Cos’è la felicità? Ecco cosa ne pensano la letteratura ed Erri De Luca

Cos’è la felicità? Ha sapore o fa rumore? Ha un’immagine o è un bagliore? La felicità dura per sempre? Vediamo cosa ne pensa Erri De Luca a riguardo con il suo romanzo “il giorno prima della felicità”.

Dal romanzo “Il giorno prima della felicità” di Erri De LucaLa felicità, bella e dannata, tutti la cercano e nessuno la trova. Ognuno la attribuisce a qualcosa di diverso, che non sia per forza un oggetto, un momento, un qualcosa di specifico. Chiunque è libero di attribuirla a ciò che più gli ha trasmesso felicità. Ma cos’è? Perché la cerchiamo così tanto?

La Treccani suggerisce una definizione: “felicità Stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato.[…]” Chiaro, ma non abbastanza. Il punto è come fare a dare definizione precisa? Dai maggiori esponenti letterari ai maggiori filosofi si è sempre cercato di racchiudere la felicità in una sola definizione, ma la sua troppa soggettività ne impedisce, forse, un significato universale che accomuni un maggior numero di pensatori.

La Felicità è invisibile o da conquistare?

La felicità è un desiderio legittimo e umano, siamo continuamente ed instancabilmente alla ricerca di questa. Ma,  una volta ottenuta, perché non dura nel tempo? Sarà davvero il momento centrale dell’oscillazione di un pendolo? A voi la scelta! Si, la felicità potrebbe anche essere una scelta: scegliere di continuare ad essere felici. Un po’ come rimanere a galla, la tristezza c’è come l’acqua del mare che può trascinarci a suo piacimento e la felicità è l’ossigeno che respiriamo. Semplice no? Diciamo che è un dolce navigare costante, quasi leopardiano. Ma, lontani da una visione pessimistica, la felicità è parte di quello che ci circonda e sta a noi scoprire dove questa sia nascosta o dove noi possiamo vederla. O è semplicemente la quiete dopo la tempesta dal momento che senza tristezza non possiamo riconoscere la felicità?

G.D’Annunzio

Poco dopo periodo storico-letterario di Leopardi è collocato il pensiero pascoliano, che vede la felicità nelle piccole cose intorno a lui: la campagna romagnola, la famiglia, il nido campestre. Una felicità presente e costante quindi, quasi naturale che protegge dai dolori, tenendoli lontani. Oggigiorno diremmo che Pascoli si sia accontentato di ciò che già possedeva e ciò che la natura gli ha messo a disposizione. Chi andò oltre fu D’Annunzio, che vedeva la felicità nella continua ricerca del piacere, nel vivere una vita piena di passione, di intensità, una vita “super”! L’amante delle belle donne, del successo e del lusso sfrenato avrà trovato davvero la felicità, o poteva anche accontentarsi come Pascoli? Beh, intanto Pascoli non riuscì a costruirsi una famiglia tutta sua, D’annunzio visse da recluso a Gardone Riviera i suoi ultimi anni a causa del mito da lui creato…insomma, fate un po’ voi.

La Felicità è fragile o inaspettata?

Letteratura e felicità hanno camminato assieme, infatti è piena di definizioni di ogni genere e di ogni autore. Vasco Pratolini (1913) definì la felicità un forte e violento impulso, tanto grande quanto fragile. Così delicata che non andrebbe nemmeno nominata, essa è muta e inattesa tanto che incontrarla sia una fortuna. Herman Hesse reputava che la felicità non dovesse essere cercata altrimenti nessuno poteva trovarla; A. Rimbaud trovò la felicità nella natura e come un sentimento che diventa infinito se vissuto a tutto tondo. Pablio Neruda vede la felicità come un sentimento che va vissuto in compagnia di chi si ama. Insomma, questa felicità ha proprio tanti volti! Eugenio Montale invece vedeva la felicità nell’amore, il problema era la realtà che incombeva d’impatto su quel sentimento, facendo vacillare il nostro cammino come fossimo su una lama. Ma la realtà che ci è intorno non esclude la felicità che, come l’odore dei “limoni fece sparire l’asprezza della guerra” (da I limoni, Ossi di seppia), può arrivare nel momento meno atteso.

E.Montale

Erri De Luca e il giorno prima

Erri De Luca nel 2009 pubblicò Il giorno prima della felicità, un breve intenso romanzo che rappresenta la felicità come un agguato inatteso. Sullo sfondo delle Quattro giornate di Napoli nel settembre del ’43, viene raccontata la storia di un ragazzino solitario, lo Smilzo, che ha ricevuto l’educazione da don Gaetano il custode di un grande caseggiato.

E.De Luca

Ma l’educazione che impartisce don Gaetano è un semplice aiuto ad accompagnare il ragazzo alla vita che verrà. Una scrittura scarna, quasi cruda, lascia al lettore la libertà di capire da sé a quali sentimenti si stia facendo riferimento. Nel concreto, per il protagonista la felicità risiede nella sua prima volta. Da bambino ha sempre visto il volto di una ragazzina alla finestra, Anna, curioso di come potesse essere costei l’ha sempre guardata. Una volta cresciuti si creò questo strano legame. Lo smilzo aspetta questa felicità, con ingordigia, forse anche molta impazienza. Dopo il primi momenti in cui i due, tra i baci e le lenzuola, iniziano a vivere ciò che è sempre stato nel loro immaginario, tutto questo aspetto etereo comincia a vacillare: “e adesso che ci faccio con la felicità, con te che sei scesa dai vetri Anna?”(tratto dal romanzo succitato). Alla fine di tutto, Anna rappresenterà il raggiungimento di una passione e una felicità immaginata, troppo attesa. È proprio questo il punto: l’attesa. Alla fine di tutto la felicità non va attesa per l’autore, arriva e basta. Il raggiungimento di quella, corona solo tutto il passato rivestito di attese, sguardi e immaginazione. Un ragazzo che trova la felicità tra la polvere, il sangue e la violenza intrisa in una Napoli che recita come protagonista durante la maturazione del ragazzo. Forse De Luca tutto sommato non è così in disaccordo con Montale, vedendo la felicità come una realtà che si sovrappone a quella attuale. Non è detto che l’una escluda l’altra, ma va data ad entrambe la possibilità di coesistere. Che sia il camminare sulle lame, che sia un’aria di vetro quella che ci circonda, è scelta nostra dare “all’odore dei limoni”, la possibilità di addolcire l’aria aspra. Senza attesa o impazienza, non è  forse di tutti la possibilità di scegliere la felicità?

Simona Lomasto

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