Cosa successe veramente in Vietnam? Rispondono Full Metal Jacket e i Jefferson Airplane

Vent’anni di guerra, devastazione e crisi nel giovane Stato del Sudest asiatico. Una scia di sangue che non potrà mai essere cancellata dalla coscienza umana, ma che dovrà essere compresa e ricordata: vediamone l’eredità in Full Metal Jacket e nell’album Volunteers dei Jefferson Airplane.

Civili vietnamiti, soprattutto bambini, corrono per sfuggire da un attacco americano al napalm diretto al loro villaggio (Verona-in.it)

19551975: il ventennio che tenne il mondo con il fiato sospeso. Era l’epoca della Guerra Fredda, della paura dell’atomica, del conflitto nucleare, della cortina di ferro. Ed è proprio qui che prese luogo una delle guerre più terribili della storia contemporanea: stiamo parlando del Vietnam. Un conflitto che si sarebbe dovuto combattere solamente sul fronte interno, ma che in realtà divenne un caso politico e diplomatico di portata globale. Le due superpotenze mondiali, con i loro diversi modelli politico-organizzativi, si videro in contrasto: fu uno scontro (impari) di ideologie, culture, lingue e alleanze contrapposte. Soprattutto l’intervento americano ebbe un’ampia eco mediatica, in grado di dividere nettamente l’opinione pubblica fra favorevoli e contrari. I giovani trainarono le proteste più significative, in cui esprimevano il loro pensiero pacifista e tollerante. Il baluardo di tale dissenso è individuato da molti nella giovane band psichedelica Jefferson Airplane che, nel proprio album Volunteerscondanna fermamente gli USA e il loro atteggiamento guerrafondaio. La vicenda ebbe sicuramente un forte lascito, raccolto da Kubrick, dodici anni dopo la fine della guerra, nel celebre film Full Metal Jacket.

Alcuni giovani partecipanti ad una manifestazione pacifista e di protesta antigovernativa negli USA (ildialogodimonza.it)

Full Metal Jacket: Kubrick e il tributo al Vietnam

Capolavoro indiscusso della cinematografia degli anni ’80, Full Metal Jacket, lungometraggio datato 1987 del regista americano Stanley Kubrick, fece discutere molto l’audience americana, ferendola nel profondo dell’orgoglio patrio. A causa della sua disarmante crudezza, del suo linguaggio incisivo e volgare (soprattutto nel doppiaggio italiano) e del suo spirito altamente polemico, fu soggetto a censure, divieti e tagli in molti Paesi ma, al giorno d’oggi, è divenuto ormai un cult statunitense. Il film, ambientato nel 1967, racconta le vicende del giovane Joker, arruolato nell’esercito americano per prestare servizio militare in Vietnam. Sebbene aspiri a diventare giornalista di guerra, è obbligato a seguire i corsi di addestramento dei Marines a Parris Island: sotto le angherie del Sergente maggiore Hartman, uomo duro e crudele, conosce i suoi commilitoni, a cui vengono affibbiati soprannomi crudeli, come Cowboy, Palla di lardo o Biancaneve. La durissima preparazione fisica a cui sono sottoposti è accompagnata da un ancor più duro training mentale: continuamente vessati dal proprio superiore, devono chiamare il proprio fucile con un nome femminile e trattarlo come il proprio migliore amico, oltre a dimostrarsi convinti del loro ruolo di macchine da guerra ed assassini. Joker non si piega alla disciplina ferrea, dimostrando un coraggio che il Sergente maggiore apprezza, tanto da renderlo responsabile dell’indisciplinato Palla di Lardo; questo incarico è però presto interrotto dal suicidio di quest’ultimo, vittima di un esaurimento nervoso, e dall’omicidio di Hartman. Dopo queste scene estremamente drammatiche, indelebili nella memoria di chi ha visto almeno una volta Full Metal Jacket, l’azione si trasferisce in Vietnam. Joker è riuscito a diventare giornalista di guerra per la rivista militare Stars and Stripes ma, a causa delle censure militari sui suoi articoli e della monotonia della vita nelle retrovie, si fa trasferire a Hue, durante l’offensiva del Tet del 1968. Lì si unisce alla squadra dei Porci Arrapati, dove ritrova Cowboy e conosce gli altri Marines, tutti giovanissimi volontari, ma ormai deviati dagli orrori del conflitto. I fotogrammi in cui vengono riprodotti gli attacchi, sia vietnamiti, sia americani, sono passati alla storia: si veda la scena in cui, su un elicottero, i soldati USA sparano ai civili, scherzando e facendo scommesse e giochi a punti sulle vittime. Gli ultimi minuti del film sono particolarmente significativi: il plotone di Joker viene dimezzato dai colpi di una giovanissima cecchino vietcong che proprio Joker dovrà uccidere, in un estremo atto di pietà (la ragazza è ormai agonizzante), che marcherà la sua prima uccisione, guadagnandogli la stima dei suoi commilitoni. Dopo ciò, i sopravvissuti, come se niente fosse, si dirigono verso l’accampamento americano, cantando soddisfatti la Marcia di Topolino, sulle parole agghiaccianti di un Joker ormai asservito alla guerra e sullo sfondo di un villaggio vietcong in fiamme.

