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Coronavirus e Voltaire: il leggero filo oscuro che li lega tra loro

Coronavirus e Voltaire: il leggero filo oscuro che li lega tra loro

Il covid-19 ormai si è insinuato, ma ogni epoca ha avuto la sua piaga e sicuramente Voltaire ci può raccontare il terremoto di Lisbona del 1755

Il coronavirus ormai è diventato parte integrante della nostra vita come se facesse parte della nostra famiglia, anche se elemento di disturbo e soprattutto INDESIDERATO. Come ogni epoca vuole, ognuna ha la sua catastrofe e il nostro filosofo Voltaire è testimone di una strage che tutti possiamo capire perché bpiaga che distrugge anche il nostro territorio: il terremoto, in particolare quello di Lisbona del 1755.

Il covid-19 e la sua permanenza nel mondo, un virus oscuro

Il Coronavirus è un virus appartenente alla famiglia dei virus respiratori e prende il nome dalla sua forma che ricorda quella di una corona. Ma cosa sappiamo davvero di questo nemico oscuro e invisibile? Il 31 dicembre 2019 le autorità sanitarie cinesi hanno reso noto la presenza di un focolaio di polmonite con provenienza sconosciuta nella città di Wuhan in Cina. Da quanto raccolto si pensa che le persone colpite dal virus abbiano contratto il virus al Wuhan’s South China Seafood City market, il mercato all’ingrosso del pesce della città, pochi giorni dopo il 9 gennaio si conferma la trasmissione del virus da animali a persone. Queste sono le primissime info che avemmo ormai mesi fa dalla Cina, prima che scoppiasse la pandemia. I veicoli di contagio e la loro trasmissione ormai sono noti, le vie della prevenzione anche, ma purtroppo non conosciamo la cura per questa disastrosa malattia polmonare. Di “lui” non sappiamo molto, conosciamo solo cose base come la sua somiglianza al MERS e alla SARS; trasmesso per vie aeree e altamente contagioso, un nemico invisibile un po’ come il terremoto che ha sempre sconvolto la storia dell’umanità.

Il terremoto di Lisbona e l’illuminismo oscuro di Voltaire

Che cosa possiamo imparare da Voltaire e da un terremoto in questa emergenza? Bhe il filosofo francese a noi può aiutare a fare diventare questo disastro in un tonico per l’intelligenza e un richiamo alla virile accettazione della realtà; lui stesso fu protago ista di un cataclisma e ne rimase sconvolto: il terremoto di Lisbona che nel 1755 provocò vittime e macerie non solo in Europa ma, altresì, in Africa (nel regno di Fez).  Il terribile evento ispirò al filosofo un poema di struggente bellezza, Le désastre de Lisbonne (1756) che più di altri scritti, ci fa una panoramica sulla sua visione del mondo, della natura, degli uomini, di Dio. Voltaire stesso ne rimase così traumatizzato che da dedicarci addirittura due opere e qualche altro cenno: il Poema sul disastro di Lisbona, il Poema sulla legge naturale (scritto precedentemente ma rivisto e allegato al primo) e alcuni capitoli del Candido. Come possiamo ben capire il terremoto influenzò talmente tanto l’epoca che addirittura nacque la corrente della filosofia del disastro sulla quale dibatterono molti autori dell’epoca. Il carattere apparentemente arbitrario con cui persone furono risparmiate o uccise dal terremoto fu utilizzato da Voltaire per screditare il concetto di “miglior mondo possibile”, espresso dal filosofo tedesco Gottfried Leibniz. Come scrisse Theodor Adorno, “Il terremoto di Lisbona, fu sufficiente per guarire Voltaire dalla teodicea leibniziana”. Di sicuro è una lettura altamente consigliata e per questo, per farvi incuriosire ancora di più vi lascio questa citazione: «La natura è muta e la s’interroga invano/ si ha bisogno di un Dio che parli al genere umano/ Solo lui può spiegare il suo disegno/ consolare il debole, illuminare l’ingegno». E a pensarci sta bene in ogni momento di sconforto no?

Il terremoto di Lisbona del 1755: alcuni cenni storici

Il 1º novembre del 1755 si verificò un violento terremoto con epicentro sotto l’Oceano Atlantico ad alcune decine di chilometri a sud-sudovest di Lisbona. Il terremoto causò tra i 60.000 e i 90.000 morti, su una popolazione stimata di 275.000 abitanti. In Marocco vi furono altri 10.000 morti. Le scosse, della durata di circa 6 minuti, provocarono il maremoto nella stessa Lisbona. Il mare si ritirò lasciando il molo e la riva a secco, con tutte le navi e le barche che vi erano ormeggiate, quindi un’onda di 15 metri si abbatté sulla città. All’interno del paese le scosse causarono frane sui monti Arrábida, Serra da Estrela, Julio, Serra do Marão e Sinatra. Il sisma interessò complessivamente un’area di 10 milioni di km2 e raggiunse una magnitudo tra gli 8,5 e i 8,7 della scala Richter. Nei luoghi in cui le scosse non furono avvertite, i suoi effetti si manifestarono sotto le acque. Colpì gran parte dell’Europa, dell’Africa e dell’America, ma provocò i maggiori danni nella zona sud-occidentale del Vecchio Continente. Nella sola Lisbona si stima che sia deceduto nell’evento tra il 25 e il 30% della popolazione. Il sisma interessò buona parte dell’Europa, del Nordafrica e Funchal, nell’isola di Madera. Le scosse furono percepite anche nei Paesi Bassi, in Svizzera, in Italia e in Corsica, ma anche alle Antille e alle Barbados. In Africa fu avvertito quasi con la stessa violenza che in Europa. La città di Algeri fu in gran parte distrutta. In Marocco, molte abitazioni crollarono a Fez e a Meknès, e molti furono coloro che perirono sotto le rovine. Anche Marrakech subì le stesse devastazioni.

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