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L’incontro tra due persone, che sia breve o duri per sempre, cambia completamente la vita di entrambi. La passione, il sentimento, l’esperienza compiuta, comportano un cambiamento sostanziale nel modo di vedere la realtà circostante. Amare è naturale quanto difficile. L’abbandonarsi alle passioni e sentirsi un tutt’uno con chi ricambia quel sentimento, genera una forza innata, quasi travolgente. Si perde la cognizione di tutto ciò che si ha intorno, quasi come si fosse invincibili, come si fosse felici. Questa forza, quando un amore finisce, può prendere il controllo sulla ragione e diventare follia. Sembra impossibile infatti separarsi da chi si ama, dalla persona che rendeva possibile l’essere tanto felici, come se quell’amore avesse monopolizzata la propria vita e al di fuori di esso non esistesse altro. La storia dell’uomo è costellata da numerosi esempi di questa passione incontrollabile, che tra leggende, letteratura e musica, cerca di raccontare quella dolorosa follia, quasi a volerle trovare un rimedio.

La leggenda dell’amore del Moro e la sua tragica fine

Un’antica leggenda racconta che, intorno all’anno 1000, nel quartiere palermitano “Al Hàlisah” (il cui significato è “la pura” o “l’eletta”), vivesse una giovane donna. Un arabo, osservandola mentre era affacciata al balcone, si innamorò della palermitana. Come anche la ragazza, vedendolo, rimase affascinata dall’uomo. Tra i due scoppiò quindi una passione incontenibile, e lei si innamora perdutamente dell’amante. Il Moro però non aveva confessato alla donna di avere già, in Oriente, una famiglia e che sarebbe dovuto ritornare dalla moglie e dai figli un giorno. Ella, quando lo  venne a sapere, sentendosi tradita e capendo che di lì a breve sarebbe stata abbandonata, fu sopraffatta da un’assurda follia. Una notte quindi uccide l’amante e fa della sua testa un vaso, in cui fa germogliare un basilico (pianta tradizionalmente indicata come l’erba dei sovrani), che ogni giorno  annaffia con le sue lacrime.

L’evoluzione della leggenda in Boccaccio

G. Boccaccio in una novella del “Decameron” reinterpreta la leggenda, tanto tragica quanto affascinate e appassionante. Egli racconta la storia di Lisabetta da Messina, il cui amante, Lorenzo, viene ucciso dai fratelli di lei non appena scoprono della loro relazione. Il pisano, una notte, le appare in sogno e le rivela dove è stato seppellito. Così ella recupera la sua testa e la custodisce in un vaso dove aveva piantato del basilico. Anche Lisabetta bagna ogni giorno la pianta con le proprie lacrime, e quando i fratelli la privano anche della pianta, ella dopo poco ne muore. Le due storie raccontano un amore tanto grande da finire in tragedia, così forte da superare i limiti del possibile. Entrambe sperano che nei loro vasi cresca, o continui a crescere, il seme dell’amore ormai perduto. Cercano forse di trovare un continuo a qualcosa che ha invece già scoperto la sua fine. Resta da chiedersi se sia possibile continuare ad amare in assenza dell’oggetto del proprio amore, se il proprio sconvolgimento personale possa essere chiamato realmente amore; quello che è certo, è che ciò che turba l’animo di ciascuno non dovrebbe in nessun caso comportare conseguenze nella vita altrui.

“Completamente” pazzi per amore

I “Thegiornalisti” nel loro singolo “Completamente” (estratto dell’album “Completamente Sold Out”), pubblicato il 21 settembre 2016, realizzano un vero è proprio inno all’emozioni e soprattutto all’amore. Il testo esalta il sentimento che viene vissuto a pieno, senza risparmiarsi, senza tenersi nulla dentro, senza se e senza ma. Chi ama perde il controllo dei bisogni primari, non prova più il senso di fame, non sente il bisogno di dormire, non ha più quiete, ha però la forza e la voglia di gridare parole, cariche di sentimento, che ritiene nessun altro possa dire.  Sa inoltre di aver perso la ragione, si definisce pazzo, ma non con una connotazione negativa. Si racconta una follia vivificatrice, che attraverso le emozioni, i toni forti e intensi, la voglia di mettersi in gioco e non risparmiarsi. Nel testo l’amore e la sofferenza, che esso provoca, non solo coesistono, ma sembrano interagire ed essere in un continuo dialogo, tra il desiderio di non vedere più l’amata e il cuore che batte sempre più veloce. La canzone è una perfetta sintesi di ciò che è l’amore e di quali siano le sue conseguenze, ma è soprattutto un invito a non rinunciare a vivere a pieno ogni esperienza, senza paura dell’altro e delle proprie emozioni, che sono l’unica vera fonte di vita.

Claudia Sabatino

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