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Creatura dolceamara irresistibile: Saffo, Ibico e Eleni Foureira descrivono l’amore

L’amore, si sa, è per le persone una costante in un mare di variabili e per quanto per lo più positivo e rassicurante, è anche negativo e violento. Saffo, Ibico e Eleni Foureira ce ne danno una dimostrazione.

Frammento del video di YAYO in cui Foureira imita la Venere di Cabanel.

Infrangendo il suo standard di canzoni estive e leggere, a marzo 2020 la cantante albanese naturalizzata greca Eleni Foureira ha pubblicato un video-song intitolato YAYO, in cui viene rappresentata una storia di amore maledetto e irresistibile. 

YOUR LOVE IS MY YAYO

Yayo. Che cosa significa questa parola che tutto sommato è il nucleo della canzone di Foureira? Invalsa nella lingua inglese per influsso dei latinoamericani abitanti in America, yayo (adattamento dello spagnolo llello) è il termine per cocaina, una droga che in sintesi eccita e rende euforici, ma allo stesso tempo crea dipendenza e la cui astinenza provoca depressione, sonnolenza, inquietudine e altri effetti. Insomma, qualcosa di piacevole per qualche ora, ma penoso per molto, molto più tempo. Questo è l’amore che viene rappresentato in YAYO. Ambientato in quella che è una comunità di tossici promiscui, il video canzone presenta la voce di una donna che, pur essendo conscia della propria dipendenza, non riesce a smettere e chiede aiuto.

I’m falling we’re dead end walking
I’m falling I can’t control it
Want you to know can’t do this on my own

A questo punto della descrizione sarebbe più che ragionevole credere che questa donna sia dipendente da droghe, ma molto curiosamente non è così, anzi nel video si vede che tutti bevono litri di latte – nella canzone il latte, bianco, è evidentemente simbolo della cocaina – a eccezione di Eleni Foureira, la quale afferma che ciò di cui è dipendente è l’amore. Attenzione però, perché al contrario di quanto si possa pensare, dal testo di Foureira si evince chiaramente che l’amore è qualcosa che fa soffrire e che toglie il controllo di sé; sebbene dunque la cantante assuma una “sostanza” diversa da quella che assumono gli altri, l’amore e la cocaina vengono posti sullo stesso livello. L’amore è qualcosa di così necessario per l’autrice da esigere che l’uomo ricambi quest’affetto, ma poiché si mostra disinteressato, ella avverte un senso di ingiustizia.

You’re supposed to be mine
But still I feel I’m on the side
What am I doing I’m wasting my time
‘Cause you know that I know that this is not right

Nella parte finale della canzone prende la parola una voce maschile, sicuramente l’uomo amato da Foureira, ma facendo bene attenzione al testo vediamo come l’uomo, rappresentato torreggiante sulla donna, di fatto diventi quello stesso amore spaventoso e irresistibile descritto dall’autrice. Con questa mescolanza di concreto e astratto, la canzone termina così come era iniziata: nei lamenti dell’autrice.

She know I’m not what she need
But she keep on tellin’ me
You know we don’t play hoe

https://www.youtube.com/watch?v=KBYs8g-Grn4

Alexandre Cabanel, La Nascita di Venere, 1863

EROS IRRESISTIBILE

Tra i diversi autori che scrissero di amore nella letteratura greca, pochi raggiunsero gli indiscutibili picchi artistici di Saffo, la poetessa vissuta tra il VII e il VI secolo a.C. nell’isola di Lesbo. Le poesie di amore di Saffo si ambientano nell’ambito di un tiaso, quell’istituzione religiosa (in questo caso dedicata a Afrodite, la dea dell’amore) e educativa in cui delle fanciulle di buona famiglia si riunivano per imparare sotto da guida una direttrice quelle arti – come la tessitura, il canto e la danza – che le avrebbero rese più “appetibili” per dei pretendenti. Non era affatto raro che in queste comunità così ristrette dove le ragazze stavano costantemente l’una con l’altra nascessero degli affetti che travalicassero quelli della semplice amicizia; ecco, le poesie di Saffo (la direttrice di un tiaso a Lesbo) descrivevano gli amori tra la poetessa stessa e alcune delle fanciulle che la frequentavano. Ma gli amori di Saffo erano qualcosa di tutt’altro che piacevole, come evinciamo da diverse poesie

Di nuovo Amore che scioglie le membra mi tormenta,

creatura dolceamara irresistibile.

