Decreto dignità fa flop: la sconfitta di Di Maio

I servizi di food delivery (Foodora, JustEat, Deliveroo etc.) hanno bocciato il decreto dignità ideato da Di Maio, a seguito di un incontro con il Ministro del Lavoro. Già criticati in passato per le modalità di svolgimento delle mansioni, i membri della gig economy non cedono alle pressioni pentastellate, in particolare per quanto riguarda la condizione di lavoro subordinato.

Mentre Salvini si crogiola nel bagno di folla di Pontida, confermandosi leader sempre meno occulto del neo-governo gialloverde, Di Maio riceve una doccia fredda da Foodora & Co.: il decreto sulle condizioni lavorative dei riders non avrà tutta quella “dignità” sperata. Infatti, seppur si sia aperto un tavolo di discussione sui diritti dei fattorini, l’universo del food delivery è rimasto inamovibile proprio sul punto cardine, caro a Di Maio: il cambiamento della tipologia di contratto, da collaborazione a lavoro subordinato, vale a dire l’assunzione. In parole povere, i provvedimenti che verranno presi non contribuiranno alla lotta al precariato, cavallo di battaglia del M5S. I riders, anche se comprensibilmente delusi, non devono comunque fasciarsi la testa, poiché l’incontro con Di Maio fa presagire una seria discussione sulle tutele di questa tipologia di lavoratori, frutto della digitalizzazione moderna. Il risultato sarà un decreto dignità privo del suo cuore pulsante, ma efficace: i fattorini rimarranno precari, ma si discuterà su salario minimo, monte ore, assicurazioni e contributi.

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Il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Da “lineapress.it”

Foodora: “il M5S demonizza la tecnologia”

Quando erano trapelate le prime anticipazioni sul decreto dignità, le risposte dei diretti interessati non si erano fatte attendere. Gianluca Cocco, amministratore delegato di Foodora Italia, aveva velatamente fatto intendere che le conseguenze del provvedimento avrebbero avuto come risultato una sola cosa: l’abbandono del Bel Paese da parte delle aziende di food delivery. Cocco aveva poi rincarato la dose, accusando i pentastellati di demonizzare la tecnologia, in contrapposizione con il marcato modernismo che ha sempre caratterizzato il M5S, la cui politica ha trovato nella rete il suo punto di partenza. L’ad aveva spiegato che l’assunzione diretta di tutti i fattorini, prevista dal decreto dignità, avrebbe rappresentato una strada impraticabile, facendo notare, inoltre, che l’attività svolta era, ed è tuttora, considerata temporanea o integrativa da parte dei lavoratori.

 

La “Carta dei valori”

Dopo le dichiarazioni a caldo, Foodora ha deciso di giocare d’anticipo: il 28 giugno ha presentato alle altre aziende del settore la “carta dei valori del food delivery”, che anticipa diversi punti previsti dal decreto dignità. Le tutele principali sono i contributi Inps, l’assicurazione Inail, l’abolizione del pagamento “a cottimo” e la fornitura di dispositivi di sicurezza. A mancare all’appello, quindi, è proprio la tanto discussa assunzione come lavoratore subordinato, punto irrealizzabile anche per il colosso delle consegne a domicilio. La carta dei valori, tuttavia, è stata respinta dalle concorrenti di Foodora: infatti, l’azienda di Monaco avrebbe inserito nella lista tutele già garantite ai propri riders, rendendo il costo di realizzazione pari a zero. Il decreto dignità è stato bocciato, i riders sono rimasti delusi e le aziende dovranno comunque prendere provvedimenti per quanto riguarda il proprio organico: insomma, dall’incontro con Di Maio nessuno è uscito soddisfatto.