Vis a Vis El Oasis, Pellico e Casanova: tre differenti visioni del carcere

Il carcere: luogo di imbrogli e intrighi, occasione per ritrovare la fede o ambiente da cui fuggire al più presto? I diversi racconti di Vis a Vis, Pellico e Casanova. 

Macarena e Zulema, le due protagoniste della serie (accademiadellascrittura.it)

I fan della serie TV Netflix ‘Vis a Vis’ attendono con impazienza l’uscita dello spinoff ‘El Oasis’ che occorrerà il 31 luglio di quest’anno. In quali avventure si destreggeranno questa volta le protagoniste della serie Macarena e Zulema?

Vis a Vis

Vis a Vis è una serie Tv spagnola prodotta per Antena 3. Dopo le prime due stagioni, nel 2017, Fox Spagna l’ha acquistata producendo la terza e la quarta stagione. La serie ha conseguito però l’indiscusso successo solo nel 2019 con la sua aggiunta su Netflix. Il clamore popolare ha condotto poi verso la realizzazione di una quinta stagione, in particolare dello spinoff ‘El Oasis’, che seguirà Macarena e Zulema nelle vicende che le vedranno protagoniste fuori dal penitenziario di Cruz del Norte.

Gli episodi raccontano le vite delle detenute rinchiuse all’interno dei carceri femminili Cruz di Spagna. La protagonista è Macarena Ferreiro, una ragazza ordinaria costretta al carcere a causa di alcuni crimini finanziari. Macarena, detta ‘Maca’, inizialmente spaesata e intimorita dall’ambiente di prigione, imparerà molto presto a guardarsi le spalle e a difendersi dai soprusi e dalle prepotenze delle nuove compagne. Il personaggio di Maca è quello che nello sviluppo della storia maggiormente matura e si fortifica caratterialmente. Apprenderà progressivamente a tenere testa alle altre detenute e a non essere vittima delle loro violenze, riuscirà inoltre a reggere il confronto con la detenuta più spietata, Zulema Zahir, arrivando, a dispetto dell’odio iniziale, ad instaurare con lei un rapporto di forte rispetto reciproco.

Vis a vis è un thriller drammatico nel quale i destini dei personaggi e le loro storie si intersecano e costruiscono un fitto reticolato. La trama della serie diviene così ricca ed avvincente, numerosi sono i colpi di scena ed i rovesciamenti di medaglia. Ma come viene descritto il carcere? L’esperienza di prigione in Vis a Vis, ed in particolare per Macarena, fornisce un’occasione di crescita personale, una possibilità di temprare la propria indole. Il carcere viene infatti presentato come un luogo crudo, un terreno di ingiustizie reso ostile sia dagli imbrogli delle detenute che dalle incoerenze del sistema del penitenziario. Le prigioniere si trovano spesso a doversi salvaguardare dalle stesse guardie o dal sinistro personale del carcere, come nel caso del viscido medico Carlos Sandoval.

 

Scena dallo spinoff della serie (cominsoon.it)

Le mie prigioni di Silvio Pellico

Silvio Pellico è stato uno scrittore e patriota piemontese che ha vissuto il carcere in prima persona. L’esperienza lo ha sconvolto a tal punto da condurlo a comporre l’opera autobiografica ‘Le mie prigioni’. Egli, patriota e carbonaro, viene arrestato per cospirazione ed in un primo momento condannato a morte. Successivamente la pena verrà ridotta a 15 anni di lavori forzati presso il carcere dello Spielberg in Moravia. Nell’opera Pellico descrive esclusivamente il periodo detentivo, dunque, il tempo che intercorre tra il giorno dell’arresto a Milano, il 13 ottobre 1820, e il giorno del rientro a casa, il 17 settembre 1830. L’Autore ne ‘Le mie prigioni’ sottolinea l’asprezza del penitenziario austriaco e, in modo più ampio, si scaglia politicamente contro il governo asburgico. Metternich, ministro austriaco, arriverà ad affermare che il volume è “più dannoso per l’Austria di una battaglia persa“.

Aldilà dei riferimenti politici, Pellico si sofferma a lungo sull’aspetto psicologico che concerne l’esperienza di prigionia da lui vissuta. Egli subisce particolarmente la solitudine del carcere ma riesce in quegli anni a riscoprire la fede, presenza che sentirà sin dalla prima notte di reclusione.

Come Macarena riesce a recuperare il contatto con sé stessa, a conoscere quella parte forte e coraggiosa di sé che altrimenti non sarebbe mai emersa, ugualmente Pellico ritrova in carcere la propria fede, riuscendo a trarne sostegno in quegli anni difficoltosi.

Storie della mia fuga dai Piombi di Giacomo Casanova

Anche il piacente Giacomo Casanova, al cui nome è legata la figura aneddotica di proverbiale seduttore, si è visto costretto a trascorrere parte della propria vita in prigione. L’esempio di Casanova non rappresenta assolutamente un racconto tedioso innanzitutto poiché pare che egli sia stato imprigionato perché accusato di praticare scienze occulte e, in secondo luogo, perché è riuscito a porre fine alla propria pena detentiva con una clamorosa fuga di prigione. Non a caso l’Autore ha scelto di intitolare la propria autobiografia monografica ‘Storia della mia fuga dai Piombi’.

Nel luglio 1755 Giacomo Casanova inizia la sua prigionia presso il carcere di massima sicurezza dei Piombi a Venezia, così chiamato poiché le celle erano caratterizzate da un soffitto in piombo, apparentemente inviolabile. Però, a dispetto di ogni previsione, Casanova già nel 1756 si trovava su una gondola in fuga dalla prigione. Egli si era aperto un foro nel soffitto con l’aiuto di un compagno ed era così riuscito a liberarsi passando dal tetto del carcere. Quella di Casanova pare essere la “più celebre fuga penitenziaria nella storia europea“.

Ma l’Autore come vive l’esiguo tempo di reclusione? Nell’unica e sola speranza di uscirvi al più presto e nell’attesa di quel momento. Casanova stesso dichiara che il maggiore conforto per un detenuto è quello di mantenere vivida la speranza di uscire di prigione. Ma come sapere quando quel momento sarebbe sopraggiunto? Egli nell’opera  suggerisce di rifarsi a mezzi occulti e illustra il modo con cui, lui per primo, è riuscito a prevedere il momento della propria liberazione. Avrebbe aperto casualmente il volume dell’Orlando Furioso e tratto il responso facendo riferimento al numero del canto, della stanza e del verso risultato. Le indicazioni gli hanno suggerito che tra la fine di Ottobre e l’inizio di Novembre egli sarebbe stato fuori di prigione. Così sarà, Casanova dichiara di dovere il successo della propria fuga esclusivamente a questo atto superstizioso.

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