Se Chateuabriand avesse scritto ”Game of Thrones”, Cersei si sarebbe chiusa in convento e Jaime esiliato volontariamente a Essos.

L’incesto è un tema tabù da secoli. A ricordarcelo è Chateaubriand che nel suo ”René” delinea una co-protagonista che rifugge da questo sentimento in ogni modo possibile. Come reagirebbe lo stesso autore davanti a Cersei e Jaime?
”Game of Thrones” o ”Game of Siblings?”
Come disse una volta il Manzoni: ”ogni uomo è figlio del suo tempo”. Ovviamente, tanto vale anche per le opere di fantasia. Il contesto in cui nascono, la società che le circonda, i tabù della propria epoca… tutte variabili che influenzano notevolmente la loro versione finale. Si può avere un autore del cinquecento inglese che segue strettamente le regole del petrarchismo, o un altro che invece le rifugge, creando uno scandalo poetico che di questi tempi non sarebbe altro che un modo di espressione del tutto normale. Le lotte che per un’epoca sono rivoluzionarie, per un’altra sono date per scontate. Le regole che dovevano essere seguite diventano solo un lontano ricordo.
Per esempio, se George R.R. Martin fosse vissuto un paio di secoli fa, probabilmente il suo famoso ”Trono di Spade” non sarebbe potuto essere così esplicito. È vero che i Romantici erano innovatori, ma non esageriamo. Si pensi per esempio al tema dell’incesto. Essendo un argomento strettamente legato all’intimità umana, è vecchio come il mondo. E una sua caratteristica è quella di essere praticamente sempre stato circondato da quel velo di tabù sacrilego.
Cersei e Jaime in effetti sono totalmente consci che quello che stanno facendo non è troppo da pubblicizzare, ma lo fanno ugualmente. Anzi, anche se Jaime tende più volte ad allontanarsi dalla sorella, Cersei lotterà sempre per la loro relazione. Non si tira mai indietro di fronte a lui, giustifica il loro rapporto dicendo che, in fondo, quella era stata una regola per tutti i Targaryen saliti al trono prima di lei.
René di Chateaubriand: una reazione un po’ diversa
Cersei è determinata, decisa a non cedere alla morale. Non le importa dell’opinione degli altri, ha fatto la sua scelta e ne rimane convinta fino alla fine. Diverso accade in ”René”, un’opera dello scrittore francese Chateaubriand. L’autore pubblica il suo romanzo per la prima volta nel 1802. Sicuramente un tempo ben diverso, ma anche un autore molto differente.
Nel suo romanzo il protagonista è René, un eroe romantico: legato al contatto con la natura, sua confidente, contraddistinto da un’azione più cerebrale che fisica, regno di opposti e ossimori. René disprezza il mondo, guidato dalle sue travolgenti passioni, e cerca di discostarsene più che può. L’unica sua ancora di salvezza è Amélie, la sorella, l’unica con cui René si sentiva se stesso. Improvvisamente Amélie però si fa sempre più fredda, fino a fuggire letteralmente da René.
La ragazza si è infatti innamorata del fratello. Se Cersei non si lascia influenzare dalla morale, Amélie vive malissimo questa situazione e si nasconde in un convento, decidendo di prendere i voti e di dedicarsi anima e corpo al prossimo per espiare il suo peccato. Una reazione completamente opposta a quella della protagonista di Game of Thrones insomma.

Moralità o sentimento?
Chateaubriand decide di fare questa scelta perché era fermamente convinto che la religione fosse l’unico modo per salvare l’uomo. Amélie combatte i sentimenti e fa vincere la morale cristiana, cosa che invece René non impara a fare fino alla fine del romanzo, e per questo viene ammonito dall’amico a cui racconta la storia della sua vita. Da Romantico quale è, il protagonista mette le sue passioni davanti a tutto, non rendendosi conto che il vero dolore per cui valeva la pena soffrire non era il suo ”male di vivere” tipico dell’epoca, ma la sofferenza della sorella, che René non era stato in grado di comprendere. Se il protagonista si fosse prestato di più alla religione, avrebbe compreso di non essere superiore agli altri, ma solo un uomo tra gli uomini. Solo capendo questo René avrebbe finalmente potuto essere felice.
Questo discorso riporta a galla l’antica lotta tra moralità e sentimento. Cersei è decisamente, un po’ come René stesso, rappresentante della seconda fazione; Amélie della prima. Su argomenti in cui la legalità o il senso civico, a cui spesso ci si aggrappa per trovare una soluzione a un problema, sono inesistenti, è talvolta difficile prendere una decisione sul da farsi.
Senza cadere nell’eccesso di Amélie del chiudersi in convento, o in quello di Cersei di scaraventare un ragazzino giù da una torre, come ci si dovrebbe comportare davanti a un dilemma dove ci si ritrova a scegliere tra cosa si vorrebbe fare e cosa si dovrebbe fare?