Negli ultimi giorni, si è parecchio (forse troppo) dibattuto riguardo i primi due classificati all’ultima edizione del Festival di Sanremo, ovvero Ultimo e Mahmood. L’artista capitolino Ultimo, è stato protagonista di dichiarazioni discutibili in preda alla foga post assegnazione del premio, unendo delusione e convinzione di aver ricevuto un’ingiustizia. I presunti artefici del nervosismo di Ultimo e della totalità dei suoi ascoltatori, sono stati i giornalisti e la giuria d’onore, rei di aver “influenzato” l’esito della votazione e non aver rispecchiato il parere popolare.

Libertà artistica in Italia

Gli ascoltatori medi di musica, in Italia, iracondamente e, pressochè unanimemente, si sono schierati contro il vincitore della competizione musicale Mahmood, “colpevole” di aver portato una ventata d’aria fresca alla solita monotonìa retorica del festival della canzone italiana. Loro stessi avevano quasi preteso di aver colto tutte le sfaccettature dell’artisticità di Mahmood, reputando la sua interpretazione quantomeno non all’altezza di poter vincere un tale concorso musicale. L’evidente verità è che probabilmente l’Italia è una nazione non ancora totalmente pronta a riconoscere ed apprezzare cosa possa davvero essere l’arte, l’esotismo, la varietà e si pone barriere indistruttibili davanti ad occhi che chiedono solo di poter vedere oltre. All’origine di tutto ciò vi è una mera abitudine a sfoggiare un moralismo intransigente alla base di un evidente purismo ideologico, che ritiene d’obbligo che “giusto” debba necessariamente essere “familiare” e “sbagliato” debba senza dubbio essere “diverso”.

Libertà artistica e generica in Spinoza

Baruch Spinoza, importante filosofo e pensatore olandese, fu l’autore fulcro del pensiero razionalista. All’interno del “Trattato teologico-politico” (Tractatus theologico-politicus), espresse il suo pensiero riguardo la libertà, analizzando e confrontando caratteri politici e religiosi, i quali, secondo il suo parere, spesso, influenzano il modo di agire e porsi dell’uomo in comunità. Difatti, nella Bibbia tramandata dagli uomini, vi è il preconcetto che si debba obbedire alla divinità piuttosto che predicare gli insegnamenti e medesima accezione è presente riguardo l’autorità politica, che molte volte spinge la popolazione a trasformarsi in automi più che a realizzarsi. Secondo Spinoza, la libertà artistica, la libertà opinativa e genericamente il concetto stesso di “libertà” devono essere alla base di un qualsivoglia fondamento politico e religioso che rispetti l’essenza umana, senza che vi siano brusche limitazioni frutto di fanatismi o convinzioni varie.

Conclusioni

Riguardo la questione di Sanremo e generalmente del pensiero italiano su ciò, sembra innegabile che entrambi gli artisti protagonisti della vicenda siano parecchio validi. Molto più dibattuto è quanto loro due possano essere considerati “adeguati” allo stesso modo da parte di tutti, per motivi di provenienza, di genere musicale o semplicemente di taboo. Il Festival di Sanremo, o perlomeno chi lo segue al momento, non è ancora preparato ad una varietà di nozioni artistiche differenti, il pubblico vuole che tutti stiano sulla stessa lunghezza d’onda. Il vincitore di Sanremo è riuscito a presentare la libertà della sua essenza artistica presentando un pezzo introspettivo, significativo, esotico, profondamente diverso dalla canzone presentata da Ultimo (ugualmente brillante, ma molto più accomodante per l’occasione). Spinoza, nel 1600, criticava il fatto che comunità di uomini, potessero limitare il loro stesso estro. Sono convinto che  il filosofo olandese rimarrebbe amareggiato qualora notasse che nel 2019 le persone sono in grado di criticare ferocemente chi riesca a rendersi libero in un mondo schiavo.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: