Cosa accade ad un individuo privato di contatti sociali? Il film “Il ragazzo selvaggio” ce lo spiega

Molto più spesso si sente parlare degli effetti che la società ha su un individuo, di quanto ne sia influenzato sotto ogni aspetto. E se accadesse il contrario? Se un individuo fosse tanto isolato dalla società da non conoscerne nemmeno l’esistenza?

Nel 1798, in Francia, nei boschi dell’Aveyron, venne ritrovato un bambino di 12 anni che nient’altro aveva fatto nei suo pochi anni di vita a parte vivere nei boschi in totale isolamento. Il caso ormai noto del ragazzo selvaggio, all’epoca, accese fervente dibattito poiché, agli occhi di sociologi, filosofi e naturalisti, questo era il caso ideale per studiare quale ruolo gioca la società nello sviluppo dell’uomo.

Il film

Il caso del ragazzo selvaggio dell’Aveyron, dopo essere stato preso in carico dal medico e pedagogista Jean Itard, è diventato un film diretto e interpretato da François Truffaut e basato sugli scritti e sugli esperimenti del medico Itard.

Dal film, sin da subito appare evidente come il ragazzo nudo, sudicio e repulsivo, abbia dei comportamenti incompatibili con il resto del villaggio nel quale viene accolto. Graffia, morde e ringhia come unico mezzo di comunicazione. Dopo l’osservazione di vari psichiatri, al ragazzo Victor, viene diagnosticato un irrecuperabile ritardo mentale . Solo il medico Itard, rifiutando la tesi dei colleghi, prende il ragazzo in carico sperando in un’adeguata rieducazione agli schemi sociali. Il medico francese riteneva che il giovane fosse costituzionalmente sano e che la sua grave forma di mutismo e di ritardo non fossero il sintomo di una patologia, ma solo il risultato del totale isolamento in cui era vissuto negli anni decisivi dell’apprendimento. Con l’esperienza del medico Itard, ma in particolare con Piaget dopo, si arrivò a pensare che la natura umana non fosse un punto d’inizio, bensì un punto di arrivo che si fa strada attraverso un complesso processo di sviluppo, di crescita e di interazione con gli altri.

scena tratta dal film di Truffaut

Il programma educativo

Nel suo libro, Jean Itard, illustrò passo per passo quali fosse il programma della rieducazione di Victor. In primo luogo, il medico sperava di conseguire 5 obbiettivi fondamentali :

  1.  Interessare Victor alla vita sociale;
  2.  Risvegliare la sua sensibilità nervosa;
  3.  Estendere la sfera delle sue idee;
  4.  Insegnargli a parlare;
  5.  Esercitare le sue facoltà mentali.

Itard si rese subito conto che il bambino non era sordo come si pensava: sebbene risultasse indifferente ai suoni della lingua, prestava attenzione ad altri tipi di suoni, come il rumore prodotto dallo schiacciamento di una noce o dalla caduta di una pigna, suoni che riconosceva in quanto parte della sua esperienza. Una volta esposto ai suoni linguistici, il ragazzo iniziò, gradualmente ad essere sensibile anche ad essi. Da qui, il medico continuò ad allenare i cinque sensi di Victor, cercando di inserirgli gradualmente i segni istituzionali della lingua per indirizzarlo sempre di più verso la formazione di un uomo civile.

Quello stato di natura del ragazzo, alla fine, gli impedì di raggiungere significativi obbiettivi. Da sottolineare però, che, vista la condizione di partenza di Victor e la condizione finale raggiunta, il lungo e complesso programma rieducativo di Itard non fu totalmente vano. Dopo un certo periodo di tempo, Victor infatti, imparò a vestirsi da solo, a tenersi pulito, ad apparecchiare la tavola con il piatto e le stoviglie; ma non riuscì in alcun modo a parlare, ad esprimere i suoi desideri e non mostrò mai attaccamento per le persone che lo accudivano.

E così, Jean Itard, lasciò un segno indelebile nel dibattito sull’influenza dei fattori sociali nella formazione dell’essere umano.

 

Il riscontro finale

Il caso di Victor dimostra che l’ambito di tutto quello che nell’uomo è puramente naturale, non comprende le facoltà come il pensiero e il linguaggio, le quali, dunque, non sono abilità originarie dell’uomo, non fanno parte della sua costituzione naturale, ma sono il frutto delle abitudini acquisite nel corso della sua educazione. L’apprendimento del linguaggio verbale sembrava impossibile per il ragazzo, ma nonostante ciò riusciva perfettamente a comunicare con Itard attraverso il linguaggio gestuale.

La realtà così difficile di Victor dimostra che non esiste una natura umana che prescinde dalla cultura, poiché la nostra mente non riesce ad organizzare l’esperienza e a governare il comportamento senza la guida offerta dai sistemi simbolici significanti, il cui apprendimento dipende dall’essere inseriti in un contesto sociale e culturale.

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