La trasformazione del soldato Joker

Joker è un ragazzo brillante, intelligente, sopra le righe. Non si fa intimidire dalle cattiverie del Sergente maggiore Hartman, non ha paura di andare contro le sue idee ultra conservatrici e religiose. E’ proprio per questa sua caratteristica che viene elevato dal superiore ad un gradino più alto rispetto ai suoi commilitoni, dopo una discussione molto animata sulla figura della Vergine Maria, in cui Joker nega la sua esistenza, guadagnandosi gli attributi di ‘ateo comunista‘ da Hartman. Ciò che spinge il ragazzo ad arruolarsi nei Marines è la sua pura e genuina curiosità, assimilabile a quella di un bambino, priva di malizia, ma spinta solo dalla volontà di conoscere il mondo e le ragioni umane. Possiamo infatti definire Joker un pacifista, che non approva l’intervento armato in Vietnam, ma deve obbligatoriamente presenziarvi. Appena arrivato nel Sudest asiatico, è entusiasta della sua posizione di corrispondente per una rivista specializzata, contento del suo ruolo di spettatore privilegiato, ma presto la noia prende il sopravvento sul suo carattere volubile e sulla sua mente sveglia, sempre in cerca di nuovi stimoli. Per questo motivo decide di trasferirsi sul fronte di guerra, durante la catastrofica offensiva del Tet, ma questo suo gesto avrà conseguenze indicibili sulla sua psiche. Da strenuo pacifista, che segue solamente il suo battaglione e ne riporta le gesta, diventa un colpevole uccisore, esattamente come tutti i suoi commilitoni. L’essenza più profonda del personaggio può essere individuata nel breve dialogo tra lui e il colonnello della sua squadra in Vietnam: Joker indossa un elmetto con la scritta ‘born to kill’ (‘nato per uccidere‘) e sulla divisa sfoggia il simbolo della pace. Inizialmente il protagonista non sa come giustificare ciò, ma dopo qualche tempo ammette che è un modo per mostrare il dualismo della natura umana secondo Jung. Quali delle due parti ha prevalso in lui nel film? Sicuramente la prima ma, come abbiamo visto, è stato merito dei devastanti scenari di guerra vietnamiti.

FOTOGRAMMA DI FULL METAL JACKET: Joker segue il suo battaglione durante l’offensiva del Tet (film.it)

