Il Superuovo

Daenerys Targaryen e l’ Oreste di Eschilo vivono due storie di vendetta personale e dinastica

Daenerys Targaryen e l’ Oreste di Eschilo vivono due storie di vendetta personale e dinastica

Il personaggio di George Martin e quello della saga degli Atridi lottano per vendicare i loro padri e per ritrovare il loro posto nella famiglia e nel loro destino.

Immagine tratta dall’ottava stagione di “Game of Thrones”: Daenerys contempla il suo esercito schierato dopo aver conquistato “Approdo del re”

Nel passato di Oreste figlio di Agamennone e di Daenerys Nata dalla tempesta, figlia di re Aerys II Targaryen, ci sono molti lati oscuri e tanto sangue versato. I genitori di costoro si sono macchiati di molte colpe durante la loro vita, ma la loro morte ha innescato nei figli un sentimento di rivincita: nelle gesta dei due c’è di più del sentimento di vendetta, perché possiamo trovare il desiderio fortissimo di fare ritorno al proprio posto e, se possibile, anche quello di non commettere gli errori degli antenati. Quella della Khaleesi e di Oreste sono storie personali, familiari e persino collettive.

Daenerys Targaryen acclamata come “Distruttrice di catene” da una folla di schiavi liberati

Un pericolo da molto lontano

Dopo la Guerra dell’Usurpatore, Robert Baratheon conquista il Trono di Spade e pone fine ad una secolare dominazione di casa Targaryen su Westeros. Il re Aerys II viene ucciso e con lui anche il principe ereditario Rhaegar, ma la regina consorte Rhaella e uno solo dei figli, Viserys, riescono a fuggire dall’assedio ad Approdo del re riparando a Roccia del Drago. Qui nascerà Daenerys, in una notte tempestosa, colei che, crescendo, si batterà perché i Targaryen facciano ritorno dove è legittimo che stiano: sul Trono. La storia della figlia del Re Folle è fatta di molte vicissitudini, umiliazioni e dolori fisici affrontando i quali è maturata temprando la sua forza d’animo e credendo fermamente in se stessa. Lei è la Madre dei Draghi, lei è una Targaryen e, consapevole di questo, sa che deve compiere un lungo viaggio per fare ritorno a casa, ma non a Roccia del Drago: deve prendersi il posto che è sempre stato suo. Tutte le sue azioni sono finalizzate a riconquistare ciò che le è stato sottratto con la violenza e in modo fraudolento. Questo suo Nostos verso i Sette Regni è riassumibile con una sola parola, forte e incisiva: vendetta. Vendetta, in primis, nei confronti di chi, come detto, l’ha costretta a nascere e crescere lontano da casa sua, a spostarsi come una nomade da un luogo all’altro pur avendo sangue nobilissimo e ad essere venduta come una schiava, lei erede del legittimo sovrano di Westeros. Il primo fondamentale sentimento che spinge Daenerys a combattere e a non mollare mai è dunque quello di rivalsa personale contro i responsabili di tutte le sue sofferenze, sopportate con  grande forza d’animo appositamente per il momento in cui giustizia sarebbe stata fatta. Poi c’è l’elemento familiare: anche se macchiatosi di un’infinità di crimini indicibili, di omicidi e di manie assurde, il Re Folle era pur sempre suo padre e la sua uccisione causa, come effetto domino, la rovina degli ultimi Targaryen e le vicissitudini già citate che Daenerys ha dovuto affrontare. Vendicare il padre per vendicare casa Targaryen e riportarla al governo dei Sette Regni, ricucendo una ferita mai sanata nella reggia di Approdo del re: questa è la parola d’ordine che muove la nostra protagonista contro i Baratheon (gli usurpatori), contro i Lannister (Jaime ha ucciso personalmente re Aerys II) e contro Cersei, che, in fin dei conti, rappresenta entrambe le famiglie. La spietata regina è l’incarnazione perfetta del nemico che Daenerys vuole sconfiggere per ottenere la sua vendetta, per la quale a lungo la Madre dei Draghi si è preparata.

Busto di Eschilo (525-456) considerato uno dei tre più importanti tragediografi della Grecia classica

“Sei tu che ucciderai te stessa”