Questo frammento, per quanto breve, è uno dei più rappresentativi della concezione erotica dell’autrice. Ogni parola è pregna di significato e in relazione con tutte le altre presenti nella poesia. Saffo osserva come “Amore che scioglie le membra” la tormenti di nuovo: sicuramente non dà una rappresentazione delicata dell’amore, anzi; l’aggettivo greco lysimelès – in italiano “che scioglie le membra” – è stato usato da autori precedenti quali Omero come rimando al sonno o, più spesso, alla morte, e il fatto che Amore tormenti – donei, in greco – fa pensare che più che una ricompensa, Eros sia una punizione con cui straziare l’animo delle persone. Amore stesso viene rappresentato come una creatura ripugnante che quale un rettile si insinua negli innamorati, sottomettendoli. Ma il termine chiave con cui la poetessa definisce Eros è dolceamaro, parola che rispecchia alla perfezione l’ambiguità di questo sentimento – ambiguità ribadita in seguito da Anacreonte di Teo che in una poesia affermò che Eros lo aveva colpito con un maglio rovente come un fabbro e poi lo aveva immerso in un gelido torrente -. Il potere di Amore è tanto grande da ripercuotersi in maniera distruttiva anche sul corpo dell’innamorata; è facile comprendere ciò da una parte della cosiddetta “Ode della Gelosia” in cui si afferma:

Questo fin dentro il petto sconvolge il mio cuore:

appena ti guardo, la voce mi vien meno;

mi si spezza la lingua, sottile improvviso il fuoco mi corre sotto la pelle;

con gli occhi non vedo più nulla, gli orecchi mi rombano.

Mi cola il sudore, un tremito mi prende tutta, e sono più pallida dell’erba.

Già quasi vicino a morire, senza respiro io sembro.

Questa descrizione attualissima dell’amore ha tolto il fiato all’Anonimo del Sublime, un critico letterario greco vissuto molti secoli dopo Saffo. Afferma l’Anonimo: ” Non provi meraviglia come in una sola volta essa vada ricercando l’anima sua, il corpo, l’udito, la lingua, gli occhi, la pelle, quasi fosse a lei estranea e dispersa ogni parte? Che in una sequenza di opposizioni essa geli e nel contempo bruci, sragioni e recuperi il senno (infatti essa è in preda all’angoscia, e poco manca che sia morta), in modo che non una sola passione traspare in lei, ma un accavallarsi di passioni? Tutti i fatti come questi capitano a chi ama; ma la scelta (come ho detto) degli elementi più incisivi e la loro riunione in un medesimo quadro ha realizzato l’eccezionale”.

EROS SEDUCENTE

Un altro autore greco, sfortunatamente meno conosciuto e citato a causa dell’esiguità delle sue poesie, fu Ibico di Reggio. Sappiamo dire abbastanza poco di questo autore che, nato in Magna Grecia a Reggio, si spostò e operò alla corte del tiranno Policrate di Samo. Un’opera scritta in greco molto più tarda, di nome Suda, afferma che egli fu “quanto mai pazzo d’amore per i fanciulli“: per i pochi frammenti di cui siamo in possesso ci è difficile leggere i carmi erotici in cui l’autore esprimeva il suo amore verso dei giovani ragazzi, ma abbiamo parte di una poesia estremamente bella in cui, influenzato dalla poetica di Saffo, Ibico afferma:

Di nuovo Amore da sotto le sue scure palpebre

mi fissa con sguardo seducente e

con ogni sorta di incanti mi getta nella rete di Afrodite;

e io davvero ho un tremito al suo assalto

proprio come un cavallo da giogo, campione, giunto a vecchiaia,

che malvolentieri col cocchio veloce si accosta alla sfida.

Come in Saffo il poeta si trova in balia di Amore, che in questo caso viene visto come sensuale e lo conduce verso l’innamoramento che, rappresentato come una rete, tiene bloccato Ibico che anche da anziano deve sottostare alla potenza del dio.

I’M FALLING I CAN’T CONTROL IT

A questo punto dell’articolo è più che lecito sorprendersi del fatto che gli autori di queste opere d’arte, pur essendo separati da così tanti secoli di sviluppo introspettivo e cambiamento culturale, si trovino esattamente sulla stessa lunghezza d’onda. Pur dicendolo in maniera diversa caso per caso, la testimonianza di Eleni Foureira, così come quella di Saffo e Ibico, afferma perentoriamente la doppia natura di Eros: Amore può essere sentito come quel luogo sicuro, fautore di felicità e virtù – eudaimonìa kai aretè, per citare Fedro del Simposio di Platone – che porta le persone verso un miglioramento, ma d’altra parta può essere una forza soverchiante, primigenia, negativa, anzi nociva, che punisce con preoccupazioni e affanni – asiaisioniaisi, per citare l’inno ad Afrodite di Saffo -. Un’arma a doppio taglio, insomma. Ho ritenuto utile fare questo confronto per far riflettere su un aspetto che è tutt’altro che scontato: l’amore è una di quelle tematiche che grossomodo tutte le letterature del mondo in tutte le loro fasi hanno trattato, una costante in un mare di variabili, per così dire; sapere di avere così tanto in comune con persone che in fondo costituiscono il nostro passato – anche lontano –  e dunque una parte di noi è fondamentale per poter permettersi di parlare veramente di identità. E se una disciplina apparentemente inutile come la letteratura ha la capacità di ricordarci chi siamo e che ci sono parti di noi a cui possiamo guardare nei momenti in cui ci sentiamo più persi, eccone il vero valore!

 

 

 

 

 

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