Il Superuovo

Cristicchi e Seneca ci insegnano come prenderci cura della nostra vita

Cristicchi e Seneca ci insegnano come prenderci cura della nostra vita

In un mondo in cui si non si guarda più il sole, in cui tutto ci passa accanto e mai attraverso, in cui l’odio, il razzismo, la violenza fanno da padroni, ha senso ricercare ancora la felicità, la bellezza delle piccole cose e il perdono? Sì e ce lo dimostra Simone Cristicchi, con la sua canzone, presentata a Sanremo quest’anno, “Abbi cura di me“. Un testo in cui l’autore si lascia andare e, come un filosofo di altri tempi, ma con la coscienza di un poeta moderno, dà saggi consigli a chi vuole ascoltarlo. “Più che perle di saggezza sono sassi di miniera che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera“. E quali sono questi insegnamenti, così faticosi da essere paragonati a sassi di miniera? Il primo fra tutti è di vivere senza cercare un senso a tutto. Segue poi un invito a cercare l’essenza della vita nelle piccole cose che la natura ci offre. Perché ” anche in un chicco di grano si nasconde l’universo “. E apprezzare questa vita, che è un miracolo, ma si dà troppo spesso per scontata. Invece basta un niente e non si vive più. Per questo l’autore, riprendendo un tema assai caro agli antichi, invita a godere dell’attimo. “Non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri.Tu allora vivilo adesso come se fosse l’ultimo“.

La felicità sta nel cogliere l’attimo

Come non rivedere nelle sue parole il Carpe diem di Orazio? O Seneca che diceva “Dum differtur, vita transcurrit“? Mentre si rinvia, la vita passa. Seneca che forse più di tutti aveva compreso l’importanza del tempo. Proprio lui che non sprecò un attimo della sua vita in occupazioni vane. Ma, senza tralasciare mai il suo incarico pubblico, si dedicò con amore e passione alla letteratura. Perchè secondo lui stava proprio in questo equilibrio tra dovere e piacere, tra negotium ed otium, il segreto della felicità. Ma la felicità, per Seneca, stava anche nel saper godere del tempo che la vita ci offre. Perché non è vero che il tempo è poco e non basta, ma sono gli esseri umani a sprecarlo. La cosa più vergognosa, egli dice, è perder tempo per negligenza. Non rendersi conto che la vita è una soltanto e vivere come se non si dovesse morire mai. Per questo invita i suoi lettori a vivere il presente, senza rimpiangere troppo il passato e senza proiettarsi troppo verso il futuro. Perché in realtà si muore ogni istante che non si è vissuto.

La fragilità e il perdono

Ma ecco che vien fuori la fragilità dell’essere umano, che si rivela incapace a stare solo. L’uomo che ha bisogno di avere qualcuno accanto che si prenda cura di lui quando è troppo forte la paura di cadere. Così, dopo aver detto che l’amore, in fondo, è il vero motore della nostra vita, Cristicchi invita a proteggere la felicità che si cela dietro le piccole cose della quotidianità. Ed è “una manciata di semi che lasci alle spalle, come crisalidi che diventeranno farfalle“. Una forte immagine evocativa, che fa comprendere bene come la felicità sia un dono solo per chi ha la pazienza di aspettarla. Ma il compito più grande non sta nell’aspettare l’amore o la felicità. Ma nel perdonare se stessi. Per farlo infatti bisogna innanzitutto riconoscere che tutti sbagliano e poi perdonare chi ci ha ferito. Solo così si potrà attraversare il proprio dolore, senza avvertirne il peso. Perchè alla fine quello che sembrava un tunnel è solo un ponte e basta un passo per andare oltre.

Eleonora Raso

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