Coraggio e potere rinchiusi in una mitica spada: Rolando e Inuyasha paladini dell’umanità

Tanto il protagonista della Chanson de Roland quanto quello dell’anime omonimo Inuyasha hanno in comune il possedere una spada che sprigiona il suo potere solo se il suo proprietario deve salvare delle vite.

La Chason de Roland è un racconto medievale che narra le gesta del cavaliere Rolando (o Orlando) durante la battaglia di Roncisvalle, mentre Inuyasha, prima di essere un noto anime, nasce come un manga shonen (cioè principalmente indirizzato ad un pubblico maschile) pubblicato in Giappone dal 1996 al 2008. I due protagonisti hanno in comune il fatto di possedere un’arma particolare, una spada per la precisione, che ha poteri particolari solo nel caso in cui serve a salvare le vite. Nel caso di Roland, Durlindana incarna lo stereotipo della spada del cavaliere, legata alla vita e alle gesta dell’eroe, tanto da scomparire in un lago alla morte di Rolando. Tessaiga, allo stesso modo, si attiva solo quando Inuyasha deve salvare delle vite (umane).

 

Inuyasha, mezzo demone con una spada che protegge gli umani

Senza fare spoiler, nel caso in cui uno volesse guardarsi l’anime o leggere il manga o ancora non avesse mai sentito parlare di Inuyasha, la storia è incentrata sulla vita del mezzo demone cane omonimo, il quale (almeno nella prima serie animata e nei primi volumi del manga) cerca in tutti i modi di diventare un demone intero. Durante un’avventura insieme a Kagome che è, sempre senza voler rivelare troppo, la ragazza in uniforme scolastica che si vede sulle locandine della serie o sulle copertine dei fumetti, egli scopre che suo padre, un potente demone cane, gli ha lasciato in eredità Tessaiga, una spada i cui poteri (a dire il vero anche piuttosto grandi) si attivano solo nel caso in cui Inuyasha intenda proteggere o Kagome, o un qualsiasi altro essere umano. Non merita davvero rivelare tutto lo sviluppo della storia, dal momento che tanto il manga quanto l’anime sono fatti davvero molto bene da questo punto di vista ed è un peccato rovinare i coups de théatre pensati dall’autrice, il punto in questo caso è che un eroe tragico contemporaneo (perché anche i fumetti rientrano nel canone della letteratura contemporanea) possiede una spada particolare, la cui storia si riallaccia a quella delle tante spade presenti nei cicli epici europei, in particolare in quelli epico – cavallereschi.

 

Roland e Durlindana

I cicli epici europei che fanno riferimento a un rapporto particolare tra protagonista – eroe e la sua arma nascono nel medioevo. L’epica antica non lega l’eroe alla sua arma, ma parte da un’idea diversa, in cui al centro ci sono le gesta dell’eroe che trova sì un’arma particolare (come lo scudo di Achille o la freccia di Paride) ma è o un dono di una divinità, oppure è un’arma momentanea, donata in un preciso momento per una precisa impresa o occasione. Al contrario, nel Medioevo, i cavalieri danno un nome alla propria arma, la quale li accompagnerà per tutta la loro vita. Il nome dava uno status particolare alla spada, stava a significare che essa non era più un’arma qualunque ma era L’arma con la L maiuscola. Dare il nome alle cose voleva dire umanizzarle, legarle al mondo umano, dare loro un’anima e possiamo facilmente immaginare quanto il tema dell’anima fosse caro al mondo medievale. Rolando diventa quindi legato a doppio filo alla sua spada e nel compiere le sue gesta eroiche, perfino la sua morte, egli si rivolge a Durlindana come sua fedele compagna, come colei che lo aiuta a proteggere il mondo cristiano dagli orribili mori infedeli, che lo aiuta a sconfiggere il male. Tanto che al momento della sua morte, la spada, per evitare di cadere in mano nemiche, finisce in un lago (secondo alcune versioni, secondo altre il cavaliere stesso la protegge con il proprio corpo dopo aver tentato invano di spezzarla)

 

Spade epiche a mille anni di distanza

Il fenomeno culturale delle spade, dunque, si può ricollegare non solo a Inuyasha e Tessaiga o a Roland e Durlindana. Certo, il collegamento tra questi due personaggi è emblematico per la distanza tra le due storie, non solo temporale ma anche geografica. Il Giappone non ha vissuto quello che noi chiamiamo Medioevo, anche se l’anime è ambientato nell’epoca Sengoku, che assomiglia vagamente a quello che noi comunemente intendiamo come periodo medievale (cioè ricco di superstizioni, dove si credeva che ci fossero la magia e i demoni, gli angeli, i santi e i miracoli, poca tecnologia, le persone povere etc). Il fatto che in due emisferi vi sia lo stesso concetto di arma cavaliere è quanto mai interessante e sarebbe certamente da indagare in maniera più approfondita, a dimostrazione che gli studi di Global History non sono ancora terminati e si possono avere ancora nuovi lidi da indagare.

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