Da settembre si insegnerà l’empatia nelle scuole: scopriamo di più con Edith Stein

Da settembre, nelle scuole italiane, si farà più attenzione all’educazione emotiva. Quanta importanza ha la nostra capacità empatica? Come influenza la nostra visione del mondo e di noi stessi? Scopriamolo grazie alla fenomenologia.

Fonte: Toa Heftiba

Come dichiarato da Vanity Fair (link all’articolo), la decisione della Camera dei deputati, presa dopo una sessione tenutasi lo scorso gennaio, dimostrerebbe un rinnovato interesse nei confronti delle life skills, ritenute fondamentali per la completa formazione degli studenti italiani. Tra queste, spunterebbe proprio l’educazione emotiva.

LA SCUOLA E L’INSEGNAMENTO DELLE SOFT SKILLS

Si tratterebbe di quelle competenze trasversali, utili al mondo del lavoro – e non solo – che spesso mancano nel percorso educativo dei bambini e degli adolescenti italiani. Anche chiamate “soft skills“, a partire dal prossimo settembre diventeranno le protagoniste di una vera e propria sperimentazione educativa. Le scuole aderenti al progetto, vedranno la possibilità di colmare quel “gap formativo” che vede il Bel Paese in difetto rispetto al resto d’Europa. Fenomeni come quello dell’abbandono scolastico, così presente in tutto il territorio nazionale, o ancora, il bullismo, verranno rivisitati con occhio più informato dai docenti e con attenzione nei confronti delle componenti emotive-relazionali.

L’insegnamento tradizionale verrà rivoluzionato da un invito ad una maggiore espressione dell’individuo, interesse alla gestione delle emozioni, alla responsabilità, oltre che al problem solving, al public speaking e tutte le altre life skills già conosciute.

Fonte: Josh Calabrese

COSA SIGNIFICA “EMPATIZZARE”

In tedesco “Einfühlung“, l’empatia descrive quella capacità umana del potersi riconoscere nell’emozione dell’altro, nella sua rabbia, nella sua felicità, nella sua tristezza. Il termine fu utilizzato per la prima volta dal filosofo Vischer, in un’accezione ben diversa da quella datagli successivamente da Lipps. L’ Einfühlung vischeriana cercava di descrivere la riflessione estetica, la capacità umana creativa del cogliere il valore simbolico della natura (da “Empatia integrata. Analisi umanistica del comportamento” di Giusti E. e Locatelli M.).

Il movimento descritto dall’atto empatico è rivolto all’esterno; l’empatia ha come punto di partenza l’uomo, l’essere senziente, e volge verso l’atro tramite proiezione, giungendo al mondo di cui l’essere fa esperienza. L’importanza dell’empatia è ben visibile: essa ci permette di conoscere il nostro interlocutore, capirlo, vederlo, rendergli l’attenzione che merita. Ci permette di comprendere situazioni di cui non siamo i protagonisti, e quindi sentirci coinvolti anche in ciò che non ci riguarda direttamente, sviluppando la, tanto agognata, solidarietà.

FENOMENOLOGIA ED EMPATIA

Husserl, padre della fenomenologia, parlò dell’empatia come esperienza dell’alter, come capacità intersoggettiva d’eccellenza tramite la quale conoscere sé ed il mondo altrui. Successivamente, sarà l’allieva Edith Stein a studiare approfonditamente il concetto dell’empatia in chiave fenomenologica, che descriverà nella sua tesi di dottorato “Sul problema dell’empatia” (1916).

Per Stein, che affronta il discorso in tre filoni principali, ogni singola dimostrazione emotiva dell’altro sono lo spunto per poter scatenare l’atto empatico, che sia un semplice sorriso o uno sguardo (link all’articolo di Alessio Brombin). Il corpo funge da tramite e permette all’emotività di essere manifesta e colta dall’altro, mentre l’anima coglie, osserva, qualcosa che “affiorando d’un colpo davanti a me, mi si contrappone come oggetto” (dalla tesi di E. Stein, 1916) (link all’articolo di Giuliana Masera).

Ciò che più è importante comprendere è che l’empatia steiniana non è immedesimazione, il coincidere con l’interlocutore, ma il riconoscere delle sue emozioni. È interazione fra due soggetti, incontro fra il mio vissuto e quello dell’altro: è comprensione dell’emotività dell’altro. Giuliana Masera scrive dell’empatia come “incontro [del] il dolore direttamente nel luogo in cui è al suo posto, presso l’altro, l’altra che lo prova”.

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