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Cosa vuol dire morire per la libertà? Lo spiegano Giulio Regeni e Seneca

A 4 anni dalla morte del giovane ricercatore italiano il mistero non è ancora risolto ma una cosa è certa: Giulio, come Seneca, è morto per la libertà e per la conoscenza. 

Lo scorso 20 novembre il Premier Giuseppe Conte si mette in contatto telefonico con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Ufficialmente è stata una chiamata per discutere di rapporti bilaterali economici e militari. Ma c’è stato anche il caso Regeni sul tavolo: “Non c’è più tempo. L’Italia sa e andrà avanti”.

Il caso Regeni: chi era Giulio, perchè era in Egitto?

Giulio Regeni, nato il 15 gennaio 1988 a Trieste, era un dottorando italiano all’università di Cambridge. Fin da giovanissimo dimostra grandi capacità nello studio e grande interesse per le politiche internazionali. All’età di 24 anni riceve per la prima volta il premio “Europa e giovani”, lo vincerà anche l’anno successivo, per le sue ricerche sul Medio Oriente. Dopo aver lavorato presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale e aver svolto per un anno ricerche per conto della società privata di analisi politiche Oxford Analytica, stava conseguendo un dottorato di ricerca presso il Girton College dell’università di Cambridge, e si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università Americana del Cairo.

La ricerca di Regeni e l’oppressione del governo egiziano

Regeni scelse di studiare i venditori ambulanti — giovani uomini provenienti da paesini lontani che si ingegnavano per sopravvivere sui marciapiedi del Cairo. Giulio si immerse nel loro mondo sperando di valutare il potenziale del loro sindacato nella guida del cambiamento politico e sociale. Però con l’arrivo del 2015 quel tipo di immersione culturale, preferito a lungo da arabisti in erba, non era più facile come prima. Una coltre di sospetti era caduta sul Cairo. La stampa era stata ridotta al silenzio, avvocati e giornalisti venivano regolarmente molestati e gli informatori riempivano i caffè del centro del Cairo. Dopo l’ascesa al potere di al-Sisi nel 2013, divenne chiaro quanto poco le cose fossero cambiate.

L’ombra del pericolo per Regeni

Quando Regeni arrivò nel 2015 si pensava che gli stranieri fossero soggetti a regole diverse. All’inizio dell’anno il giornalista australiano Peter Greste di Al Jazeera era stato finalmente rilasciato dopo tredici mesi in carcere, accusato di aver compromesso la sicurezza nazionale; uno studente francese era stato espulso dal paese per aver intervistato attivisti democratici. “La situazione qua non è facile,” Regeni aveva scritto ad un amico un mese dopo l’arrivo. Ma, come disse poi il suo supervisore, tutto sommato Regeni era convinto che il suo passaporto lo avrebbe protetto. La sua vera paura era essere obbligato a tornare a Cambridge prima di riuscire a finire la sua ricerca. Non si fece scoraggiare. Parlava cinque lingue, era insaziabilmente curioso e aveva un fascino poco appariscente che gli aveva attirato un‘ampia cerchia di amici.

La scomparsa il 25 gennaio 2016 e il tragico ritrovamento il 3 febbraio 2016

Il 25 gennaio 2016 il ricercatore italiano inviò alle 19:41 un SMS alla fidanzata in Ucraina, dicendo che stava uscendo. Poco dopo, la studentessa Noura Wahby, amica di Regeni conosciuta nel 2014 a Cambridge, denunciò sul proprio profilo Facebook la scomparsa del ricercatore il quale, qualche ora prima, doveva incontrare delle persone in piazza Tahrir per festeggiare il compleanno di un amico. Da indagini posteriori è emerso che Mohamed Abdallah, leader del sindacato degli ambulanti oggetto della ricerca universitaria ed incontrato per la prima volta da Giulio il 13 ottobre 2015, aveva denunciato Giulio Regeni alla polizia di Gyza il 6 gennaio e lo aveva seguito fino al 22 gennaio, ovvero 3 giorni prima della scomparsa del ricercatore italiano, comunicando alla polizia tutti gli spostamenti.

Il corpo nudo e atrocemente mutilato di Giulio Regeni fu trovato il 3 febbraio 2016 in un fosso lungo la strada del deserto Cairo-Alessandria, alla periferia del Cairo. Il corpo recuperato mostrava segni evidentissimi di sottoposizione a tortura: contusioni e abrasioni in tutto il corpo, come quelle tipicamente causate da un grave pestaggio, lividi estesi compatibili con lesioni da calci, pugni ed aggressione con un bastone. Si contarono più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come entrambe le gambe, le braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti; si riscontrarono coltellate multiple sul corpo, comprese le piante dei piedi, probabilmente inferte con un rompighiaccio o uno strumento simile ad un punteruolo. Vi erano inoltre numerosi tagli, su tutto il corpo, causati da uno strumento tagliente simile ad un rasoio.

Ma se era in pericolo perchè non è tornato a casa? Seneca da la risposta.

A questa domanda purtoppo è difficile rispondere ma crediamo che lo spirito che guidava Giulio era quello dei più grandi conoscitori della storia, un’amore incontrollabile e incrollabile per la conoscenza e per la libertà. Celeberrimo fra tutti gli intellettuali  fu Seneca il quale, oppresso dalla follia paranoica di Nerone, si tolse la vita. è lo stesso Seneca a dirci, nelle sue epistole morali, cos’è per lui la libertà e perchè questa concezione si lega alla vita spezzata di Giulio. Seneca affermava :”Non è importante morire prima o dopo – scrive –, ma lo è morire bene o male; morire bene è fuggire il rischio di vivere male”. Forse Giulio, non volendolo, al contrario di Seneca, ci insegna anche nel suo ultimo momento che cos’è la libertà e che cosa vuol dire battersi per andare incontro al proprio destino. Con altre parole di Seneca forse possiamo capire ancora meglio cos’è vivere, per chi è immerso nella propria libertà :”Non dobbiamo cercare di vivere a lungo, ma di vivere abbastanza; vivere a lungo dipende dal destino, dalla nostra anima vivere quanto basta. La vita è lunga se è piena; ed è pienamente compita quando l’anima ha riconsegnato a se stessa il suo bene e ha preso il dominio di sé”. Una cosa è certa ,Giulio non solo ha riempito la propria vita e ha preso il dominio della propria anima ma con la sua morte ha vinto contro coloro che lo volevano mettere a tacere, perchè oggi è un martire, un martire della libertà.

 

 

 

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