Da Ercole ad All Might: chi sono davvero gli eroi secondo i classici

Per essere un eroe non basta essere forti.

My Hero Academia” è un anime, tratto dall’omonimo manga, che spopola tra gli appassionati del genere. La trama vede una società dove quasi tutte le persone possiedono un superpotere ed alcune decidono di diventare eroi professionisti; capiamo dunque cosa voleva dire “eroe” per gli antichi.

My Hero Academia

La storia è ambientata in un mondo in cui, a causa di una mutazione genetica, circa l’80% del genere umano ha ottenuto la capacità di sviluppare superpoteri denominati Quirk. Esistono infinite tipologie di Quirk e queste particolari abilità hanno consentito lo sviluppo di una nuova categoria di persone: gli Hero, i quali affrontano gli individui votati al male che usano i loro Quirk per scopi egoistici e criminali, comunemente noti come Villain. Gli Hero generalmente lavorano in gruppi noti come Agenzie, composte da un Pro Hero in carica e degli Hero che lavorano come aiutanti. Affinché una persona diventi un Pro Hero autorizzato, deve sottoporsi a un programma di istruzione e formazione in materia di eroismo, che è integrato nelle scuole superiori; questo programma include l’addestramento al salvataggio e al combattimento. Il protagonista dell’anime è Izuku Midoriya, studente delle medie, che ha sempre voluto fare l’Hero, seguendo l’esempio del suo idolo: All Might. Questi è l’eroe numero uno al mondo, il più forte ed il più indicato per salvare vite, la sua presenza è talmente rassicurante che si è guadagnato il titolo di “simbolo della pace”. All Might però non è solo incredibilmente forte, ma è anche una persona dotata di forte senso del dovere, coraggio, altruismo e con una moralità da “eroe” propriamente detto: arriverà infatti a sacrificare prima metà del suo sistema respiratorio, poi addirittura il suo quirk, per fermare la sua nemesi (e Villain numero uno) All For One. Midoriya cerca di ricalcare le orme del suo beniamino, facendo intravedere sprazzi della stessa morale e salvando vite. Loro sono quindi degli Hero, degli eroi, ma cosa si intendeva in antichità con questo termine?

All Might nel suo ultimo scontro con All For One

L’eroe classico

In molti racconti un eroe è un uomo o una donna (di solito il protagonista) che possiede caratteristiche ed abilità maggiori di qualsiasi altra persona, che lo rendono capace di compiere azioni straordinarie a fin di bene, per cui diventa famoso. Queste capacità non sono solo fisiche, ma anche mentali. L’eroe, nella mitologia greca, è spesso un semidio, dotato di particolari poteri; in casi eccezionali può essere anche un uomo comune (come Ettore ed Ulisse), con un coraggio decisamente superiore alla norma, in grado di tenere testa ai semidei. Gli eroi achei avevano come caratteristiche il valore militare, il coraggio, l’abilità e l’astuzia individuale. Nella civiltà classica l’eroe è fondamentale nella vita quotidiana: rappresenta il cittadino modello sia greco, perché provvisto di tutte qualità che l’uomo greco esalta e sogna, sia romano, in quanto depositario di tutte le qualità del mos maiorum. Inoltre, l’eroe è protagonista nella letteratura classica di gesta importantissime, che spesso non sono altro che giustificazioni delle origini delle grandi famiglie o dello stato. Un valido esempio è proprio Enea, figlio di Venere, che venne indicato da Virgilio nell’Eneide come il “primo latino”. Nella mitologia l’eroe è una sorta di aspirazione da parte di un popolo ad identificare la propria storia, le proprie usanze e, cosa più importante, la propria grandezza. I valori e gli obiettivi dell’eroe, erano onore e fama, per questo gli eroi vivevano per compiere gesta gloriose in battaglia che avrebbero assicurato loro il ricordo da parte dei posteri.

La condizione dell’eroe è tutt’altro che felice: egli è infatti sottomesso completamente al volere degli dei che lo guidano, lo fanno agire e decidono della sua vita e della sua morte. Se gli eroi non potevano tornare a casa vivi e trionfanti, meglio era che cadessero nel difendere la propria patria.

Alcuni eroi

L’eroe classico rispecchia solitamente un ideale che coniugava la bellezza fisica alla bontà per i valori derivanti dalla loro istruzione. La bellezza non è esclusiva di semidei e dei condottieri: può trovarsi anche in giovinetti di stirpe non nobile, arruolatisi con entusiasmo nonostante fossero giovani, e dunque per questo degni di elogio da parte degli autori epici: nell’Iliade si nomina addirittura un guerriero di umili origini, il giovane Simoesio, figlio di un pastore, insieme a Molione, auriga e valletto di Timbreo (un re alleato dei troiani). Tra gli aristocratici, i più belli risultano essere, nell’Iliade, Menelao, Achille ( che era però un semidio), Ettore, Alcatoo, Polidoro; nell’Eneide, Turno (semidio), Lauso, Asture, Clauso e Camerte. L’eroe più bello in assoluto sotto le mura di Troia è un altro semidio, Memnone, l’etiope nipote di Priamo: ciò viene affermato nell’Odissea da Ulisse, che al secondo posto mette il principe Euripilo, anch’egli nipote del re troiano. L’Iliade e l’Eneide nominano molti semidei, tra cui lo stesso Enea, per i quali non si fa cenno della loro bellezza: essa tuttavia rimane implicita, in quanto sono eroi. Oltre agli eroi del ciclo troiano, ci sono quelli che appartengono alle generazioni precedenti. Questi erano perlopiù semidei, come Ercole, il più forte di tutti nel mito greco, che svolse le famose 12 fatiche e Perseo, uccisore della Medusa e del mostro marino al quale era stata offerta in sacrificio Andromeda, sua futura moglie. Ercole fu anche tra gli Argonauti, ovvero gli eroi che sotto il comando di Giasone s’imbarcarono sulla nave Argo alla volta della Colchide per impadronirsi del Vello d’oro. Un altro eroe illustre, anche se mortale fu Bellerofonte, che liberò la Licia dalla Chimera e dalle incursioni delle Amazzoni.

In conclusione sia mortali che semidei potevano essere eroi, a patto che avessero determinate caratteristiche fisiche e mentali.

 

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