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Cosa significa essere donne in Cina? Affrontiamo il tema attraverso il film “Mulan”

Cosa significa essere donne in Cina? Affrontiamo il tema attraverso il film “Mulan”

Essendo uno dei paesi in cui la disuguaglianza di genere appare particolarmente radicata nella società, la Cina presenta svariati ostacoli alla possibilità delle donne di riuscire a raggiungere la parità di genere.

In una realtà sociale e culturale come quella cinese, le donne tendono a ricoprire ruoli tradizionalmente associati alla sfera femminile. Il film Mulan dà voce  ad una figura rivoluzionaria, inizialmente percepita con ostilità, ma che apre la strada ad una diversa interpretazione del ruolo femminile.

La complessità dell’essere donne in Cina

La Cina si mostra come uno Stato dal duplice volto: da un lato quello caratterizzato da grandi città e industrializzazione il cui modello di vita tende ad essere sempre più vicino alle pratiche occidentali, dall’altro quello rurale, contraddistinto da una strutturazione tradizionale ancora legata a considerazioni antiche e conservatrici, che ad esempio non attribuiscono particolare valore alla possibilità per la donna di intraprendere il percorso scolastico per poi raggiungere una determinata collocazione sociale. In questa seconda realtà, la donna si vede attribuita obiettivi classici come la cura della casa, della famiglia e la ricerca di un marito che possa contribuire economicamente al sostentamento del nucleo familiare. In realtà, sebbene i contesti urbanizzati abbiano conosciuto delle evoluzioni, vedono permanere una forte disparità tra uomini e donne, difatti il paese detiene il primato nella distinzione di genere in ambito economico. Emblematica fu la Legge eugenetica e protezione salute, emanata nel 1979 per fronteggiare il problema della sovrappopolazione  che sancì il limite di un figlio per coppia, una realtà che portò a considerare la nascita di una figlia come una disgrazia, perché con lei sarebbe terminata la discendenza della famiglia. Molte famiglie così decisero di ricorrere a pratiche particolarmente brutali, come uccidere le figlie appena nate, in modo da potere così tentare di avere un figlio maschio, e le donne che si rifiutavano di condannare a morte le proprie bambine venivano spesso minacciate e costrette ad abortire. La legge sul figlio unico venne abbandonata nel 2015, in quanto ha comportato una forte riduzione della componente femminile nella società cinese, facendo dunque calare drasticamente il numero di future madri e di conseguenza di futuri figli. I trattamenti distinti per uomini e donne sono comunque tutto tranne che superati, ad esempio nel 2019 la Ong Human Rights Watch ha denunciato la presenza di annunci di lavoro fortemente discriminatori, che fanno uso di espressioni come “Preferiti uomini” e “Adatto agli uomini”.

Mulan: figura rivoluzionaria in un contesto conservatore

Prodotto nel 2020 da Walt Disney Pictures recuperando e in parte adattando l’omonimo cartone animato Disney del 1998, il film Mulan dà voce alla storia dell’eroina cinese Hua Mulan raccontata nel poema “La ballata di Mulan” scritto dal filosofo Liang Tao nel VI secolo. Mulan si mostra da subito come contraria all’essere inquarata negli schemi rigidi e conservatori del suo tempo, che non riconoscono come consoni certi comportamenti se adottati dalle donne, rappresentando dunque un’attidudine rivoluzionaria per il tempo, che trovò la sua massima manifestazione quando durante gli attacchi delle tribù nomadi e degli unni, decise di prendere in segreto il posto del padre, ormai anziano e malato, nella guerra per difendere il proprio paese e l’imperatore. Nella pellicola, Mulan combatte inizialmente fingendo di essere un ragazzo di nome Hua Jun, con la paura che la sua identità venga scoperta, un fatto che avrebbe leso profondamente l’onore della sua famiglia. Fu proprio lei però, a seguito di un combattimento contro il nemico, a smascherarsi. Inizialmente fu allontanata dal suo comandante, ma grazie al suo fondamentale contributo nei combattimenti presso la città imperiale che ha permesso di salvare la vita dello stesso imperatore, Mulan venne da quest’ultimo omaggiata per le sue gesta. Il suo personaggio rompe dunque gli schemi sociali consolidati della Cina imperiale, una figura che può rappresentare anche oggi la volontà di alcune donne cinesi di non vedersi più rilegate a contesti arcaici e sacrificate da ingiuste disparità e discriminazioni.

Rappresentazione di Hua Mulan

Dove la tendenza si inverte: il Regno delle donne nella valle dello Yunnan

Nel sud ovest della Cina, precisamente in una valle dello Yunnan, si trova quello che è noto come “Regno delle Donne“, che definisce un cambiamento di prospettiva sociale estremamente profondo. Si tratta della comunità Mosuo, dove la figura di riferimento non è quella tradizionale del padre di famiglia, bensì è la nonna. In questo contesto, le donne vengono spesso considerate superiori agli uomini, i quali risultano essere importanti principalmente per lo scopo riproduttivo. Si tratta dunque di un’interpretazione della strutturazione della società molto diversa rispetto a quella esistente nel resto del paese. Qui infatti, i figli sono di proprietà delle madri, e i padri molto spesso continuano a vivere nella propria abitazione materna, difatti il concetto del matrimonio tradizionalmente inteso è quasi inesistente in tale comunità. Secondo questo schema, le donne detengono le proprietà, mentre gli uomini svolgono lavori manuali (es. costruire le abitazioni) sotto le precise indicazioni della nonna a capo della famiglia.

 

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