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Cosa hanno in comune la Ferrari e la longitudine? Due geni che hanno contribuito alla loro evoluzione

Ieri il nostro Charles ha ottenuto una settimana piazza a tratti deludente, ma che denota un lieve miglioramento aereodinamico

Ieri, al Nurburgring, Charles Leclerc ha centrato la zona punti con una SF1000 migliorata ma ancora lontana anni luce dalla sua versione 2019, la SF90. Nel giorno in cui Hamilton raggiunge Michael Schumacher, la Ferrari è ancora in cerca della perfezione. Così come John Harrison ci mise ben 40 anni (dal 1735 al 1776) per vincere quel priemio tanto ambito della Royal Society e mettere a punto il miglior orologio per il calcolo della longitudine che si potesse desiderate.

Charles Leclerc e la Ferrari a caccia della perfezione

Erano sogni di gloria quelli di sabato, con la seconda fila e una Ferrarai che sembrava ritrovata. Una speranza che aveva riacceso la passione dei tifosi. Ma purtroppo il sogno è durato poco, infatti domenica il risultato tanto sperato non è arricato: Charles e la Ferrari purtroppo hanno agguantato solo un 7 posto. Un risultato buono si, se solo non si trattasse di Leclerc e della Ferrari che lo scorso anno hanno fatto sognare tutti. I miglioramenti ci sono stati a livello aereodinamico e le modifiche sul fondo hanno portato stabilità ma abbiamo ancora una macchina troppo lontana dal coronare il sogno di Charles e di tutti noi ferraristi: il ritorno del titolo a Maranello. Soprattutto ora che Lewis Hamilton ha strappato il primato delle vittorie a Michael Schumacher, raggiunto proprio con il Cavallino Rampante. VOI, se ancora rifate, credete al ritorno del titolo in casa Ferrari?

La scoperta della longitudine

Nel 1996 esce in Italia il libro della divulgative scientifica Dava Sobel Longitudine. La vera storia della scoperta avventurosa che ha cambiato l’arte della navigazione. Nel testo la Sobel ci racconta di come sia stato difficile e faticoso risolvere il dilemma del calcolo della longitudine. Ci provarono tutti, ma davvero tutti, ma solo uno ci riuscì John Harrison. Il nostro caro orologiaio inglese ci mise ben 40 anni a raggiungere quel tanto agoniato premio messo in palio dalla Royal Society, ma non mollò mai, nemmeno quando aveva tutti contro. Harrison costruì ben 5 orologi (H1., H2, H3, H4, H5) per il calcolo della longitudine ancora oggi visibili e ancora perfettamente funzionanti presso il National Maritime Museum di Greenwich. Così come Charles, anche Harrison ha cercato la perfezione per lasciare il suo nome scritto negli annali della storia della scienza mondiale. Pensate solo a questo, il dilemma fu posto anche a Newton, Galileo e Cassini e nessuno dei tre riuscì nell’impresa. È bello credere nei sogni e soprattutto in noi stessi. Ma se questa storia vi incuriosisce, comprate il libro e non ve ne pentirete.

Il pensiero alla base dell’innovazione scientifica.

Vi chiedere che cosa c’entra la filosofia con la longitudine e con la Ferrari, ma non riuscirete a darvi risposte concrete. Ecco io ora cerco di togliervi qualche dubbio. L’innovazione scientifica, lo sviluppo di queste due macchine hanno alla base un’idea, una mente che ha ragionato e ha fatto sì che ci siamo evoluti e la tecnoglia abbia raggiunto sempre di più la perfezione. La fosofia della scienza è tutti i suoi movimenti hanno in qualche modo influenzato questo magnifico mondo che è la scoperta. La scoperta è caratterizzata dalla curiositas e dalla meraviglia che sono alla base anche della filosofia. Ed ecco il cerchio che si chiude, perché tutto è pensiero, tutto è pensato e poi costruito. Pensare ci rende indipendenti e liberi di essere chi siamo e costruire ciò che vogliamo. Per tutto il resto esiste Google.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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