Cosa penserebbe Aristotele del Regista Alfred Hitchcock: ce lo spiega il filosofo Andrea Sani

L’affinità tra il filosofo antico Aristotele e il famoso sceneggiatore Alfred Hitchcock è riscontrabile in quella che è la funzione dell’arte poetica aristotelica e ciò che il famoso regista intendeva per cinema. Il filosofo Andrea Sani ci dimostra come anche ad un filosofo antico come Aristotele sarebbero piaciuti i film di Hitchcock.

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Quello che fanno i film, spesso, è rappresentare una determinata visione del mondo, costruito su di una filosofia implicita che può essere ricondotta, direttamente o indirettamente, al pensiero dei principali filosofi.

Aristotele e la funzione della poetica

Aristotele in uno dei sui trattati riguardanti la divisione delle scienze (Metafisica VI), definisce la poetica come lo studio di quel particolare tratto distintivo della natura umana, ossia l’imitazione. Troviamo dapprima una distinzione tra i due generi fondamentali di questa: la commedia e la tragedia. Lo stagirita afferma che tutte le arti poetiche non sono altro che una sorta di imitazione o rappresentazione. Questi aspetti infatti sono connaturati all’essere umano, e sono alla base del suo apprendimento infantile. Una sorta di insegnamento legato al riconoscimento di se stessi in altro. Più specificatamente, la poetica (e in special modo la tragedia) permette una catarsi dell’uomo, infatti attraverso la visione di azioni che suscitano paura e pietà è possibile, secondo il filosofo, “sfogarle” dal nostro animo, attuando così un processo di purificazione.

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Hitchcock e la catarsi nel cinema

Alfred Hitchcock interpretava il film come ciò che doveva trasportare il pubblico nell’azione. Il regista deve saper suscitare sentimenti e tenere incollato lo spettatore allo schermo. Vediamo uno dei suoi più celebri capolavori. Nel film “Psycho” vediamo come ciò che ci viene presentato all’inizio della pellicola come il tema principale (la donna che scappa con i soldi della banca) non sia altro che un pretesto per cogliere di sorpresa lo spettatore, creando questo gioco tra suspense e sorpresa che tiene vivo l’interesse dello spettatore.

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L’aspetto purificatore del cinema

Vediamo quindi qual è l’aspetto che accomuna due autori così lontani nel tempo: l’impiego della naturale propensione dell’uomo all’immedesimazione. Che si parli di tragedia greca o Cinema contemporaneo l’aspetto fondamentale è l’effetto sullo spettatore. Come Aristotele, anche Alfred Hitchcock credeva in un’azione catartica della cinematografia. Lo spettatore, nonché il regista, hanno la possibilità di sublimare i propri sentimenti negativi, come paura e ansia, senza però correre il pericolo di metterli in atto.

                                                                                                                                                                  Daniele Giraldo

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