Cos’è l’interdiscorsività? La risposta si trova nella Divina Commedia e nella cultura fluida

Interdiscorsività tra la Commedia e la società fluida.

Cos’è l’interdiscorsività? In critica letteraria questo concetto è distruttivo. Quando si tira in ballo la dimensione intertestuale e interdiscorsiva di un’opera non si è più in grado di comprendere che cosa si sta valutando. L’interdiscorsivià prevede dei processi nei quali è impossibile rinvenire la fonte diretta di una notizia, di un dato, di una credenza in quanto ormai quella notizia, quel dato o quella credenza circolano nella coltura, sono patrimonio comune in seguito ad una compenetrazione. Un bagaglio culturale fluido, per una cultura retta dall’uomo, il cui processo di contaminazione rende ragione a tutto.

Dantedì

Alla vigilia dello scorso Dantedì (il 25 marzo) il giornalista tedesco, Arno Widmann, scrive per il quotidiano tedesco “Die Zeit” un articolo sulla celebrazione dantesca. I nostri quotidiani fanno rimbalzare il titolo di questo articolo come “Dante arrivista e plagiatore: l’Italia ha poco da festeggiare” e le polemiche divampano in incendi cruenti. Perfino il ministro della Cultura Dario Franceschini twitta un po’ di sfuggita e con una certa sicumera: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. In realtà quello di Widmann non è altro che un noioso articolo che parte dalla poesia provenzale per poi parlare della Divina Commedia e arrivare a Shakespeare. Nulla di che. “Plagiatore”? Si cita il caso dell’arabista Miguel Asin Palacios, secondo il quale Dante conosceva la storia dell’ascesa in cielo di Maometto e si sarebbe ispirato. “Arrivista?” Si parla di spirito agonistico invitando a “non sottovalutare” Dante, non certo per attaccarlo. Incredibile quanto l’orgoglio italiano abbia deviato il contenuto di questo articolo per mero pregiudizio, probabilmente per semplice ignoranza dell’ispida questione dell’ispirazione a fonti arabe.

Dante e Maometto

Il grande arabista spagnolo Miguel Asin Palacios pubblica il volume intitolato “Escatologia musulmana nella Divina Commedia” in cui indaga fino a che punto la Divina Commedia ha attinto a fonti arabo-musulmane. Palacios nella sua opera presenta numerosi elementi della tradizione araba fin dal IX secolo. In particolare vengono indagate le analogie con la leggenda del viaggio notturno (isrā) e dell’ascensione (mi’rāj) compiute d a Maometto e raccontata nel Corano. Degli echi continui in quantità incredibile. Maometto, come Dante, compie un viaggio nell’aldilà, che gli permetterà di vedere le pene infernali, il Paradiso e infine sarà ammesso al cospetto di Dio. E’ incredibile vedere come anche in questo caso sia presente la legge del contrappasso, la quale regola le pene infernali inflitte alle anime sia nell’inferno raccontato da Maometto, sia in quello raccontato da Dante. Sono simili perfino le disposizioni delle schiere angeliche. Ovviamente Dante non conosceva l’arabo e non ha mai letto il Corano, come ha potuto riprendere questi elementi?

Res Nullis

Dalla pubblicazione del volume critico di Palacios sono stati scritti fiumi d’inchiostro per dare torto e ragione all’arabista. Le argomentazioni più brillanti riprendono giudizi di critici del passato, come quelli di Foscolo e del grande docente Normalista Alessandro D’Ancona. Proprio quest’ultimo viene tirato in causa col concetto di interdiscorsività. Il critico infatti aveva definito le “visioni” ultraterrene di Dante come “Res Nullis”: cose di nessuno. Potremmo sottintendere che le visioni Dantesche sono archetipi (cose) a cui tutti e nessuno possono attingere immaginandole, poiché sono appunto parte fondamentale della dimensione culturale.

Tutto di tutti

La fluidità e liquidità della società contemporanea – alla Bauman – hanno molto di interdiscorsivo. Potremmo leggere la contemporaneità come un’opera d’arte in sostanza. La contaminazione, fondamentale per costruire il carattere umano, è stimolata e alimentata fino al massimo grado grazie a numerosi strumenti e fenomeni. Pensiamo alla globalizzazione e ad internet ad esempio: in una società livellata in cui l’uguaglianza diventa ugualizzazione sembra quasi che non ci sia neanche più distinzione tra culturale diverse. Che differenza c’è tra poli, culture ed etnie, quando tutto sembra uguale?

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