Federico Fellini e Lucio Anneo Seneca ci raccontano il senso della vita

Il senso della vita è un qualche cosa che ogni uomo cerca nell’effimero periodo in cui rimane nel mondo.

Il senso della vita lo hanno cercato di spiegare molti intellettuali, molti filosofi, molti registi. Eppure sono sempre state ipotesi, interpretazione di ciò che poteva significare la vita. Si è passati da visioni ottimistiche a visioni totalmente pessimistiche. Un tutto dunque che oscillava come un pendolo spinto dal vento dei tempi. Ma d’altronde forse nessuno ha mai capito la vita, o forse l’hanno capita tutti. Eppure rimane sempre, al di là delle convinzioni personali, delle proprie opinioni, quel lato misterioso, enigmatico, inarrivabile, di un senso della vita che in termini platonici rimane sempre nella sua dimensione di essenza, di idea. E forse quest’idea, quest’essenza perfetta vive proprio nelle mezze verità delle opinioni della gente.

Il senso della vita nel de brevitate vitae di Seneca

Nessuno tiene sotto gli occhi la morte e si guarda dal coltivare le speranze più illusorie; alcuni, addirittura, danno disposizioni perfino su cose che vanno oltre la loro vita: sepolcri fastosi, monumenti pubblici con dedica, funerali spettacolari ed esequie in pompa magna. Ma a costoro, perbacco, i funerali, bisognerebbe farli solo alla luce di fiaccole e ceri, come se avessero vissuto pochissimo!

Il tema centrale di questo dialogo di Seneca è il tempo. Un tempo che in molti casi è scandito da azioni inutili, superficiali, pleonastiche, e che ci portano a perdere la nostra vita dietro a cose di cui non abbiamo bisogno, dietro a piaceri di cui potremmo fare a meno. E nel frattempo però, nel perdere tempo dietro a ciò che non serve, ci dimentichiamo di ciò che invece è utile alla vita. Ci dimentichiamo di come la vita contemplativa, il pensiero e il mezzo del pensiero, ossia lo studio, servano per creare quella sorta di equilibrio dell’animo di cui abbiamo bisogno per vivere appieno la nostra vita.

In questo senso la vita diventa ancor più breve quando chi ne dispone decide di non viverla in modo retto e giusto, nella virtù della conoscenza e della rettitudine.

Infatti Seneca qui osserva che la maggior parte degli uomini, mentre si lamenta che la vita umana è assai corta, la spreca, oppressa dai vizi, dai beni materiali e dalla loro ricerca, così da ritrovarsi poi a vivere nel rimpianto.

tu sei ormai vicino al termine della tua vita e hai cento anni sulle spalle, se non di più; prova a fare un po’ di conti nel tuo passato. Calcola quanto del suo tempo ti hanno sottratto i creditori, amanti, superiori e collaboratori, quanto le liti in famiglia e le punizioni dei servi, quanto gli impegni mondani in giro per la città. Aggiungi le malattie che ti sei procurato da solo e il tempo rimasto inutilizzato, e ti accorgerai di avere molti meno anni di quanti ne conti di solito. 

Così ora il senso della vita per Seneca è il riuscire a vivere sempre nella tranquillità, nella virtù e non concedersi troppo ai vizi e ai piaceri. Ciò significa vivere appieno, rendendo, in chiave eudemonistica, la nostra permanenza sulla terra felice.

La Dolce Vita di Fellini

<<Marcello, come here!>>

<<ma sì, ha ragione lei, sto sbagliando tutto, stiamo tutti sbagliando tutto>>

La dolce vita di Fellini è uno dei film più celebri della storia del cinema, alcune sue scene sono entrate per sempre nella storia del mondo.

Questo film parla della vita di un uomo, Marcello, che è un giornalista per giornali scandalistici, ma coltiva l’ambizione un giorno di diventare scrittore.

La sua vita è fatta di feste, divertimenti, in quella Roma degli anni ’60 dalla mondanità tanto vivace e pullulante di intellettuali, artisti, attori di ogni genere e specie.

I personaggi della vita di Marcello sono tanti. Da una parte c’è un padre, sempre stato poco presente nella sua vita e che anche nel momento in cui Marcello si ritrova ad essere un uomo affermato nel suo campo, un uomo adulto, questi continua a comparire sporadicamente e a scomparire subito dopo.

Vi è poi Emma, una donna fragile e servizievole verso Marcello. Si attacca a lui in ogni modo e in più scene arriva a pregare affinché le si concedesse il tanto agognato matrimonio coll’uomo. Ma la verità è che Marcello non ama Emma. Non la ama perché considera il suo amore una forma di ossessione, di possesso. Lei secondo lui non lo ama, ma ha bisogno di lui. E il bisogno purtroppo non è amore.

Dirà ad un certo punto in un momento di litigio:

Tu mi proponi una vita da lombrico, sei capace solo di parlare di mobili e bambini. Ma un uomo che accetta tutto questo è un uomo finito

Eppure alla fine non si staccherà mai davvero da lei. Forse ne ha bisogno pure lui.

Poi c’è uno scrittore, un erudito, che passa la sua vita nella lettura, nello studio e nella frequentazione delle solite persone. Un uomo che sprona Marcello a fare lo scrittore, che pare un uomo forte e deciso, un uomo che si ritrova ad avere una bella famiglia, dei figli, una moglie che lo ama. Ma alla fine quella vita non gli basta e diventa per lui una prigione, dalla quale vi è un unico modo per uscirne: il suicidio. E lo fa, con un colpo di pistola, lasciando soltanto il silenzio finale. Il silenzio della riflessione di chi è rimasto e deve capire. Il silenzio di Marcello.

Poi ci sono una serie di comparse: attori, nobili e giornalisti. Dall’attrice americana di cui Marcello si infatua subito e colla quale farà un bagno notturno nella fontana di Trevi, scena rimasta simbolo del cinema felliniano, poi c’è una nobildonna, che vuole amare ma non ce la fa, che vuole qualche cosa dalla vita senza davvero sembrare intenzionata ad ottenerlo e poi c’è tutta la bella società nel suo dolore e nella sua inesorabile decadenza.

Marcello d’altronde non diventerà mai scrittore, rimarrà sempre un semplice mondano. Chissà, forse il sequel di quel film può essere quello famoso di Sorrentino, la grande bellezza, dove Marcello diventa Jep Gambardella, che poi d’altronde non è un altro che un Marcello anziano.

Il senso della vita qui viene perso dietro ai piaceri momentanei e quotidiani. E pare che allora, ancora una volta, avessero ragione gli antichi, e in particolare, avesse ragione lo stoico Seneca.

bagno nella fontana di Trevi

Federico Fellini

Fellini è stato uno dei più grandi registi di tutti i tempi e sicuramente il più grande in Italia. I suoi film più famosi, che hanno fatto la storia del cinema sono: Amarcord, 8 e mezzo, la dolce vita, la strada, i vitelloni, il satyricon e molti altri.

Candidato per ben dodici volte al premio Oscar, per la sua attività da cineasta gli è stato conferito nel 1993 l’Oscar alla carriera. Inoltre ha vinto per due volte il festival di Mosca, la Palma d’oro e il festival di Cannes nel 1960 e il Leone d’oro alla carriera alla mostra del cinema di Venezia del 1985.

 

 

 

 

 

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