La trilogia dell’ Orestea è un abile intreccio delle vicende della saga troiana con quelle della stirpe degli Atridi. Questa è macchiata di crimini fratricidi da quando i fratelli Atreo e Tieste cominciarono a litigare per il trono di Micene e diedero inizio a tutta una serie di vendette reciproche che si ripercossero sui rispettivi figli e sui figli dei figli. Agamennone, figlio di Atreo e sovrano di Micene, è il marito di Clitennestra e i due hanno un figlio, Oreste, e due figlie, Ifigenia ed Elettra. Quando Agamennone si appresta a partire per la Guerra di Troia, viene costretto a sacrificare la figlia Ifigenia per placare una tempesta scatenata da Artemide che impedisce alle navi di salpare. Clitennestra non perdonerà mai questo sacrificio al marito e, in sua assenza, lo tradisce con Egisto, insieme al quale pianificherà l’uccisione di Agamennone una volta tornato da Troia. Infatti, quando costui torna nella sua reggia, viene dapprima accolto festosamente, salvo poi essere ucciso a tradimento dai due amanti. La vendetta di Clitennestra è compiuta e i due possono governare in pace e senza impicci, dato che Oreste, legittimo erede al trono, è stato mandato lontano, nella regione della Focide, perché non interferisse tra i due. Ed è proprio su di lui che si concentrano principalmente le vicende dei tre drammi Agamennone, Coefore ed Eumenidi che compongono la trilogia dell’Orestea. Il figlio di Agamennone è stato inviato da bambino presso un amico fidato di Clitennestra, di nome Strofio, perché lo allevasse. Una volta cresciuto, però, Oreste diviene consapevole del delitto di cui si è macchiata la madre e del fatto che Egisto abbia ordito contro di lui e contro suo padre tutta questa serie di trame per poter governare su Micene senza alcun ostacolo. Anche in Oreste, come per Daenerys, il sentimento di vendetta cresce sempre di più e decide di partire in segreto per fare ritorno a casa e riprendersi il suo posto. Anche se il prezzo da pagare è quello di dover uccidere la madre, Oreste è disposto a farlo perché egli la considera la causa di tutto, colei che ha introdotto l’usurpatore Egisto nella sua casa e che da lui si è fatta abbindolare ad uccidere il consorte e a privarsi del figlio maschio. Nel celebre dialogo che vede di fronte madre e figlio appena prima che questi compia la sua vendetta, egli le rimprovera di averlo mandato via di casa come se fosse uno schiavo da vendere, nonostante fosse un uomo libero. Come Daenerys, Oreste cresce privo delle proprie radici, quasi esiliato per volere di altri, in una terra non sua e con una famiglia pressoché rovinata. Ecco perché il desiderio di vendetta è forte e muove il figlio di Agamennone addirittura a compiere un matricidio, nonostante le iniziali esitazioni. Infatti Oreste, se non aspetta un secondo ad uccidere Egisto, di fronte a Clitennestra vacilla: davvero vale la pena uccidere la propria madre per vendicare il proprio padre? La soluzione al dilemma di Oreste arriva dall’inseparabile amico Pilade, il quale gli fa presente che è il suo destino ad imporgli questo atto sacrilego, quello stesso destino che pende da generazioni sulla sua famiglia. Allora Oreste uccide la madre e inizia a dover scontare la sua colpa venendo tormentato dalle Erinni, le Furie preposte alla punizione dei delitti di sangue.

“Oreste perseguitato dalle Erinni” dipinto di William-Adolphe Bouguereau (1862)

Le colpe dei padri

Nella mentalità greca arcaica e classica l’individuo non è un’entità autonoma, ma è parte di qualcosa di più grande di lui: il Ghenos, la discendenza, la stirpe di individui legati da vincoli di sangue. Il singolo non ha piena autonomia e indipendenza ma il suo destino personale è legato indissolubilmente a quello collettivo che compete alla sua stirpe, con la quale condivide gli atti gloriosi ma anche le colpe. Infatti, se di padre in figlio si passa l’eredità, anche le colpe dei propri antenati si trasmettono in questo modo: un figlio, pertanto, può vendicare i torti subiti dai padri ma, allo stesso tempo, può subire la punizione per le loro colpe. Questo è ciò che succede ad Oreste, perché se è vero che in lui è forte il desiderio di vendetta, bisogna anche dire che è praticamente obbligato ad andare fino in fondo alla rivalsa, altrimenti incorrerebbe nella punizione divina di Apollo. La vendetta è scritta nel suo destino e in quello del suo ghenos, addirittura dai tempi del nonno Atreo, ucciso tra l’altro dal fratello Tieste il cui figlio, tutt’altro che casualmente, è proprio Egisto, l’usurpatore del suo trono. Un intreccio aberrante di colpe e punizioni che passano di mano in mano senza che sembrino poter avere una fine. Così Clitennestra vendica la morte della figlia Ifigenia e Oreste vendica quella di suo padre, subendo il tormento delle Erinni fintanto che non riceve l’assoluzione durante un processo ad Atene, espediente con cui Eschilo intese lodare le istituzioni della città. Grazie alla Giustizia viene interrotto questa catena senza fine di delitti commessi per volontà attiva dei singoli, certamente, ma anche per incombenze imposte dall’alto e dalle quali non si può sfuggire.

Daenerys con uno dei suoi tre draghi

Anche Daenerys deve fare i conti con le colpe del padre, macchiatosi di delitti che appaiono spiegabili solo per la sua follia. L’uccisione del sovrano da parte di Jaime ha impedito che costui riuscisse a compiere l’ultimo ma inesorabile suo desiderio che avrebbe ucciso migliaia di innocenti. La follia, però, non è una peculiarità solamente di Aerys II ma di molti Targaryen, complice probabilmente la pratica di matrimoni e rapporti sessuali incestuosi che si perpetuano tra i membri di questa dinastia da secoli. Daenerys, dal canto suo, ammette e riconosce gli errori del padre e, nella sua trionfale ascesa, si adopera per comportarsi in tutt’altro modo rispetto a lui. Libera gli schiavi ad Astapor, Yunkai e Meereen, governa con autorità ma anche benevolmente i suoi Dothraki e dimostra anche di avere buon cuore sacrificando la sua sete di vendetta per aiutare gli uomini del nord ad attrezzarsi per affrontare gli Estranei. Ma una volta giunta alla resa dei conti, prima e dopo battaglia di Approdo del re, inizia a mostrare un temperamento che allarma coloro che le stanno attorno, i quali temono che, dopo essersi liberati di Cersei, un’altra regina spietata, per di più Targaryen, abbia preso il potere. Può darsi che Daenerys non si sarebbe mai comportata come suo padre e il fatto che fosse diversa da lui è dimostrato dalla riconoscenza e fedeltà che gli Immacolati le hanno riservato, laddove Aerys II ormai era solo; tuttavia il nome della dinastia, la sua fama e le sue peculiarità così tanto ostentate da Danaerys hanno finito per essere la sua condanna, perché le persone sono portate a ricordare più le colpe e il male subito che il bene ricevuto.

 

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