Cosa succede quando abbiamo paura? Scopriamolo con “Alice in Borderland” e “Paura alla Scala”

La serie “Alice in Bordeland” e il racconto “Paura alla Scala” descrivono paure molto diverse ma che agiscono con gli stessi meccanismi.

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Il metodo scelto per la rappresentazione della paura in questo caso è lo spazio chiuso; l’isolamento e  la sospensione dal mondo e dal tempo esterno che crea e amplifica la paura che agisce sempre attraverso schemi ben precisi.

“Paura alla Scala” di Dino Buzzati

Il racconto di Dino Buzzati è un grande esempio di come la paura si espande e si trasforma. Nella Milano per bene, durante la prima di un’opera teatrale un senso di agitazione, che però viene ben nascosta, si insinua fra il pubblico del Teatro della Scala di Milano. Il motivo della tensione sono i Morzi, un gruppo contro “l’ordine costituito” che sembrerebbe voler instaurare “la nuova giustizia” e di cui si presume un attacco proprio quella sera. Dopo la rappresentazione gli spettatori si spostano nel ridotto, dove si svolge il ricevimento, l’ambiente è borghese e dunque molto impostato. A questo punto del racconto abbiamo la crème della società riunita, in un luogo chiuso, con già un senso di tensione generale; la paura già presente si fa strada fra pettegolezzi, voci sentite in giro e previsioni, il dialogo è il mezzo attraverso il quale la paura si amplifica, è così che il contatto con il mondo esterno viene perso e la paura prende il controllo. La borghesia della Milano per bene dimentica il decoro e si lascia andare a pianti disperati, pettegolezzi e cattiverie. Un esempio di come la paura può prendere il sopravvento e distruggere anche il rigido galateo della borghesia degli anni 40.

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“Alice in Bordeland” di Shinsuke Sato

La serie Netflix  “Alice in Borderland” che da poco sta avendo un grande successo, tratta dall’omonimo fumetto di Haro Aso parla di Arisu, un ragazzo che vive ancora a casa del padre e che passa tutte le giornate a giocare ai videogiochi, all’ennesimo litigio in casa Arisu decide di andarsene definitivamente, la trama cambia drasticamente e Arisu insieme ai suoi due migliori amici si ritrova in una Tokyo svuotata da tutti i suoi abitanti in cui non funziona l’elettricità. Presto scoprono di non essere gli unici rimasti e Tokyo diventa un’arena per dei giochi sadici che i protagonisti sono costretti a fare per poter sopravvivere, ma che in caso di perdita, pagano con la vita.

Anche in questo caso abbiamo un isolamento totale dei protagonisti dal mondo esterno, non sanno da chi sono organizzati i giochi e perchè, c’è quindi anche un’assenza totale di chiarezza. Le poche informazioni fanno crescere una grande tensione che si tramuta in paura, una paura che condividono tutti i cittadini rimasti a Tokyo, e anche in questo caso scattano dinamiche dominate dalla paura che sfociano in rabbia, aggressività e violenza.

I meccanismi innescati dalla paura

Le similitudini delle reazioni alla paura sono evidenti, abbiamo già parlato dell’isolamento, il fatto di non sapere che cosa avvenga all’esterno crea una sospensione che genera ansia e che si amplifica attraverso il dialogo e le relazioni  con gli altri personaggi, l’affermazione da parte degli altri di un pericolo imminente infatti, alimenta l’angoscia. 

In entrambe le situazioni si creano dei sottogruppi, nel racconto di Buzzati un gruppo di uomini si riunisce nel museo, sono pronti a schierarsi con i Morzi, vogliono salvarsi a tutti i costi e questo sancisce il decadimento della morale; le persone con cui prima discutevano allegramente ora sono minacce e non si preoccupano di girargli le spalle per poter salvaguardare la loro incolumità.

In “Alice in Borderland”, il gruppo che si forma è “la spiaggia” che si stabilisce in un hotel di lusso fuori uso e che si organizza attraverso una specifica gerarchia. Nella spiaggia si può fare ciò che si vuole, è una continua festa che si interrompe solo all’inizio dei game. La spiaggia in questo caso rappresenta una distrazione dalla realtà, i suoi abitanti sono completamente alienati da ciò che gli sta accadendo e usano la distrazione per eliminare la paura.

Infine, il risultato più eclatante è l’individualismo che emerge dalle situazioni di pericolo; decadono i valori e si fa qualsiasi cosa per poter salvare sè stessi.

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