thymos è una forza neutra che può essere orientata di volta in volta verso il bene o verso il male. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità ed ecco perchè i guardiani devono essere dotati di conoscenza, coraggio e soprattutto moderazione.

La massima platonica, come sempre, non potrebbe essere più attuale e quest’imperativo morale dovrebbe valere oggi come valeva allora.

Maria Letizia Morotti