Cosa si nasconde dietro la mano di Irulegi? Sveliamo il segreto delle sue incisioni

Scopriamo la più antica testimonianza in lingua basca incisa su una mano di bronzo.

La mano di Irulegi è un reperto bronzeo risalente al I secolo a.C. ritrovato presso il monte Irulegi, nel nord della Spagna. Il suo rinvenimento e l’analisi linguistica delle misteriose iscrizioni hanno permesso di riflettere sulla ricchezza linguistica della penisola iberica, sulla connessione tra le lingue paleo-ispaniche, oltre che sull’alfabetizzazione dei Vasconi.

Basco e lingue indoeuropee

Le lingue possono essere classificate in vari modi: una delle principali e più diffuse classificazioni è quella per famiglie. Gli studiosi analizzano gli idiomi, in particolare a partire dal loro aspetto lessicale, seguendo criteri genealogici al fine di riportare quelle lingue a un antenato comune, spesso ricostruito.

Esistono una serie di famiglie tra le quali: quella indoeuropea che comprende all’incirca 140 lingue; quella delle lingue altaiche, delle lingue caucasiche, australiane, indo-pacifiche, afro-asiatiche, amerindiane e la famiglia niger-cordofaniana che comprende oltre 1000 lingue…

Quando non si riesce a dimostrare la parentela di una specifica lingua con le altre e, quindi, a ricostruirne la genealogia si parla di lingue isolate. Il basco, parlato nel nord della penisola iberica e nel sud-ovest della Francia, ad esempio, è una lingua isolata poiché non è riconducibile a nessuna delle famiglie linguistiche esistenti. Si tratta di una lingua paleo-europea, parlata cioè prima dell’arrivo delle lingue indoeuropee e da essa indipendente, forse imparentata con la lingua aquitana.

La lingua dei Vasconi

La mano di Irulegi, ritrovata nel giugno del 2021 nel sito archeologico situato in cima al monte Irulegi, nella regione della Navarra, nel nord della Spagna, rappresenterebbe la più antica testimonianza scritta in lingua basca o meglio proto-basca.

Questa regione, che comprende la valle del fiume Ebro fino ai Pirenei, era abitata dalla popolazione dei Vasconi, scarsamente romanizzata, e il villaggio presso il quale è stato rinvenuto il manufatto fu abbandonato all’inizio del I secolo a.C. dopo l’attacco da parte dell’esercito romano, durante la guerra sertoriana (83-72 a.C.).

Il ritrovamento della mano ha aperto un dibattito sulla lingua e sullo sviluppo della scrittura di questa tribù poiché l’iscrizione di Irulegi costituisce il primo esempio di epigrafia vasconica e ha permesso di capire che i Vasconi fossero effettivamente alfabetizzati; fino a pochi anni fa si credeva, infatti, che essi utilizzassero la scrittura solo per ragioni meramente pratiche, come quelle legate al conio delle monete.

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Un amuleto apotropaico

Della scoperta e del lavoro di decifrazione ce ne parla l’articolo “Un’iscrizione vasconica su una mano di bronzo: scrittura e ritualità nell’insediamento Irulegi dell’età del Ferro nella valle dell’Ebro”, pubblicato online il 20 febbraio 2024 da Cambridge University Press e tratto dalla rivista Antiquity, Volume 98, Issue 397.

L’iscrizione consta di cinque parole per un totale di quaranta caratteri – di dimensioni diverse- distribuiti su quattro righe che devono essere lette posizionando la mano con le dita rivolte verso il basso. Si tratterebbe di un oggetto con funzione apotropaica, utile ad allontanare il male e malocchio, una sorta di portafortuna, come suggerisce la prima parola dell’iscrizione:”sorioneku” o “sorioneke” (nella versione sgraffito) significa “buona fortuna” e corrisponde al basco moderno “zorioneko”, formato da zori (= fortuna) e (h)on (= buono).

Per quanto concerne il resto dell’iscrizione, interpretabile come una dedica a una divinità, il secondo rigo resta essenzialmente oscuro; vi sarebbero, poi, un’indicazione toponomastica al rigo tre (“oTiŕtan”) e un verbo alla fine (“eŕaukon”).

La scritta non è stata ancora completamente decifrata, ma l’avanzare degli studi linguistici e archeologici rivelerà certamente preziose informazioni sulle origini del basco moderno.

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