Il concetto di “ideale” rimanda a un modello astratto e irreale, solitamente frutto delle tendenze del momento, a cui gli individui aspirano nel tentativo di ottenere maggiore accettazione e consenso sociale.

L’essere umano è costantemente sottoposto alla visione di figure esemplari che lo inducono a ricercare costantemente una propria corrispondenza con esse. I fenomeni mediatici attuali sono tra le cause principali di diverse forme di disagio derivate dal confronto con un’immagine, ma la raffigurazione di corpi prototipici ha origini più antiche.
Il corpo umano nella Grecia Antica
Gli ideali di bellezza odierni sono fortemente influenzati da dinamiche sociali che pongono le proprie radici nel passato. A partire dalle sculture della Grecia Antica, il nudo umano ha sempre rimandato alla forza, alla virilità e alle virtù eroiche. L’anatomia umana possente e vigorosa rappresentata nelle opere artistiche è frutto dell’ideale neoplatonico di attribuire un nesso tra bellezza e bontà: l’eroismo non è solo uno status temporaneo del soggetto ma è ciò che incarna il modus vivendi ideale dell’uomo dell’epoca.

Dagli ideali eroici al “Complesso di Adone”
Nel corso della storia il confronto con figure esemplari ha subito diverse metamorfosi, ma la tradizione greca risulta essere uno dei punti di riferimento principali: in Psicologia è stato coniato il concetto di “Complesso di Adone” in riferimento al personaggio della mitologia greca rappresentante il canone della bellezza maschile come perfezione fisica nelle forma estetica. Questo complesso rimanda a una forma di disturbo alimentare, la bigoressia (dall’inglese “big: grande” e dal latino “orex: appetito”), derivante da una percezione distorta del proprio corpo, in funzione del raggiungimento di un ideale di bellezza puramente estetica. Se da una parte le pressioni sociali odierne impongono al genere femminile un corpo magro, caratterizzato dalla canonica forma a clessidra, in funzione del quale oggi è particolarmente diffuso tra le adolescenti il disturbo alimentare dell’anoressia, dall’altra parte all’uomo viene richiesto un corpo più muscoloso, più virile, fino a oltrepassare gli ideali richiesti. Ciò che avviene nel soggetto che soffre di questo disturbo è un’alterazione della percezione del proprio sé che impone una visione “troppo magra” del proprio corpo. L’uomo che soffre di bigoressia prova un senso di inadeguatezza ed esclusione rispetto ai propri pari, ansia di non mangiare a sufficienza per raggiungere il peso forma ideale e tendenza ad assumere autonomamente integratori proteici che garantiscano il mantenimento del tono muscolare, ignorando gli eventuali rischi correlati a questo consumo. Questo comportamento patologico può portare a disturbi depressivi, a stati di annichilimento e angoscia e difficoltà nei rapporti sociali, divenendo un condizionamento deleterio per la salute psicofisica dell’uomo.
Indifferenza rispetto al fenomeno
Oggigiorno appare preoccupante l’indifferenza dinnanzi a queste tematiche sociali spesso trascurate. L’eccessiva attenzione che si pone su immagini raffiguranti corpi idilliaci è nociva per entrambi i generi sessuali, sebbene le due manifestazioni dello stesso disagio siano diametralmente opposte. L’aspirazione a degli ideali ha accompagnato di pari passo l’uomo nel corso della sua evoluzione fino ad arrivare a un punto di saturazione tale da non consentire all’individuo di discernere il bello dal malsano. Le aspettative socialmente condivise si riversano sul genere maschile richiedendo determinate prestazioni fisiche e comportamentali e ignorando quanto queste pressioni possano influire su individui insicuri, vulnerabili o che non corrispondono agli stigmi pubblicamente riconosciuti.