La guerra del Vietnam secondo la storia

Da questa chiave di cultura popolare, possiamo introdurre storicamente e politicamente il conflitto vietnamita. Tutto iniziò nel 1954, quando le truppe nazionaliste e anticolonialiste dei Viet minh sconfissero le truppe francesi, colonizzatrici del territorio da centinaia di anni, dopo più di un decennio di lotta. Infatti, già nel 1949, gli Stati Uniti videro la guerra di liberazione vietnamita come un riflesso dell’influenza comunista della vicina Cina: da qui nacque l’idea del Sudest asiatico come la nuova frontiera americana contro l’avanzata del comunismo. Nel 1954 vennero firmati gli accordi di Ginevra, che divisero il Vietnam in due parti, lungo il diciassettesimo parallelo: il nord rimase sotto il controllo della Repubblica Democratica del Vietnam di Ho Chi-Minh (creata durante il conflitto per la liberazione), con capitale Hanoi, mentre il sud, con capoluogo Saigon, fu destinato al controllo francese. Il Vietnam del Nord, già semi-organizzato e dotato di una popolazione fedele all’ideale nazionale, ricevette aiuti dalla Cina e dall’URSS: ciò aiutò Ho Chi-Minh nella sua missione di nazionalizzazione delle terre e di riforma socio-economica socialista, che presto si concretizzò nell’esproprio delle terre (unica fonte di guadagno per più del 90% della popolazione), nella costruzione dei campi di rieducazione per i civili reticenti e in un regime giudiziario di violenze e repressioni sistematiche. A livello politico, il Vietnam del Nord volle imitare il modello costituzionale russo, con un sistema monopartitico gestito dallo stesso Ho Chi-Minh, divenuto anche Capo dello Stato. Il Vietnam del Sud, invece, fu ben presto trasformato in uno Stato-cuscinetto, ma per farlo diventare tale, necessitava di un leader nazionalista, anticolonialista e anticomunista, con cui il blocco occidentale potesse stringere un’alleanza difensiva. La scelta del leader ricadde, nel 1955, sul cattolico Ngo-dinh-Diem, mentre il patto difensivo fu stilato nel 1954, con il nome di SEATO. Diem si contraddistinse per la dura repressione avviata nei confronti dei viet minh presenti nel Sud: ciò, insieme a una cattiva politica, portò ad un allargamento del dissenso nei confronti del leader cattolico nella sua stessa terra. Il governo del Nord iniziò quindi a mandare a Sud aiuti economici, logistici e militari per aiutare i dissidenti del Fronte nazionale di liberazione (comprendente tutti gli oppositori al regime di Diem), i cui membri furono chiamati vietcong, eredi dei viet minh. Essi si impegnavano nel rivitalizzare l’economia, ridurre le spese dei contadini, ridistribuire le terre, avere parità fra i sessi e le religioni ed essere neutrali nello scacchiere internazionale, con il ritiro dei consiglieri statunitensi dal Vietnam. L’amministrazione Kennedy aumentò gli aiuti economici ed il numero dei funzionari USA a Saigon, ma ciò fomentò il malcontento vietnamita, che rovesciò Diem nel 1963. Sotto la presidenza Johnson, la presenza americana divenne massiccia e, in risposta, la guerriglia dei vietcong divenne determinante. Questi ultimi ricevettero aiuti militari dalla Cina, dall’URSS, dalle truppe nordvietnamite e dalla popolazione contadina. Vista l’inefficacia delle truppe USA, nel 1964 si diede il via ai bombardamenti nei territori del Vietnam del Nord, con l’operazione Rolling ThunderNonostante l’impiego massiccio dell’aviazione e di strumenti bellici all’avanguardia, i Marines ebbero molte difficoltà causate dalla guerriglia vietcong, sostenuta da tutta la popolazione locale. Il culmine del conflitto si ebbe nel 1968, con l’offensiva del Tet, lanciata inaspettatamente dai vietcong in tutto il Sud. Militarmente fu una sconfitta per i vietnamiti, ma fu per loro un grande successo simbolico, in quanto ne dimostrò la coesione e l’amor patrio. Johnson, vista anche la strenua opposizione dell’opinione pubblica americana al conflitto (soprattutto giovanile), decise di cessare parzialmente i bombardamenti sul Vietnam del Nord, firmando a Parigi i negoziati di pace. Il presidente successivo, Nixon, puntò sulla strategia della vietnamizzazione del conflitto: cercò di potenziare le truppe dell’esercito sudvietnamita, in modo che il conflitto potesse risolversi senza il concreto impegno americano; nonostante ciò, egli fece riprendere i bombardamenti dal 1970 al 1972. Nel 1973 vennero firmati gli accordi di Parigi, in cui si sancì il cessate il fuoco e il ritiro statunitense. Nel 1975, il regime comunista di Hanoi estese il controllo a tutto il Paese e nel 1976 nacque finalmente la Repubblica socialista del Vietnam.

Alcuni combattenti si spostano nelle zone di guerra attraverso i numerosi canali (ilsussidiario.it)

Il dissenso dell’opinione pubblica: Volunteers

Come è stato detto, l’opinione pubblica americana, dalla vigilia del 1968 fino alla fine del conflitto, fu largamente contraria all’intervento USA. La maggior parte dei dissensi provenivano dai giovani, vista anche la nascente cultura hippiepacifista per antonomasia. I ragazzi rimproveravano ai propri padri e ai propri governanti l’inutilità della guerra ed il fanatico coinvolgimento statunitense: secondo il loro pensiero, era uno spreco di denaro, di tempo, ma soprattutto di persone. Infatti, essendo presente la leva obbligatoria, i giovani uomini erano costretti a prestare servizio nell’esercito americano; nel ventennio della guerra in Vietnam, tutte le reclute venivano mandate proprio nel Sudest asiatico, molte volte senza una preparazione fisica e psicologica appropriata e senza alcun consenso da parte del ragazzo. Fu una tragedia immane per la Nazione: numerosi fanciulli, molte volte non ancora ventenni, morirono o furono mutilati, invalidati (anche mentalmente) a vita per un conflitto in cui loro non credevano, ma che nemmeno la popolazione statunitense capiva e supportava. Nacquero quindi le proteste nelle università, le manifestazioni antigovernative nelle piazze, gli stratagemmi per eludere il servizio di leva. La generazione dei baby boomers si destò e affrontò il problema in molteplici maniere. La prediletta fu la musica: furono composti inni al pacifismo e alla fratellanza fra popoli, oltre che di protesta verso la dottrina politica USA. Un album simbolo del periodo storico preso in esame è Volunteers dei Jefferson Airplane, pubblicato nel 1969. Sono presenti canzoni espressamente anti-guerra (We can be together, Wooden Ships), altre che riflettono le tensioni sociali e rivoluzionarie dei giovani (Volunteers), ma tutte, in un modo o nell’altro, criticano lo status quo e la classe dominante. Presentando un pensiero molto vicino all’anarchia, unito a terminologia volgare e cruda, il disco fu vessato dai critici musicali dell’epoca, ma adorato dai ragazzi, che lo ersero a baluardo delle contestazioni contro l’intervento USA in Vietnam. Descrisse una generazione intera, tante ideologie, ma un solo ideale: la pace.

Copertina dell’album Volunteers della band americana Jefferson Airplane (discogs.com)

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