Contro l’abbattimento: l’Ecosofia di Naess ci racconta il nostro rapporto con la Natura

La filosofia ambientale di Naess ed il tutto organico in relazione alla convivenza con gli animali selvatici: come possiamo riscoprire il nostro ruolo nella Natura?

Fonte: Becca su Unsplash

Il problema degli animali selvaggi è ormai risaputo: dai cinghiali agli orsi, il discorso non è sicuramente nuovo. Più recentemente, anche i lupi hanno iniziato a popolare le pagine dei giornali, oltre che le città e numerose mete turistiche del Trentino, contribuendo all’insorgere della questione sull’abbattimento.

IL TRENTINO E LA GESTIONE PROBLEMATICA DEGLI ANIMALI SELVATICI

La cronaca racconta dell’uccisione di un cane a Folgaria, dove un branco di lupi avrebbe attaccato la bestiola. I forestali della Malga Seconde Poste, nella provincia autonoma di Trento avrebbero confermato il caso: il dibattito si è aperto. Da tempo, le autorità trentine si ritrovano a dover controllare casi simili e le critiche al modus operandi non sono mancate. Il caso che più ha allarmato gli abitanti – ed i turisti – è datato agosto 2020 quando, nei pressi della piccola cittadina di Andalo, un carabiniere è stato aggredito dall’ormai famoso orso M57.

In una recente puntata di “Mi Manda Rai 3”, condotto dal giornalista Federico Russo, è stato toccato più approfonditamente il discorso della cattura e della gestione degli animali selvatici. La soluzione trentina, è quella per cui gli orsi definiti come “pericolosi”, vengono catturati e costretti ad un regime di controllo – e prigionia – dove vengono tenuti sotto psicofarmaci. Sempre durante la puntata, si è parlato del trasferimento di alcuni di questi esemplari presso nazioni vicine alla nostra, dove gli animali possono vivere in più tranquillità e con più spazi, ma il dialogo rimane aperto.

Fonte: Zdeněk Macháček su Unsplash

PERCHÈ LA SOLUZIONE DELL’ABBATTIMENTO POTREBBE NON ESSERE QUELLA GIUSTA

Il caso del lupo, non è diverso: la convivenza con la natura selvaggia e la crescita del turismo di massa sono due trend che difficilmente riescono a coesistere. La soluzione che, spesso, viene proposta è quella dell’abbattimento, o della caccia controllata. In Italia, le associazioni animaliste hanno fatto appello al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ma la risposta non è stata una posizione incisiva. Quello a cui si auspica è un accordo che possa soddisfare entrambe le parti, allevatori che vedono i loro animali minacciati ed i predatori, i lupi.

La LIPU – “Lega Italiana Protezione Uccelli” – si è espressa contraria all’opzione dell’abbattimento: infatti, il ruolo del lupo nell’ecosistema deve essere motivo di riguardo da pratiche di questo genere. Il problema, quindi, dove sorge? Nella mancanza di un’adeguata cultura ambientale. Per la LIPU, così come per molti altri gruppi ambientalisti, la soluzione risiede nell’adottare dei comportamenti adeguati, nel prevenire il contatto troppo ravvicinato con l’uomo – questo per orsi, così come per lupi e cinghiali, e ricordare di non essere proprietari della Terra, ma ospiti.

L’ECOSOFIA DI NAESS E COME GESTIRE IL RAPPORTO CON LA NATURA

Così dice il filosofo Arne Naess:

“La Terra non appartiene all’uomo”.

Da questo spunto, può partire la riflessione anti-specista di molte associazioni pro-ambiente. Alla base della filosofia di Arne Naess c’è una visione del tutto innovativa del ruolo dell’uomo nel mondo naturale: quello di cui si parla è olismo e deep ecology. Per Naess, infatti, la Natura è come una grande rete, dove ogni nodo, collegato agli altri, permette a quest’ultima di crescere ed estendersi in lungo. In parole povere, la Natura di Naess siamo noi, tanto quanto lo sono tutti gli essere viventi e non che la abitano. Così, l’uomo dell’ “Ecosofia T” perde il suo ruolo di dominatore, e si unisce a questa “comunità” naturale dove ognuno è alla pari dell’altro.

Ancora:

“Nessun oggetto naturale è solo una risorsa”.

L’obiettivo? Quello di donare una cultura dell’ambiente che punti all’equilibrio fra le parti, che porti l’uomo all’agire buono (sì, quello di Kant; l’agire spassionato, che non funziona solo per il diritto). Nella deep ecology, il fondamento metafisico prova l’equità di tutte le parti: da questo, l’autore auspica un uomo che agisca a favore della Natura perchè se ne riconosce come partecipe e non come aguzzino.
Fonte articolo: Montagna.tv

 

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