Chi l’avrebbe detto che anche i geni avrebbero influito sul modo di condurre le nostre relazioni? Ce lo conferma uno studio condotto alla Binghamton University di New York, il quale ha individuato un fattore pregnante contenuto del DNA che influirebbe sulla qualità della vita di coppia. Il DNA, infatti, regola la produzione di alcuni ormoni, fattori determinanti che agiscono sulla sensazione di coinvolgimento nella relazione e sul sentimento di dedizione al proprio partner. Bisogna sottolineare che questi fattori non determinano l’effettiva riuscita di una relazione, ma sono una componente importante che, spesso, contribuisce alla sua qualità. Ricordiamo, inoltre, che intervengono non solo fattori di tipo neurologico, ma anche, e soprattutto, fattori di tipo sociale.

L’ormone dell’amore

L’Ossitocina è un ormone peptidico composto da 9 aminoacidi. Esso viene prodotto a livello dei Nuclei Ipotalamici Sopraottico e Paraventricolare secreto dalla parte posteriore della ghiandola pituitaria, detta Neuroipofisi. L’Ossitocina viene chiamata “ormone dell’amore” per via delle numerose funzioni delle quali si occupa: in prima istanza della secrezione di latte materno, provocando una contrazione delle cellule muscolari presenti nelle mammelle, in secondo luogo stimola le contrazioni della muscolatura liscia dell’utero, avendo un ruolo fondamentale nel mantenimento del travaglio e del parto. Inoltre, l’Ossitocina viene rilasciata da uomo e donna durante l’orgasmo e favorisce l’attaccamento relazionale: questa viene prodotta alla vista di persone amate, bambini piccoli o anche solo da contatti fisici affettuosi. Insomma, l’ormone dell’amore crea intimità, fiducia e contribuisce alla costruzione di relazioni sane. 

Lo studio

I ricercatori, coordinati dal professor Richard Mattson, hanno analizzato 79 coppie sposate sottoponendoli a dei test nei quali dovevano risolvere insieme una problematica tipica della loro quotidianità. Venne chiesto di parlare di situazioni complicate concernenti il lavoro, la vita familiare o qualsiasi altro tipo di preoccupazione mentre il partner poteva intervenire in qualsiasi modo, mentre uno studioso analizzava il grado di supporto ricevuto dal partner.

I RISULTATI: una volta prelevato un campione di DNA da ciascun partecipante allo studio, gli scienziati hanno individuato che alcune variazioni nel gene che produce l’Ossitocina influiscono sul comportamento della persona. Più nello specifico, la qualità dell’aiuto fornito al partner che valutava l’aiuto fornito dal partner in relazione ad una problematica facente parte della sua vita risultava essere migliore, o peggiore, a seconda della presenza di questa variante genetica.

Il ruolo del comportamento sociale

Le diverse varianti che può assumere il gene dell’Ossitocina, inoltre, corrispondono anche ai deficit di tipo sociale riscontrati dall’individuo nella vita quotidiana. Sperimentare una bassa affettività, infatti, può essere associato ad una specifica combinazione di geni presenti nel DNA. È stato studiato, infatti, che il modo attraverso cui scegliamo un compagno è parzialmente collegato al modo attraverso cui si sviluppa l’attrazione interpersonale. Un comportamento prosociale, quindi teso all’aiuto del prossimo e ad uno stile di attaccamento sicuro, contribuisce in maniera determinante allo sviluppo di una relazione sana e duratura. Le differenze nel modo di rapportarsi agli altri si mantengono ne tempo ed è stato rilevato che chi sperimenta un tipo di attaccamento evitante è, di conseguenza, più indipendente ma anche più incline a sperimentare relazioni sentimentali meno soddisfacenti. È opportuno ricordare, tuttavia, che, insieme a questi fattori, influiscono anche le diverse caratteristiche degli individui.

I tipi di amore

Ma cosa significa provare amore? E quanti tipi di amore esistono? Beverley Fehr concentrò le proprie ricerche sul modo attraverso cui le persone pensano all’amore e come trasferiscono questo pensiero nell’atto pratico. Sulla base di ricerche condotte su persone comuni esistono due macrocategorie di amore: amore amicale e amore romantico. L’amore romantico solitamente si consuma, secondo Diamond, fra due partner che provano desiderio guidato dall’accoppiamento sessuale, la cui matrice è essenzialmente guidata da uno scopo meramente riproduttivo. L’amore romantico è guidato, inoltre, dal sistema del legame di coppia o dall’attaccamento all’individui. Ma l’amore vero, secondo altri studiosi, è un’altra cosa.  

L’AMORE COMPLETO: secondo Robert Sternberg, è possibile fare un’esperienza completa di amore. Questa include tre fattori con i quali è possibile descrivere molte delle relazioni in cui la maggior parte degli individui sono impelagati. Avere un legame amoroso può includere:

  1. Passione: l’attrazione sessuale;
  2. Intimità: sentimenti di calore, vicinanza e condivisione;
  3. Coinvolgimento: la determinazione a mantenere la relazione.

Le diverse esperienze amorose possono essere guidate da uno o più fattori. Secondo Sternberg, quando si sperimenta una relazione che includa tutti e tre i fattori, allora, e solo allora, si fa esperienza della forma più completa d’amore: l’amore completo. 

Alice Tomaselli

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