Dal teatro greco alla TV spazzatura: l’educazione del popolo votante

In ogni epoca il popolo votante guarda a diversi modelli morali, che assumono un significato nello sviluppo della sua coscienza politica.

 

È emblematico che fin dalle origini il diritto di voto fosse concesso a chi aveva raggiunto un certo livello di alfabetizzazione: significa che per votare bisognerebbe avere un certo livello di istruzione, o meglio ancora di coscienza politica e sociale. Nell’antica Grecia il mezzo di educazione del popolo votante era il teatro, centrale per il buon funzionamento della democrazia. È grazie ad esso che i cittadini ricevevano un’educazione civica e morale, che li spingesse ad una più profonda consapevolezza del loro essere umani e della loro socialità. Lo stesso Pericle, storico fondatore della democrazia, prima ancora di governare su Atene era stato corego, finanziava cioè gli spettacoli teatrali. Ma quali sono oggi i mezzi di educazione del popolo votante? E come influiscono questi mezzi con cui veniamo anche indirettamente educati sulla nostra coscienza politica? 

Il teatro antico

Nella Grecia democratica di Pericle il teatro era strumento privilegiato per l’educazione civica e morale della popolazione. Il filologo americano John J. Winkler ha recentemente identificato la rappresentazione teatrale con la cerimonia nella quale la polis riconosceva il passaggio dall’adolescenza, efebia, all’età adulta, andreia. I veri destinatari del messaggio di ogni tragedia sarebbero stati infatti i membri del coro, tutti efebi, cui veniva in questo modo insegnato il comportamento corretto del buon cittadino quale sarebbero dovuti diventare. Il teatro era perciò un vero e proprio rito collettivo, la cui partecipazione era sempre incoraggiata anche dal potere politico. Attraverso le vicende dei suoi personaggi, la tragedia metteva in risalto comportamenti biasimevoli e drammi morali, come, per esempio, il conflitto stato-famiglia nell’Antigone di Sofocle. Posti di fronte a dilemmi tanto profondi, gli eroi tragici costringevano lo spettatore ad una riflessione umana, politica e sociale che non si limitasse alla mera fruizione dell’opera. La commedia al contrario portava in scena direttamente la vicenda politica, ridicolizzandola al punto da mettere in luce l’assurdità di certi episodi o personaggi della vita politico-sociale della polis. Si pensi solo ad alcune fra le commedie più note di Aristofane, come Gli acarnesi, la sua prima rappresentazione, Le vespe o ancora la Lisistrata e le Tesmoforiazuse. Il teatro greco era, in sostanza, il centro della vita collettiva della polis greca, un luogo di identità culturale, politica e religiosa, che ospitava spettacoli investiti di un ruolo fondamentale per l’educazione del cittadino.

L’educazione morale del cittadino oggi

In C’era una volta la prima repubblica, Sergio Zavoli definisce la Prima Repubblica come una fonte morale, che inizia a vacillare e a perdere di credibilità dopo il caso Moro. Il declino diventa definitivo con il crollo del muro, che rappresenta in senso più ampio il crollo delle grandi ideologie e la conseguente necessità di ritrovare nuovi valori. La verità è che non ci si è riusciti mai: invece che una valida ricostruzione della morale ha vinto la superficialità, sostiene questa volta il giornalista americano Alan Friedman. A prendere le redini del potere politico in una situazione così delicata è stato Silvio Berlusconi, colui che ha portato in Italia l’edonismo reaganiano. Detentore del più potente mezzo di coesione sociale del tempo, la televisione, e padrone della comunicazione mediatica, in un momento di crisi ha raccolto i resti della Prima Repubblica per poi indirizzare il popolo alla superficialità, così da poterlo meglio controllare. Da allora la politica è diventato anche in Italia un grande show, ci dice sempre Friedman, esploso poi con l’avvento dei social. Quello che mancherebbe, ad oggi, è esattamente questo: un valido modello morale a cui guardare. Se il popolo votante ricevesse un’educazione civica o perlomeno fosse cosciente di quanto i mass media siano in grado di influenzarlo, forse si avrebbe più fiducia nel valore del suo voto. I mezzi da cui ricaviamo informazioni sono tra i più svariati, ma non sempre garantiscono il progresso educativo e quindi culturale. Il nozionismo certo non ci manca, così come la possibilità di accedere a tutta una serie di conoscenze; quel che rischia di perdersi è piuttosto una riflessione profonda su queste cose, la capacità di fare collegamenti e di sviluppare un pensiero autonomo. Con l’avvento dei social si tende a focalizzarsi sul ”vendere un prodotto”, sul mostrare quanto prima possibile una informazione o una conoscenza, rischiando così di ridurre lo spazio dedicato alla ricerca e alla riflessione che dovrebbero esserci alle spalle. L’educazione morale del cittadino resta perciò superficiale, priva di quella profondità necessaria a sviluppare una coscienza civica, anche per la mancanza di modelli politici a cui guardare.

                                                                                                                                     Noemi Eva Maria Filoni

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